Italia, la riapertura è un rebus: “Non siamo pronti su nulla. E ci sono troppe morti nascoste”

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Il Professore, in un articolo pubblicato sul sito della Fondazione Hume, ha mosso dubbi e domande rilevanti al Governo in vista della cosiddetta fase due, quella della convivenza con il virus. 

Italia, la riapertura è un rebus

 

Il sociologo Luca Ricolfi, tra i fondatori della Fondazione Hume, in un articolo pubblicato sul sito ufficiale, ha mosso dubbi sulle reali capacità dell’Esecutivo guidato da Giuseppe Conte di condurre il Paese nella cosiddetta fase due. Il Professore si chiede se gli sforzi del Governo siano sufficienti per alleggerire le misure di contenimento. Il 3 maggio, se i dati lo permetteranno, si potrà valutare tali misure: ma i dati da soli non bastano se il Governo non ha lavorato sulla prevenzione. Senza contare che la pressione delle famiglie e delle imprese diventerà fortissima, dal momento che non bisogna certo dimenticare la crisi economica che lacera quasi quanto quella sanitaria. Il rischio del ritorno dei contagi è dietro l’angolo e potrebbe vanificare gli sforzi fin qui compiuti.

Spiega Ricolfi: “Se oggi fossimo a contagi zero, voi governanti, sareste in condizione di gestire la fase due? Quel che si è capito fin qui è che loro non sono affatto pronti”. E ancora: “Se lo foste ci direste: ‘Ci siamo approvvigionati, ci sono mascherine per tutti’. E entro la settimana prossima arriveranno tamponi e reagenti, e saremo in grado di farne 500 mila’”. Sono due aspetti fondamentali per la cosiddetta fase due: le mascherine saranno obbligatorie per tutti: ne serviranno più di 100milioni, calcolandone due al giorno per tutti gli italiani. E poi un tracciamento a tappeto, per evitare il rischio di nuovi focolai, come sta avvenendo in Germania. Su questo il Professore propone anche la rinuncia del monopolio pubblico dei testi, ovvero la possibilità per ogni cittadino di sottoporsi al tampone anche presso strutture private o mediante prelievi a domicilio. Ciò dovrà valere anche per le imprese, che potranno sottoporre ai test i propri lavoratori.

Altro argomento scottante è la famosa app per il tracciamento dei contatti, già testata nella Corea del Sud. A differenza di questa prima ondata di contagi, che ha spiazzato il nostro Paese, dovranno essere pronti 10mila posti, in alberghi e strutture para-ospedaliere, dove accogliere chi non può isolarsi nel proprio domicilio, evitando il contagio dei familiari. Al momento non esiste un’indagine Istat sul numero reale degli asintomatici e pauci-sintomatici. Inoltre, aggiunge il Professore, de-secretare i dati anagrafici e clinici dell’Istituto Superiore della Sanità dei positivi, per permettere studi sull’epidemia e sul virus.

Il sociologo, nell’ultima puntata di “PiazzaPulita”, su La7, aveva già mosso accuse pesanti sui reali numero dei decessi e dei contagi nel Paese. Il Professore ritiene che, partendo da questo presupposto, ovvero dell’inattendibilità di questi dati, non è possibile studiare con precisione un piano di allentamento delle misure. Spiegava Ricolfi: “Possiamo dire, con i dati che abbiamo, che probabilmente i morti effettivi sono il triplo o quadruplo dei morti ufficiali, fino a quasi 80mila vittime”. E ancora: “Su 100 morti stimati nella zona rossa, il numero dei decessi al Sud non è 1/10 come riportano le stime ufficiali, ma poco più della metà. Sospetto che ci sia un enorme problema di sotto-diagnosi”. Per il sociologo, stando ai dati analizzati, nel rapporto tra morti nascosti e morti palesi, il numero della mortalità nascosta in Lombardia è molto basso, in Veneto è altissimo e al Sud ancora più alto.

 

Fonte: Fondazione Humme, La7

 

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