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Coronavirus, fase due: gli italiani bloccano mutui e prestiti

ULTIMO AGGIORNAMENTO 16:49
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Nonostante la fine del lockdown molti italiani ancora non possono tornare al lavoro. E sempre più famiglie hanno chiesto di bloccare provvisoriamente le rate per mutui e prestiti.

 

Il 4 maggio in Italia è finito il periodo di lockdown che ha tenuto il Paese bloccato per oltre due mesi. Nonostante ciò sono ancora molte le attività commerciali che non possono ripartire. Parrucchieri, estetisti, negozi di abbigliamento o accessori, ristoranti bar: sono solo alcuni esempi di coloro costretti, ancora, a tenere abbassata la saracinesca. E quando parliamo di “attività commerciali” – di qualunque tipo – parliamo sempre di persone. E dietro ogni persona si nasconde molto altro. Si nasconde, ad esempio, un mutuo per la prima casa acquistata da poco con il compagno o il coniuge; il prestito richiesto alla banca di fiducia per poter acquistare un’automobile per recarsi al lavoro o per il frigorifero nuovo.

Ogni essere umano ha anche una “storia economica” con sé. Ed è anche questo che fa crescere il Pil del Paese che, secondo l’istituto finanziario Goldman Sachs, rischia di chiudere a -11,6 nel 2020. Perché oltre a produrre è necessario- anzi indispensabile – che qualcuno acquisti. E la chiusura dell’Italia a causa dell’emergenza Coronavirus sta rischiando di mandare in tilt molto più di quanto molti pensano. Infatti – riferisce Il Sole24OreAntonio Deledda, direttore del sistema di informazioni creditizie di Crif, ha spiegato che sono sempre di più le famiglie che chiedono di congelare le rate per mutui e finanziamenti in modo da far fronte alle nuove esigenze venutesi a creare. Dopo il varo del DL “Cura Italia” sono state oltre 162.000 le moratorie concesse su mutui e prestiti. Al 17 aprile si contavano già 600.000 richieste di moratoria che riguardano prestiti per 36 miliardi di euro. La maggior parte dei finanziamenti sospesi riguarda i mutui. Secondo i nati analizzati da Crif, solo nelle ultime due settimane di marzo è stata richiesta la sospensione  dell’1,3% dei mutui. Continuando di questo passo, entro la fine del 2020, il 20% dei mutui verrà congelato. A seguire è stato richiesto di bloccare anche prestiti personali e prestiti finalizzati all’acquisto di un bene.

Il tasso di default, nel comparto dei prestiti, delle famiglie italiane nel 2009 era arrivato a 3,2% contro il 2,2% dei mutui immobiliari. Nel corso del 2019 si era attestato intorno all’1,7% per il credito al consumo e all’1,2% per i mutui immobiliari.

E oltre al Decreto del Governo, anche le banche hanno attuato provvedimenti ad hoc per andare incontro alle richieste di imprese e privati. Banca Sella, ad esempio – riportava il Corriere della Sera a inizio marzo – ha scelto di dare la possibilità alle famiglie con mutui relativi ad edifici nelle zone rosse e alle aziende con sede operative negli stessi comuni di sospendere le rate di pagamento. La misura potrà durare fino a 12 mesi e i clienti potranno decidere di sospendere l’intera rata o la sola quota capitale. Banca Intesa, invece, ha previsto la possibilità di sospensione fino a 3 mesi – prorogabili fino a 6 mesi -delle rate dei finanziamenti , per l’intera quota capitale o la rata intera, per le aziende con sede operativa nelle zone rosse. La misura coinvolge anche le aziende a livello nazionale che hanno scambi con la Cina e che dovessero registrare perdite per questo motivo.

Fonte: Il Sole24Ore, Corriere della Sera

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