Coronavirus, scoperta una possibile cura: l’Istituto Superiore della Sanità non voleva autopsie

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Coronavirus in Italia, secondo la Protezione Civile persiste il trend positivo. Intanto, il primario dell’ospedale Giovanni XXIII racconta come alcune scoperte determinanti sono state fatte effettuando autopsie che il Governo non voleva neppure venissero fatte.

Coronavirus bollettino 7.5.20 - Leggilo.org

Il bollettino della Protezione Civile di oggi ci informa che i casi scendono a 89.624, segnando una decrescita di 1904 unità rispetto a ieri. Nelle ultime ventiquattro ore registriamo altri 274 morti che, in totale, si attestano a 29.958. I guariti salgono a 96.276, in aumento di 3031 da ieri. Continua a migliorare la situazione degli ospedali: i ricoveri, rispetto a ieri, segnano – 595 e raggiungono quota 15.174 mentre le persone in terapia intensiva scendono a 1311, -22 da ieri. Ad oggi i casi totali sono 215.858, con un incremento di 1401 da ieri.

La storia delle autopsie di Bergamo

Ed entra in scena un ulteriore elemento che rischia di far crollare le già poche certezze intorno al Covid 19. Le novità arrivano da Bergamo, per la precisione dall’ ospedale Papa Giovanni XXIII diventato, dall’inizio della pandemia da Covid-19, un vero e proprio territorio di combattimento. L’istituto ospedaliero, infatti, si è trasformato nel giro di poco tempo nella più grande terapia intensiva contro il virus in Europa. Nel periodo di maggior pressione il Giovanni XXIII è arrivato a contare 500 pazienti affetti da Covid. Il Ministero della Salute – riporta il Corriere della Sera   – aveva fortemente sconsigliato ai medici di eseguire autopsie sulle vittime. A raccontarlo è Andrea Gianatti, direttore del dipartimento di Medicina di laboratorio e Anatomia patologica del Papa Giovanni.

Questo perchè il Ministero riteneva inutile eseguire le autopsie poiché – a detta loro – la causa del decesso era già nota. “Ma è stato chiaro abbastanza presto che questa malattia si stava  manifestando in forme diverse e bisognava capire – racconta il medico – E in più c’era l’ambiente in cui lavoravamo: era impossibile non sentire la necessità di mettersi in gioco, vivevamo un ospedale completamente votato alla causa, in ogni ambito”. Queste le parole di Gianatti. E proprio dalle autopsie si è arrivati a comprendere dati fondamentali per la cura dell’infezione virale come  l’uso dell’eparina come anticoagulante. Sebbene sembri utile alla cura si deve andare calmi,  precisa il medico: “Sembra assolutamente utile, ma siamo ancora in fase di definizione, cioè non ci sono ancora certezze. Tutto va stabilizzato, queste sono valutazioni che spettano ai miei colleghi clinici”. Secondo il direttore del Papa Giovanni l’eparina è stata una novità che neanche loro si aspettavano, e a cui sono giunti dopo una lunga riunione tra tutti i medici dell’ospedale che erano a lavoro sul Covid.

Tutto, dunque,  è iniziato proprio grazie a quelle autopsie che  secondo il Governo non si sarebbero dovute neanche fare.  “Abbiamo deciso di iniziare a fare in due le autopsie, la prima il 23 marzo, io e il collega Aurelio Sonzogni, lasciando fuori il resto dello staff, per rendere più automatici determinati passaggi, per esempio la vestizione, che è stata sicuramente più restrittiva e sicura rispetto ai periodi normali”. I due anno svolto esami autoptici uno dopo l’altro, decidendo di agire di testa propria e ascoltando quello che era solo puro istinto. Hanno così scoperto che la causa della maggior parte dei pazienti era la trombosi, manifestatasi dopo la fase più acuta della polmonite.  Oggi quelli che sembravano solo dei semplici esperimenti sono diventati fonte di speranza in tutto il mondo, e soprattutto di orgoglio per l’Italia: gli esiti delle autopsie sono infatti controllati dalla sezione Malattie infettive di Lancet, – rivista specialistica nota in tutto il mondo.

Già il dott. Gianpaolo Palma, medico, esperto in Ecocardiografia e Cardiologia interventistica – spiega Il Giornale – aveva avanzato l’ipotesi che la polmonite  fosse solo un sintomo derivante dalla compromissione della circolazione. Secondo l’esperto, in pratica, il Coronavirus colpirebbe i vasi sanguigni e produrrebbe la formazione di trombi che, a loro volta, indurrebbero la polmonite. Questa scoperta potrebbe davvero cambiare tutte le carte in tavola. A questo punto, infatti, si dovrebbe puntare su farmaci atti a prevenire la formazione di trombi. Farmaci che, tra l’altro, sono già in uso e a prezzi contenuti.

Fonte: Corriere della Sera, Il Giornale, Protezione Civile

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