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In privato anche gli altri magistrati si esprimono come mi sono espresso io, dice Palmara

ULTIMO AGGIORNAMENTO 14:47
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L’ex Presidente di Anm si è difeso nello studio di Giletti e ha parlato dell’indagine della Procura di Perugia che lo vede coinvolto, della Magistratura e delle intercettazioni pubblicate in questi giorni dai quotidiani. 

Palamara csm salvini

Luca Palamara, ex membro del Csm – e leader della corrente Unicost – dopo giorni di pubblicazioni delle intercettazioni raccolte nell’ambito dell’indagine della Procura di Perugia, che lo accusa di corruzione, è intervenuto in prima persona sulla vicenda che ha di fatto scosso dalle fondamenta la Magistratura italiana. Il giudice romano – attualmente sospeso – era già finito nel mirino degli inquirenti lo scorso anno, quando le intercettazioni rivelarono un suo ruolo di primissimo piano sulle pressioni fatte al Csm per le nomine delle maggiori Procure italiane. Vicenda che vide implicato l’ex Ministro dello Sport del Governo Gentiloni Luca Lotti, incontrato più volte da Palamara nei mesi in cui l’esponente Dem era indagato. Ospite di Massimo Giletti, negli studi di “Non è l’Arena”, su La7, Palamara ha dato la sua versione dei fatti della vicenda: “Ho commesso un doppio errore di valutazione: nella mia persona – non sapevo di essere indagato – e avevo sottovalutato la posizione e il ruolo di Lotti nella Procura di Roma”.

L’episodio ha fatto riemergere il problema delle correnti all’interno del Csm, tanto che il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha auspicato che il Parlamento si adoperi per una riforma della Giustizia. Ma il sistema correntizio – ovvero delle nomine spartite e decise da accordi tra i rappresentanti delle correnti all’interno del Csm – è un sistema che viene condannato da anni . ben prima di Palamara .  e a cui più o meno tutti i Governi succedutisi nell’ultimo decennio in Italia hanno promesso di mettere mano, senza però risultati. Ha spiegato Palamara: “Non l’ho inventato io, dire che io sono il male assoluto fa comodo a qualcuno. Il mio ruolo era quello di mediare tra le correnti. Io ho anticipato il Covid, chi ha attuato il distanziamento sociale con me si è salvato”

Palamara cerca di difendersi dalla accuse, nel tentativo di far scemare la figura – attribuitagli dalla Procura di Perugia e che emerge dalle intercettazioni – di egemone all’interno del Csm. Come aggiunge Fanpage, sul caso del magistrato Nino Di Matteo è chiaro: “È troppo facile dire che sia stato Luca Palamara a fermare Di Matteo. Il sistema delle correnti si accordò su nomi diversi, e quella decisione fu ratificata dal plenum”. Palamara lascia intendere – in una linea che ha tenuto per tutta l’intervista – che molti di coloro che con lui si accordarono non hanno ricevuto lo stesso trattamento e che – accomunare Palamara e correnti – non è la lettura giusta da dare ai fatti. Continua il giudice:Nel 2006 c’è stata una grande trasformazione nella magistratura che ha determinato la corsa al carrierismo sfrenato. E i posti in procura sono molto ambiti”. Palmara contesta l’ipotesi di nomine irregolari o comunque viziate dalla sua intercessione: “Nessun suk delle nomine o mercato. E’ stato il carrierismo sfrenato a portare a questa situazione. Oggi devo essere io a giustificare le 1000 nomine però se avessero messo il trojan ai miei colleghi avrebbero trovato gli stessi accordi fisiologici.”

Infine, l’ex Presidente di Anm è intervenuto sulla vicenda più scottante, rivelata dalle intercettazioni, ovvero l’attacco premeditato e studiato a Matteo Salvini, all’epoca dei fatti Ministro dell’Interno, sul caso della nave Diciotti. In una chat di magistrati Palamara scriveva che il leader leghista, pur avendo ragione sulle politiche di immigrazione, andava “fermato”. Alcuni giorni più tardi, scambiando messaggi con il magistrato Giovanni Legnini – già Sottosegretario del Governo Renzi e Gentiloni – si elaborò un’offensiva nei confronti dell’allora Capo del Viminale, sostenendo la validità dell’indagine della Procura di Agrigento di quei giorni. Palamara, a riguardo, ha dichiarato: “Non c’era la volontà di offendere Salvini”. Per il magistrato romano, lo scudo innalzato dalla Magistratura era soltanto volto alla difesa dei colleghi siciliani. Come aggiunge Il Giornale, dalle intercettazioni, si evidenzia un ruolo di primissimo piano di Palamara nell’offensiva a Salvini. In uno scambio di messaggi con Francesco Cananzi, attuale segretario generale Unicost – che si mostra titubante – Palamara sembra essere ben consapevole dell’obiettivo: “Ho timore a creare un martire ma un Ministro dell’Interno non può permettersi di dire a qualsiasi Procuratore della Repubblica quello che deve o non deve fare. A prescindere se il procuratore sbaglia o meno”. La nota con cui l’Anm si scaglia contro Salvini verrà pubblicata qualche giorno dopo, con la firma di tutta la Giunta esecutiva centrale. La soddisfazione di Palamara risulta evidente dai messaggi che scambia con Francesco Minisci, Presidente Anm, al quale scrive: “Bravo Ciccio. Bravissimo”. Oggi Palmara so giustifica così: “Quando l’intercettazione viene fuori è decontestualizzata. Nella comunicazione stringata si tende a strozzare i concetti. In effetti l’immigrazione è un tema sensibile all’interno della magistratura, c’è un attento dibattito politico. Il senso della frase era che i magistrati andavano tutelati comunque, la magistratura faceva quadrato intorno a se stessa, non c’era l’intento di offendere Salvini”,

 

Fonte: La7, Fanpage, Il Giornale

 

 

 

La7, Fanpage, Il Giornale