Prima di giudicare Silvia Romano dovremmo fare esperienza di un rapimento dice il Premier

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Il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte attacca coloro che, in questi giorni, hanno puntato il dito contro Silvia Romano, tornata a casa dopo 18 mesi di prigionia in Africa.

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Nel giro di pochi giorni dalla sua liberazione, Silvia Romano, la giovane cooperante rapita in Kenya nel 2018, è già diventata una popolarità. Seppur, in parte, a causa di tutti gli insulti che le sono piombati addosso. Dall’onorevole Vittorio Sgarbi al parlamentare Alessandro Pagano, molti hanno criticato la scelta della ragazza di convertirsi all’Islam, la religione dei terroristi che l’hanno rapita. Per questa sua scelta, Silvia Romano è stata accusata di essere lei stessa complice dei terroristi. E se Sgarbi si è limitato a sostenere che dovrebbe essere arrestata, Pagano si è spinto oltre e in un post su Facebook, poi rimosso, ha scritto che – a suo avviso – dovrebbe essere impiccata.

Il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte – riporta l’Agenzia Vista – nel corso della conferenza stampa a Palazzo Chigi al termine del Consiglio dei ministri, si è scagliato contro coloro che, in questi giorni, hanno puntato il dito contro la giovane cooperante. “A tutti quelli che vogliono speculare su Silvia Romano dico solo che per poterlo fare, ci dovremmo trovare a 23 anni rapiti in Kenya, trasportati da persone armate nella foresta per giorni, passando da quattro rifugi, con persone armate di Kalashnikov. Poi ascoltiamo e valutiamo le conseguenze del caso”. Un invito, dunque, a riflettere prima di giudicare la conversione religiosa di Silvia che, ora, divenuta musulmana preferisce farsi chiamare Aisha, come la sposa favorita del Profeta Maometto.

Ma mentre il nostro primo Ministro, durante la conferenza stampa, si afretta a prendere le parti della cooperante, la ragazza – attraverso un post su facebook – invita invece a non difenderla e a non arrabbiarsi per gli insulti e le minacce che le vengono rivolte. “Non arrabbiatevi per difendermi. Io sono contenta di aver ritrovato i miei familiari ancora in piedi nonostante tutto il dolore”.

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Tuttavia non ci sono solo insulti per Silvia. Infatti – riferisce il Corriere della Sera – sono in tanti quelli che continuano a lasciarle sotto casa mazzi di fiori con bigliettini. Ma se i bigliettini vengono accettati di buon grado, non altrettanto può dirsi per i fiori che la madre ha preferito lasciare in strada. La motivazione? “Qui non ci sono morti“. Questo il commento della donna ai giornalisti.

Fonte: Vista, Corriere della Sera, Silvia Romano Facebook

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