L’amica di Silvia Romano: “L’Islam? L’unica cosa a cui poteva aggrapparsi”

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Francesca, volontaria che si trovava insieme a Silvia Romano in Kenya, prende le difese della sua amica dalle critiche piovute nei suoi confronti.

silvia romano amica - Leggilo

Francesca, oggi 14 anni, è la volontaria che si trovava insieme a Silvia Romano a Chakama, in Kenya, rientrata in Italia poco prima che la collega fosse rapita dal gruppo terroristico legato ad Al Shabaab, il 20 novembre 2018. “Lei è tornata. Io sono felice. Sono contenta che sia arrivata sorridendo“, dice oggi Francesca intervistata dal Corriere della Sera. Il ritorno a casa di Silvia Romano ha scatenato insulti e accuse. Ma c’è anche chi la difende. “Abbiamo studiato molto prima di intraprendere il percorso di cooperazione internazionale. Siamo andate lì per crearci un futuro. Siamo ragazze con la testa sulle spalle, non ce la siamo andata a cercare.“. Spiega Francesca che ricorda quei giorni come se il tempo non fosse mai trascorso. Francesca ha appreso del rapimento di Silvia poco dopo il suo rientro in patria; per più di un anno e mezzo è stata con il fiato sospeso, temendo per la sorte dell’amica. Adesso, non riesce a capacitarsi degli insulti che Silvia Romano sta ricevendo da quando è tornata a casa: “Giudica solo chi ha una visione semplicistica delle cose: non tutto è bianco e nero. “Mi auguro che inizieranno a partire le denunce. Io sono felice che Silvia stia bene con se stessa”.

A far discutere, soprattutto sui social network, sono state le immagini della cooperante con indosso un abito tipicamente africano, segno della sua conversione all’Islam. Ma, oltre alla sua conversione, sotto accusa anche le frasi dette dalla cooperante nei confronti dei suoi rapitori. Silvia, infatti, ha detto di essere stata trattata bene, nutrita, e di non aver mai subito violenza. “Sto bene fisicamente e mentalmente“, ha affermato dopo essere atterrata all’aeroporto di Ciampino. “Cosa doveva fare, presentarsi a testa bassa piangendo come se l’avesse data vinta ai suoi carcerieri?”, prosegue Francesca. Intanto, Silvia – in isolamento domiciliare causa Covid-19 – è stata interrogata dall’antiterrorismo per fare chiarezza sulla sua conversione: secondo Agenzia Italia, la ragazza sarebbe stata trattenuta davanti agli inquirenti in qualità di parte offesa, nell’ambito dell’indagine aperta per fare chiarezza circa le accuse e le offese da lei ricevute in questi giorni. Nel caso delle numerose minacce ricevute dopo il suo rientro. Nel frattempo è già partita una petizione online su Change.org per chiedere che vengano sanzionati coloro che insultano o minacciano Silvia.

Sono in tanti che esprimono solidarietà e affetto alla giovane. Tanti conoscenti, vicini o anche semplicemente persone che hanno sentito parlare di lei ai Telegiornali. Persone semplici che stanno cercando di fare sentire la loro vicinanza tramite bigliettini e mazzi di fiori lasciati fuori dal portone del palazzo dove la ragazza vive con la famiglia. Tuttavia i fiori non sono stati molto graditi alla madre di Silvia la quale – riferisce il Corriere della Sera – li ha lasciati in strada commentando: “Qui non abbiamo mica morti”.

Fonte: Agenzia Italia, Corriere della Sera, Change.org

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