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Conte in piena notte nelle città che lo attendevano da mesi. E non bisogna fargli certe domande

ULTIMO AGGIORNAMENTO 21:31
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Il Premier, visibilmente irritato dalle domande dei cronisti, ha cercato di glissare sulle questioni più importanti della gestione dell’emergenza sanitaria in Lombardia. 

 

Il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte, nella seconda giornata di visite in Lombardia, ha incontrato il Sindaco di Bergamo Giorgio Gori in Prefettura. La città lombarda, come ha confermato il Financial Times, ha il tasso di mortalità più alto di Covid-19 in rapporto al numero di abitanti. E rimangono impresse, nella mente di tutti noi, le immagini delle file dei camion dell’Esercito in attesa di trasportare i feretri in altre città. Ci si aspettava, dunque, in una zona così martoriata, che il Premier arrivasse con delle proposte, insomma preparato. Come spiega Il Giornale, già a Lodi, nella cui città metropolitana è scoppiato il primo focolaio del Paese, è stato chiaro che il Premer non volesse affrontare la questione relativa alla gestione dell’emergenza sanitaria. Come ha spiegato il Sindaco di Codogno, Francesco Passerini: “Siamo contenti di aver incontrato Conte dopo di due mesi e svariate richieste, ma noi a Lodi e nel lodigiano siamo abituati ai fatti, non alle parole, e anche oggi di risposte concrete non ne abbiamo avute”. Fanpage ricorda che Conte ha promesso una mappatura epidemiologica e uno screening di massa che comincerà a breve:“Potenzieremo sia i tamponi sia i test sierologici, per avere una mappatura quanto più completa dello stato epidemiologico della popolazione” ma il problema è – anche – quanto fatto finora. La visita a Brescia, sottolinea l’Ansa, si è conclusa alle 3 di notte.

Il grido di aiuto dei Sindaci lombardi è potente, insieme al rammarico del fatto che, prima della discesa dei contagi, il Premier non si mai passato da queste parti. L’insoddisfazione per il mancato piano di una delle zone più duramente colpite dalla pandemia nel mondo, lascia l’amaro in bocca. Ma non solo in Lombardia: anche a Piacenza, provincia confinante con Lodi, si è parlato della mancata istituzione della zona rossa nella città emiliano-romagnola, Un problema, questo, che tiene ancora banco. Ed è la questione da affrontare per Conte: le mancate zone rosse. E le zone rosse sono il motivo che ha scatenato le ire del Premier alle domande dei giornalisti. Come ha spiegato Tpi, il Capo del Governo, incalzato sulla mancata zona rossa tra i Comuni di Alzano Lombardo e Nembro ha dapprima cercato di dare una spiegazione collegiale: “Nel momento in cui ci è stata proposta una zona rossa, l’abbiamo considerata. Il contagio appariva già diffuso a Bergamo e nel resto della Lombardia”. E ancora: “La sera del 5 marzo, è arrivata la relazione del Comitato, il giorno 6 mi sono precipitato in Protezione Civile a discutere con loro quale era la soluzione migliore, la sera del 7 ho firmato il DPCM che ha reso di fatto tutta la Lombardia zona rossa”.

Ma la zona rossa, arrivata tra le altre cose tardivamente, non ha chiuso totalmente i due Comuni lombardi che sono stati martoriati dall’epidemia. I giornalisti hanno fatto notare come molte aziende, sulla cui chiusura decidono le Prefetture, sono rimaste aperte regolarmente, con quasi 300 mila lavoratori in Lombardia che si spostavano anche nelle settimane più dure della crisi. A quel punto Conte ha perso la pazienza con il giornalista del Tpi che lo incalzava: “Se lei un domani avrà la responsabilità di Governo, scriverà lei i decreti e assumerà lei tutte le decisioni”.

 

Fonte: Il Giornale, Tpi, Fanpage

 

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