Polemiche sul Decreto Rilancio, il Codacons: “E’ una truffa”

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Il Decreto Rilancio fa discutere: tasse troppo alte per i consumatori e  ricompense troppo esigue nella busta paga di medici e infermieri. 

Il Decreto Rilancio – che dovrebbe dettare le linee guida per la ripartenza del nostro Paese dopo l’emergenza Coronavirus – sta già facendo discutere. Sono finiti nell’occhio del mirino soprattutto due punti: l’incremento degli oneri di sistema per luce e gas; il conferimento di un premio ben poco consistente sullo stipendio di medici ed infermieri, in prima linea contro la pandemia. Il primo punto – riporta Qui Finanza – è una misura eccezionale volta a recuperare fondi per le categorie più colpite dall’emergenza e prevede tasse più alte su alcuni dei servizi fondamentali. L’emendamento del Decreto Rilancio, che porta la firma dei deputati Fausto Raciti (PD) e Teresa Manzo (Movimento 5 Stelle) ha scatenato la reazione di numerose associazioni per la difesa dei diritti dei consumatori, prima tra tutte Codacons che si è opposta parlando di una vera e propria truffa: “L’emendamento porterebbe gli italiani a pagare bollette più salate senza saperlo” spiegano i rappresentanti dell’associazione “Questo perché la misura vanifica l’effetto del ribasso sulle tariffe, dovuto al calo del prezzo del petrolio”. Secondo Codacons, sarebbe auspicabile piuttosto una riduzione degli oneri di sistema, dal momento che molte famiglie hanno subito riduzioni sul reddito e faticano ad onorare gli impegni fiscali. Marco Vignola dell’Unione Nazionale Consumatori si unisce alle critiche verso il Decreto Rilancio, parlando di un grave errore da parte del Governo Conte: “Giusto cercare fondi per le persone più colpite dalla crisi, errata la modalità. I consumatori sono già in difficoltà e molti non hanno nemmeno potuto riaprire le attività: dove trovano questi soldi?”

Alla dura opposizione da parte di Codacons e UNC all’emendamento sugli oneri fiscali, fanno eco le proteste di medici ed infermieri contro le esigue retribuzioni economiche previste per chi ha affrontato la pandemia in prima linea, spesso rischiando la vita senza le attrezzature necessarie. La polemica ruota attorno alla questione della tassazione e della retribuzione differente tra le varie categorie di operatori sanitari che hanno lavorato durante l’emergenza. Come spiega  TGCom24 tutti gli aventi diritto ad un risarcimento riceveranno la medesima cifra in busta paga, a prescindere dal loro stipendio e soprattutto dalle ore passate in reparti più esposti al Covid-19: “La dignità del personale sanitario è stata oltraggiata per l’ennesima volta” – tuona il rappresentante del sindacato Anaao Assomed “Bisogna istituire un piano per differenziare i risarcimenti, inaccettabile che non ci sia”. Inoltre, sempre secondo il sindacato, sono stati totalmente esclusi dal piano dei premi gli specializzandi. Per finire, ammonta a 300€ la cifra netta che potrebbe essere versata al fondo per le famiglie degli operatori sanitari morti durante la pandemia: tanti di loro hanno perso la vita nelle case di riposo, assistendo gli anziani colpiti dal virus. Proteste che fanno seguito al flash mob degli infermieri che sono scesi in piazza a Torino poche settimane fa per chiedere al Governo di non essere abbandonati ora che l’emergenza, pur non essendo ancora volta al capolinea, fa meno paura.

Fonte: Qui Finanza, TGCom24

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