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Coronavirus, negli Usa quasi 50mila morti, ma l’America ha fretta di ripartire

ULTIMO AGGIORNAMENTO 15:29
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Il Presidente USA ha spiegato le prossime tre fasi per riaprire il Paese, mentre nella notte è stato registrato il più alto numero di decessi in 24 ore per Covid-19. Situazione allarmante in Giappone. Mentre in Cina sono stati pubblicati nuovi dati sui contagi e i decessi nella città di Wuhan. 

Coronavirus, USA - Leggilo.org

 

La pandemia da Covid-19, che continua ad imperversare nel mondo, pone i Governi dinanzi al problema di una crisi economica che si prospetta gravissima, forse la più grave dal dopoguerra ad oggi. In tutti gli Stati, come del resto in Italia, si discute sulle misure e sui tempi per le riaperture di settori industriali e commerciali. L’Ansa informa che il Presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha illustrato il progetto per la riapertura del Paese attraverso tre fasi, che verrà recepito e attuato dai singoli Stati. Come riporta Il Messaggero, durante la notte nel Paese sono stati registrati altri 1.738 decessi, che fanno salire le vittime dall’inizio dell’epidemia a 47.681. Il totale dei contagiati, secondo i dati forniti dalla Johns Hopkins University è di 849.092, di cui 14.016 in gravi condizioni. Il virologo Anthony Fauci, a capo della task force dell’emergenza alla Casa Bianca avverte gli americani: “Sono certo che l’epidemia di Coronavirus ci sarà in autunno, ma saremo più preparati. Se sarà grande o piccola dipenderà dalla nostra risposta”.

Come ha spiegato Trump: “L’America vuole riaprire. Dobbiamo avere un’economia che gira, e la vogliamo avere molto, molto rapidamente. E ora. Per tutelare la salute dei cittadini dobbiamo preservare la salute e il funzionamento della nostra economia”. Per l’avvio della prima fase, ogni Stato dovrà dimostrare di aver avuto un trend di calo dei positivi e dei decessi che perduri da almeno 14 giorni. Secondo tale criterio, ha spiegato il Capo della Casa Bianca, ci sono 29 Stati che potrebbero riaprire in tempi brevi. Tempi molto più lunghi sono previsti invece per gli Stati della Costa Est, in particolar modo per lo Stato di New York, che ha prolungato le misure di quarantena sino al 15 maggio.

La prima fase prevede il distanziamento sociale in pubblico e il  divieto degli eventi o assembramenti con più di dieci persone. Sarà, ad ogni modo, incoraggiato lo smart working, laddove possibile. Le palestre e ristoranti potranno già riaprire, a patto che riescano a rispettare i protocolli sul distanziamento sociale. Le scuole, in questa fase, resteranno ancora chiuse. La seconda fase prevede la ripresa dei viaggi non essenziali, anche se saranno ridotti al minimo gli ingressi dall’estero, e la riaperture delle scuole. La terza fase è il ritorno alla “normalità”, ovvero anche la ripresa dei grandi eventi aperti ad un ampio pubblico.

Come riporta Il Corriere della Sera, il più grande istituto di ricerca degli Stati Uniti, il National Institutes of Health di cui fa parte il NIAID, il National Institute of Allergy and Infectious Diseases, ha fornito una prima tabella di marcia verso il vaccino per il Covid-19: a settembre-ottobre una terapia efficace, mentre non prima del gennaio 2021 il vaccino.Il Dipartimento Federale della Salute ha stanziato quasi un miliardo e mezzo di dollari per coprire questo sforzo della ricerca medica statunitense. Spiega Cristina Cassetti, Vice Direttrice della Divisione di Microbiologia e Malattie infettive del Niaid: “Tra giugno e luglio si entra in quella che chiamiamo la ‘fase due’, con test su molte persone per studiare la sicurezza e la capacità di stimolare una risposta immunitaria del vaccino”. E ancora: “Il momento decisivo dovrebbe cadere dopo settembre quando si capirà se la formula è efficace oppure no”. 

Intanto, spiega l’Ansa, il Presidente USA ha bloccato l’immigrazione, sospendendo per 60 giorni, salve proroghe il rilascio della green card, indispensabile per entrare nel Paese. Il Procuratore Generale del Missouri Eric Schmitt, ha presentato una causa nei confronti della Cina, accusando il Paese asiatico dei decessi e la crisi economica provocata dall’epidemia nello Stato. In particolare, Schmitt, accusa Pechino di aver omesso, nella prima fase dell’epidemia, informazioni sul virus. La Cina ha respinto le accuse e il portavoce del Ministero degli Esteri, Geng Shuang, ha parlato di abusi da parte degli americani: “La risposta cinese al coronavirus non è sotto la giurisdizione dei tribunali Usa, Questo è un abuso di contenzioso non è favorevole alla risposta epidemica in Usa e contrasta con la cooperazione internazionale”.

Una notizia che potrebbe inasprire ancora di più il dibattito sulle responsabilità cinesi nella diffusione del virus, arriva poi da Wuhan, città dove il Coronavirus ha effettuato il salto dagli animali all’uomo. Come spiega Repubblica, le Autorità municipali della città cinesi hanno rivisto al rialzo i numeri fin qui pubblicati sui decessi e sui contagi avvenuti in città. I positivi sono passati a 50.333, con un incremento 325 unità, mentre i decessi sono arrivati 3.869, con un incremento 1.290 morti, quasi il 50% in più dei dati forniti fino a 24 ore prima. Secondo i media locali, tale aumento non ha nulla di anomalo: “La revisione è conforme a leggi e regolamenti, e al principio di essere responsabili verso la storia, le persone e i defunti”. Sull’argomento è intervenuto anche il Ministro degli Esteri cinese, Zhao Lijian, che ha risposto ai dubbi sull’attendibilità dei dati, della Comunità Internazionale: “Il Governo non permetterebbe mai una manomissione”. Intanto l’Ufficio Statistico nazionale comunica che l’economia cinese segna una prima flessione dal 1992: con una contrazione del 6,8% nel primo trimestre dell’anno, con un crollo del Pil del 9,8%.

 

Fonte: Ansa, Repubblica, Il Messaggero, Il Corriere della Sera

 

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