Sono sempre di più i medici che abbandonano l’Italia a causa di mancanza di posti e stipendi troppo bassi. Francia, Germania, Svizzera e Regno Unito i principali porti di approdo.

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In questi mesi di emergenza Coronavirus abbiamo forse capito che medici, infermieri e operatori sanitari in generale sono figure indispensabili. Li abbiamo più volte definiti “eroi” senza capire fino in fondo che, invece, sono esseri umani mossi da una passione smisurata per il loro lavoro. Abbiamo sentito medici lamentarsi per i ritmi senza sosta, i turni massacranti e la carenza di personale. E, dunque, sconvolge sapere che – riferisce l’Ansa – negli ultimi 8 anni sono stati oltre 9000 i medici fuggiti dall’Italia. A dirlo è la Corte dei Conti nell’ultimo Rapporto sul coordinamento della Finanza pubblica che si è basata sui dati forniti dall’Ocse. Le ragioni principali di questa fuga di massa? La mancanza di posti e gli stipendi troppo bassi. I principali Paesi di approdo sono Francia, Germania, Svizzera e Regno Unito.

Questa fuga di personale specializzato ha portato a conseguenze che, durante l’emergenza Covid, abbiamo visto tutti. Senza contare che, anche al di là del Coronavirus, la carenza di medici ha fatto sì che le cure, in questi anni, si sono sempre più concentrate nei grandi ospedali delle grandi città, con conseguente impoverimento dei piccoli centri legati al territorio.  Ci troviamo, dunque, di fronte ad un paradosso: i nostri medici vanno all’estero mentre qui siamo sotto organico. Durante l’emergenza ospedaliera della Fase 1 del Coronavirus, addirittura, alcune Regioni avevano ipotizzato di far lavorare anche chi non aveva alcuna specializzazione. E , tavolta – spiegava Il Fatto Quotidiano in un articolo di qualche mese fa, risalente all’epoca “pre Covid” – per tappare i buchi l’Italia ha fatto ricorso a professionisti “low cost” provenienti dall’Est Europa.

Come porre rimedio a questa situazione? Medici, ricercatori e docenti – in un articolo pubblicato su The Lancet Public Health – hanno proposto possibili soluzioni. In primis – secondo gli esperti – sarebbe necessario garantire l’accesso ai corsi di specializzazione entro pochi anni dal conseguimento della Laurea in Medicina. In secondo luogo sarà necessario investire maggiormente in ricerca e innovazione. Infine, ultimo – ma non ultimo per importanza – tassello, bisogna aumentare il numero delle borse di studio e ripensare al sistema vigente che non consente a molti neolaureati di intraprendere la specializzazione che vorrebbero.

Fonte: Ansa, Il Fatto Quotidiano

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