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Coronavirus, numeri ancora altissimi. E se falliamo in Europa è colpa anche di Salvini e Meloni, dice Conte

ULTIMO AGGIORNAMENTO 23:57
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Nuova conferenza stampa del premier Giuseppe Conte nell’era del lockdown. Niente che già non si sapesse o quasi. Ribadisce il suo no al Mes, l’inquilino di Palazzo Chigi e punta il dito contro Matteo Salvini e Giorgia Meloni per le polemiche seguite alla conclusione dell’Eurogruppo.

Giuseppe Conte Salvini e Meloni - Leggilo.org

Arriva la proroga dal 14 aprile al 3 maggio del “lockdown”. a dirlo è l’inquilino di Palazzo Chigi in persona. “L’auspicio è che dopo il 3 maggio si possa ripartire con cautela e gradualità ma ripartire: dipenderà dai nostri sforzi” dice il premier Giuseppe Conte nella comunicazione ufficiale seguita al confronto tra i Ministri delle Finanze europei. Un passo già annunciato e per il quale non ha mancato di spendere qualche parola ben ponderata, in anticipo, il giusto per rendere l’appuntamento più atteso.

Ha accennato ad importanti novità, il premier, ma di queste non c’è traccia. Il lockdown prosegue, e questo lo sapevamo. Se va bene si inizierà ad uscire con una parvenza di regolarità il 4 maggio. Quindi 25 aprile e 1 maggio a casa, fuga ogni dubbio il premier, e certo in regime di stretta sorveglianza come lo saranno festività di Pasqua. Nessuno esca, insomma.

Da martedì della prossima settimana la misura delle proroghe concederà qualche anomala eccezione: cartolerie e librerie aperte, i negozi di vestiti per bambini e neonati e chissà perchè questi esercizi commerciali dovrebbero avvantaggiarsi rispetto ad altri. Sono vitali, certo, per i titolari dei  medesimi come lo sono gli altri negozi, per tutti coloro che in essi hanno speso vite di risparmi e sacrifici. Ma tutti gli altri restano chiusi, così ha deciso il premier.

Le librerie riaprono per offrire ad una certa platea puerilmente elitaria lo specchio per ritrovare sé stessa, nei luoghi frequentati. Luoghi comuni, snobisticamente comuni, ma utili per delineare il tratto di un’Italia impaziente di leggere almeno quanto l’operaio è impaziente di riaprire una prosaica catena di produzione e portare il pane a casa. Gli intellettuali e i vestiti dei bambini vengono prima nella lista del premier. Gli operai ed i commercianti no, non ancora.

 

Il lavoro per la fase 2 è già partito, non possiamo aspettare che il virus sparisca dal nostro territorio” dice Giuseppe Conte e non si capisce a quale lavoro si riferisca, essendo in buona sostanza tutto affidato alla paziente attesa di una popolazione con  numeri che, ad un mese dal lockdown restando altissimi, inutile girarci intorno: tamponi, guariti, fase due o fase tre. La verità che il numero dei decessi rimane costante e spaventosamente alto, costante e spaventosamente alto il numero dei degenti in ospedale, in lieve flessione il numero delle persone in terapia intensiva e questo dato appare purtroppo fisiologico, e non risolutivo, considerato l’enorme numero di morti.

Il lockdown avrebbe dovuto far registrare una discesa sensibile dopo 15 giorni –  questo è il periodo di tempo necessario al virus per manifestarsi. Dunque un lockdown partito il 10 marzo avrebbe dovuto permettere a tutti i contagiati sintomatici di rivelarsi nelle due settimane successive. Dal 25 marzo, dopo due settimane di costante crescita, sembrava ragionevole pensare a numeri in calo, costantemente. Ed infatti alcuni esperti avevano provato ad ipotizzare il “picco”proprio intorno a quella data. E invece no, passano le settimane, è passato un mese e poco, troppo poco, cambia.

Ecco allora che il premier getta la palla in avanti e parla di un’apertura agli inizi di maggio: si prende altre tre settimane di tempo: un’eternità. La sensazione è che, dietro i soliti modi, l’inquietudine monti, comprensibilmente. Parla della fase due e dice: “Servirà un programma articolato e organico su due pilastri: un gruppo di lavoro di esperti e il protocollo di sicurezza nei luoghi di lavoro“. Un’altra pletora di esperti, un altro comitato a circondare il premier. Un esercito di terracotta pagato dai contribuenti, per prendere in scala nazionale le stesse decisioni che potrebbe prendere il sindaco di un comune di mille anime dopo esserci consultato con il medico del posto. Prima del “programma” vagheggiato dal premier, serva una drastica riduzione dei numeri e, questa, purtroppo, ancora non avviene. Degli esperti il Paese presto non ne potrà più. I balconi stanno diventando silenziosi, troppo.

