Emilia-Romagna, la Sinistra teme il tracollo: “I sostenitori del M5S votino per noi”

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Dal palco di Ravenna per la chiusura della campagna elettorale per le regionali, i tre leader del centrodestra sono sicuri della vittoria e mandano un messaggio al Governo del Presidente del Consiglio Giuseppe Conte. 
Chiusura campagna elettorale in Emilia-Romagna, Meloni: "Lunedì citofoneremo a Conte" - Leggilo.org
Il Centrodestra e la candidata alla Presidenza, la Senatrice leghista Lucia Borgonzoni, hanno scelto la città di Ravenna per la chiusura della campagna elettorale. Domenica si vota, ma non sarà un voto che riguarderà soltanto la storica regione rossa. Per Matteo Salvini, Giorgia Meloni e Silvio Berlusconi, domenica si deciderà anche la sorte dell’Esecutivo guidato dal Premier Giuseppe Conte. Se dovesse arrivare la doppia vittoria, anche in Calabria, il centrodestra chiederà al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella di portare il Paese al voto. Che fosse divenuto un test nazionale lo si era capito da tempo. Le conseguenze del voto per la Maggioranza, in caso di sconfitta, sarebbero devastanti.
E se da un lato, secondo Affari Italiani, la Lega è convintissima di risultare il primo partito della Regione, come era già stato alle Europee del 2019, dall’altro il Partito Democratico nelle ultime ore preme sui candidati meno forti nella lista del Movimento 5 Stelle affinchè invitino i propri elettori al voto disgiunto. Una mossa disperata che la dice lunga sull’aria che tira nella sede elettorale di Stefano Bonaccini. Ieri sera si è visto un centrodestra unito, lontano dalla narrazione degli ultimi tempi che lo voleva diviso e in perenne lotta. Come racconta Il Corriere della Sera, Lega, Fratelli D’Italia e Forza Italia viaggiano spediti verso il voto, sicuri che a breve toccherà l’impegno per le politiche. E anche la presenza del Governatore della Liguria Giovanni Toti, che insieme a Mara Carfagna si contende la leadership del partito post-Berlusconi, serve a dimostrare l’unione di intenti nel centrodestra. La serata è stata dedicata a Mario Cattaneo, ristoratore assolto in primo grado dall’accusa di omicidio per aver ucciso un rapinatore. Il primo a parlare è Matteo Salvini che promette maggiore sicurezza per il territorio, senza dimenticare il voto sulla Gregoretti che lo attende in aula in febbraio: “Questa piazza è la risposta che porterò con me in tribunale per aver difeso il Paese. Da lunedì ci sarà un assessorato alla Sicurezza anche qui. E una lotta alla droga senza se e senza ma, anche se qualcuno difende la privacy dei delinquenti”. Poi si ritorna sul caso Bibbiano, dove la Lega nella serata di giovedì ha tenuto un comizio contendendosi le piazze del piccolo paese reggiano con le “Sardine”. Spiega l’ex Ministro dell’Interno: “Spero che coloro che per ideologia o per interesse hanno portato via i bambini dai genitori finiscano in galera”. Tocca poi a Giorgia Meloni riscaldare la piazza. La leader di FdI mira al Premier Conte e promette che dall’Emilia-Romagna partirà la spallata decisiva al Governo giallo-rosso: “Si è parlato tanto di citofoni in questi giorni, ma lunedì, dopo la vittoria, andremo a citofonare a Conte”. La deputata romana attacca poi il capo del Viminale Luciana Lamorgese, che nei giorni scorsi ha annunciato nuove direttive per ciò che concerne le Ong che operano nel Mediterraneo e la volontà di rivedere l’assegnazione della protezione umanitaria, intervenendo sui Decreti Sicurezza voluti da Salvini. Spiega Meloni: “Preparano una bella sanatoria, trasformeranno i clandestini in regolari e poi, con lo ius soli, in cittadini italiani”. Silvio Berlusconi si rivolge poi agli imprenditori del territorio, coloro che, secondo l’ex Premier, sono tagliati fuori dal sistema economico dominato dalle coop ad indirizzo politico: “Gli imprenditori qui ci dicono che è impossibile lavorare se non si fa parte di un certo sistema. Dovremo chiedere le dimissioni del governo delle quattro sinistre. Perché se volesse continuare, l’Italia non sarebbe nemmeno più una democrazia, ma una dittatura della minoranza”. L’ex Premier aggiunge poi che, in caso di successo, sarà Vittorio Sgarbi l’Assessore alla Cultura della Regione. Mentre dal palco prende la parola il leader di Forza Italia, un gruppo di contestatori, come racconta Il Fatto Quotidiano, che prima era stato isolato dalla polizia, è riuscito ad eludere il cordone di sicurezza e a venire in contatto con le persone presenti a Piazza del Popolo. Ci sono stati attimi di tensione, con la polizia che è riuscita a riportare la calma dopo qualche minuto. Poi è toccato alla candidata Borgonzoni, che ha ripetuto quello che è stato il suo slogan per tutta la campagna elettorale, quel: “Liberiamo la nostra terra”, che tanto ha indispettito PD e Bonaccini. La partita è apertissima.
Fonte: Il Corriere della Sera, Il Fatto Quotidiano, Affari Italiani

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