E dopo il Coronavirus potrebbe attenderci un’altra pandemia: quella dei tumori. Infatti, nel periodo dell’emergenza sanitaria, screening e cure sono state rimandate.

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L’emergenza Coronavirus ha messo, per mesi, in stand by non solo le attività commerciali e le nostre vite in generale ma anche diversi altri settori legati alle cure. Di conseguenza a pagare le spese di questa terribile infezione virale saranno non solo coloro che sono stati colpiti direttamente dal virus ma anche chi – per l’intasamento ospedaliero – non ha potuto eseguire screening, visite a titolo preventivo o seguire regolarmente le terapie. A spiegarlo è stato il professor Giuseppe Curigliano, direttore della Divisione nuovi farmaci allo Ieo di Milano. Curigliano – intervistato dal Corriere della Sera – ha spiegato che il Covid 19, seppur indirettamente, avrà pesanti ripercussioni anche sul cancro in quanto, in questi mesi, sono stati rimandati tutti i programmi di screening che hanno lo scopo di intercettare le neoplasie sul nascere. “Probabilmente, nei prossimi mesi, quando riprenderemo, ci troveremo di fronte ad un gran numero di casi in stato già avanzato. Casi, dunque, meno curabili e meno guaribili”. Inoltre l’esperto ha evidenziato che la presenza di un cancro rappresenta un ulteriore fattore di rischio che rende più grave l’infezione da Coronavirus. Per questa ragione è, ora più che mai, agire tempestivamente attraverso visite di controllo a scopo diagnostico e preventivo. Infatti – riporta la Repubblica – secondo i dati emersi dallo studio statunitense CCC19 e dallo studio internazionale TERAVOLT, un tumore in fase attiva e in trattamento con chemioterapia, è uno dei fattori che si associa ad un andamento peggiore del Covid 19. In particolare a pagare le spese più alte durante la pandemia di Covid sono stati i soggetti con tumore ai polmoni nei quali si è riscontrato un tasso di mortalità del 35% contro il 13% di quelli con altre neoplasie. Su un così più alto tasso di mortalità potrebbe aver inciso anche un altro fattore: solo l’8,3% dei pazienti con tumore ai polmoni ha avuto accesso alle terapie intensive rispetto al 26% deigli altri pazienti oncologici.

Curigliano mette in primo piano anche un’ altra esigenza che tocca in misura particolare il nostro Paese: è necessario un potenziamento territoriale di medici di medicina genarale. Questi ultimi, infatti, dovrebbero essere il primo contatto di un paziente che poi, se necessario, dovrà essere indirizzato verso uno specialista. Ma, anche nel corso di eventuali terapie, dovrà sempre essere il “family doctor” a seguire la persona affetta da tumore. Questo bisogno di medici legati al territorio si scontra con un altro grande problema: la carenza di medici in Italia. Solo negli ultimi 8 anni oltre 9000 medici sono fuggiti all’estero per mancanza di posti e stipendi troppo bassi. E il venir meno di personale qualificato lo abbiamo ben visto durante l’emergenza Covid quali disastrose conseguenze può produrre.

Fonte: Corriere della Sera, Repubblica

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