Prometto che se anche prima del 3 maggio si verificassero le condizioni, cercheremo di provvedere di conseguenza” dice il premier, paventando la possibilità di riaprire prima di quella data. Ma non ci crede neanche lui. “Non possiamo aspettare che il virus sparisca dal nostro territorio” afferma e questa frase dice più di altre. La guerra al Coronavirus non era una guerra lampo, lo si era capito. Ma forse nessuno immaginava che dopo un mese di attesa e distanziamento sociale l’epidemia sarebbe apparsa ancora così presente ed ostinata.

Parla dell’Eurogruppo il premier e difende, non senza ragione, il lavoro del Ministro delle Finanze: “E’ un primo passo che l’Italia, e su questo siamo pienamente d’accordo con Gualtieri, giudica ancora insufficiente“. Quindi niente accordo definitivo e vincolante, avvisa. Quella di ieri è stato un passaggio importante ma ancora interlocutorio. Tuttavia il premier va oltre, quando parla de Mes non lesinando qualche decisa stilettata verso i leader dell’Opposizione:  “Il Mes esiste dal 2012, non è stato istituito ieri o attivato la scorsa notte come falsamente e irresponsabilmente è stato dichiarato da Matteo Salvini e Giorgia Meloni. Questo governo non lavora col favore delle tenebre: guarda in faccia gli italiani e parla con chiarezza“. Un grumo di frasi polemiche sillabate con voce incrinata dalla rabbia, senza contraddittorio e in sede istituzionale. Un errore di forma e di sostanza accompagnato da una palese imprecisione, quando attribuisce la sottoscrizione del Mes al Segretario della Lega e alla Presidente di Fratelli d’Italia.

Se il dibattito continua in questi termini compromettiamo la nostra forza negoziale” ha affermato ancora il premier. Ed è stato molto chiaro: “Le falsità, le menzogne ci fanno male, perché ci indeboliscono nella trattativa

In pratica egli ha intessuto a priori una trama dove egli ha ben in mente a chi attribuire il fallimento del negoziato con l’Europa. Un’idea non proprio brillante, e ancor meno elegante: un lord astuto come una serva e di lei non più intelligente è sembrato il premier stasera. Questa discutibile abilità nel trattare l’Opposizione in una fase così delicata del Paese dovrebbe esserci utile per portare a buon fine la trattativa con i leader europei? Lui ne è convinto. “La proposta europea la valuterò nel Consiglio europeo: lottiamo per gli Eurobond. La risposta comune o è ambiziosa o non è, non abbiamo alternative” ha detto ancora il premier. “Non firmerò sino a quando non avrò un ventaglio di strumenti adeguato alla sfida che stiamo vivendo. Sono convinto che con la nostra tenacia e la forza della ragione riusciremo a convincere tutti“. Dobbiamo augurarcelo e stare dalla sua parte, fino alla fine, sperando riesca in quello che ha promesso. Sperando  coincida con quello che si è ripromesso a sè stesso.

Ci vorranno tutte le sue migliori qualità perché il passaggio e cruciale. Dovesse riuscirci meriterebbe di essere perdonato per molte cose, anche per l’ennesimo, vergognoso, soliloquio da Palazzo Chigi. Il capopopolo, quello che reclamava per sè “pieni poteri” credevamo di essercelo lasciato alle spalle l’estate scorsa. Ora ce lo ritroviamo a Palazzo Chigi, con un altro nome.  E questa volta i pieni poteri li ha davvero, per causa di forza maggiore. Il  minimo che ci si possa attendere e che non li usi con lo stile che abbiamo visto stasera, con parole adatte ad una discussione in Parlamento o, al limite, per un’arringa in Tribunale. Se vuole apparire davvero distante dal “capopopolo”  che lo ha preceduto il premier dovrà fare ben altro e, per certi aspetti, fare molto meno.  Diminuire i comunicati a rete unificate per parlarsi addosso, per esempio.

Intanto provi a vincere la partita europea per il bene del Paese. Fino a quel momento poche chiacchere, dall’Opposizione e da lui.

Fonte: Agenzia Vista, Presidenza del Consiglio dei Ministri, Ministero della Salute, Pagella Politica, FanPage

 

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