L’Istituto Superiore della Sanità: “7 prossimi giorni decisivi”. Ma il virus non rallenta

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Il Presidente dell’Istituto superiore della Sanità Silvio Brusaferro aveva parlato della settimana appena trascorsa come quella decisiva per valutare l’andamento del virus. Eppure, l’epidemia non sembra rallentare. 

Sono passati 7 giorni. I 7 giorni decisivi per valutare l’andamento del Coronavirus nel nostro Paese. Lo diceva, una settimana fa, Silvio Brusaferro. Il Presidente dell’Iss – l’Istituto superiore di sanità – aveva dato come scadenza questo lunedì per verificare la tempestività delle misure di precauzione messe in atto per gestire l’emergenza sanitaria in Italia. “In questa settimana si vedrà se efficace quanto fatto finora, speriamo di vedere i primi risultati. Ognuno con i comportamenti quotidiani può fare la propria parte”, aveva riferito il 2 marzo, come riporta SkyTg24.

Il direttore aveva anche incitato gli italiani a contribuire attivamente per la gestione dell’emergenza, invitando ciascuno ad impegnarsi al massimo, pur con limitazioni personali e rinuncia agli egoismi, per combattere l’epidemia. Facendo due calcoli, essendo le prime decisioni di chiusura risalenti al weekend del 21-22 febbraio – e visto che l’incubazione della malattia dura 14 giorni – questa sarebbe dovuta essere la settimana in cui avremmo dovuto iniziare a vedere l’efficacia dei provvedimenti messi in atto dal Governo. Brusaferro si era detto ottimista, affermando che mentre il 4-5% dei malati è in terapia intensiva e richiede un grosso impegno assistenziale, il 10-20% ha bisogno di ricovero e ne esce agevolmente, senza riportare danni, a meno che non soffra di altre patologie che complicano la ripresa.

Siamo alle prese con un virus nuovo, non abbiamo farmaci specifici né vaccino. Le persone più fragili devono essere curate in terapia intensiva e il sistema sanitario è chiamato a grandi sforzi. Però un dato è sotto gli occhi: nella stragrande maggioranza dei casi la Covid-19 passa naturalmente”, aveva affermato il medico. Eppure, le speranze sembrano scontrarsi con gli ultimi dati a nostra disposizione.

I contagi in Italia

Secondo quanto riportato dall’Oms – l’Organizzazione mondiale della Sanità – sul sito del Governo, sono fino ad ora 111.397 i casi confermati nel mondo dall’inizio dell’epidemia, con 3.892 morti. La maggior parte di questi è in Cina, con 80.735 casi confermati clinicamente e 3.008 morti. In Italia i casi di contagio alla data del 9 marzo sono stati 9173 con 463 decessi, annota il Corriere dalla Sera. Questo, l’ultimo bollettino fornito dalla Protezione civile. Secondo i dati attualmente disponibili, le persone sintomatiche sono la causa più frequente di diffusione del virus. L’Oms considera invece non frequente l’infezione da nuovo Coronavirus prima che sviluppino sintomi.

Tuttavia, sembra che nel nostro Paese non sia stato ancora raggiunto il picco massimo di contagio. “Al momento non mi sento di fare previsioni”, ha riferito ancora Brusaferro in conferenza stampa alla Protezione civile a Roma. Quanto alle fasce di età delle vittime del virus: “Non ci sono variazioni significative, si tratta sempre di pazienti piuttosto anziani, il 60% ultraottantenni, la quasi totalità sopra 70 anni, con presenza di più patologie croniche”. Tuttavia, questi avrebbero una mortalità più bassa rispetto ai casi cinesi.

Fonte: SkyTg24, Governo.it, Corriere della Sera

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