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Salvini presenta le prove: “Conte e Di Maio sapevano tutto della nave Gregoretti”

ULTIMO AGGIORNAMENTO 16:52
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Il leader leghista, tramite il suo legale, ha preparato la sua difesa che verte su più punti: le prove delle continue comunicazioni con il Premier Conte e il caso molto simile della Diciotti in cui venne evidenziato che l’atto fu per salvaguardare la sicurezza nazionale.

Salvini: "Sulla Gregoretti Conte e Di Maio sapevano" - Leggilo.org

L’ex Ministro dell’Interno Matteo Salvini ha presentato un dossier di 9 pagine, dove in 4 ricostruisce i fatti e altre in 5 la sua difesa, sul caso della nave da Guardia della Costiera Gregoretti, alla Giunta per l’Immunità di Palazzo Madama. Come ha già annunciato, qualche giorno fa, la sua legale Giulia Bongiorno, il leader della Lega rischia fino a 15 anni di carcere per per sequestro di persona e abuso di ufficio. Nel dossier ci sono due punti fondamentali su cui verte la difesa del Segretario del Carroccio, come racconta Fiorenza Sarnini su Il Corriere della Sera. Se è vero, com’è vero, che la Giunta si dovrà pronunciare sull’interesse pubblico dell’azione di blocco della nave che aveva soccorso migranti a largo di Lampedusa, per Salvini sarà fondamentale mettere sul tavolo le prove che la decisione fu collegiale e voluta dallo stesso, allora, Governo giallo-verde. Anche se il Ministro degli Esteri Luigi Di Maio ha già annunciato che i 5 Stelle voteranno per l’autorizzazione a procedere, ci sono ben 7 email, e altri contatti, che dimostrerebbero come il Cdm guidato dal Premier Giuseppe Conte fosse costantemente informato sulla situazione. Per ciò che concerne la prova che la manovra fu dettata per la sicurezza nazionale, Salvini cita una direttiva del Dis, che recita: “Nell’ambito della riunione del Comitato Nazionale dell’Ordine e della Sicurezza Pubblica del 13 giugno 2018, si è evidenziato la centralità assoluta della minaccia jihadista nell’agenda di sicurezza di tutto il mondo in questo contesto non deve neppure essere sottovalutata la possibilità che i flussi migratori possano rappresentare il veicolo per l’arrivo di soggetti infiltrati allo scopo di compiere azioni violente”. Con il leader leghista che aggiunge: “La gestione, il monitoraggio e il controllo dei flussi migratori appaiono strettamente connessi all’interesse nazionale, sussistendo anche chiari profili attinenti all’ordine ed alla sicurezza pubblica, nonché alla sicurezza della Repubblica”.

Ma Conte e Di Maio sapevano. E ciò lo si dedurrebbe dalle email già citate. Racconta Salvini: “Il Viminale ha rispettato il contratto di governo gialloverde. Le sette mail ricostruiscono i contatti tra ministero dell’Interno, Infrastrutture e Farnesina con Palazzo Chigi per gestire la trattativa con l’Ue e ottenere il via libera alla distribuzione degli stranieri. E infatti l’ultima, datata 2 agosto 2019 e inviata dal viceprefetto Simona Spinelli, dà conto dell’adesione di cinque Paesi. Dalla semplice rassegna cronologica risulta evidente che, secondo una prassi consolidata, della vicenda si è occupato il Governo in modo collegiale, al fine di investire gli Stati membri dell’Ue della questione della distribuzione dei migranti salvati dalla nave Gregoretti”. Per l’opposizione ciò dimostrerebbe, in realtà, che il Governo sapeva delle trattative postume il blocco e non che lo stesso avesse condiviso la scelta di lasciare la nave fuori dal porto di Lampedusa. Ma risulta certamente difficile, nonostante il potere di quei mesi di Salvini, pensare che se il M5S fosse contrario, dal momento che mancano opposizioni in merito in Cdm di qualsiasi essenza. Altra carta fondamentale per Salvini è il caso Diciotti. Un caso analogo, dove però Conte, Di Maio e Toninelli difesero a spada tratta l’allora ex Ministro dell’Interno. Lo stesso Conte infatti, al Senato disse: “Esiste la sussistenza di un preminente interesse pubblico messo a repentaglio da un incontrollato accesso di migranti”, in quell’occasione. In altre parole: se per gli altri membri del Governo allora bloccare la Diciotti fu un atto di difesa dei confini nazionali, perchè dopo sarebbe dovuto essere diverso?

I numeri in Aula non sorridono a Salvini

Come racconta Liliana Milella su Repubblica, la strada per il leader leghista è in salita già nel voto in Giunta. Forte è il timore nelle file salviniane che si approfitti, andando oltre dunque la mera valutazione sul caso, del voto per fermare la sua ascesa nei sondaggi. Ma potrebbe essere un clamoroso boomerang. Il quotidiano romano prova a favore due conti: in Giunta, che dovrebbe riunirsi presumibilmente il 20 di gennaio, finirebbe, stando agli annunci di questi giorni, 13 (1 voto Pd, 3 Iv, 6 MSS, Grasso per Leu, De Falco, l’altoatesino Durnwaldcr) a 10 (5 Lega, 4 Forza Italia, 1 Fdi). Alla Camera il risultato sarebbe lo stesso: Salvini potrebbe contare su 140 parlamentari. I renziani, che sono 17, dopo aver espresso dubbi nei giorni scorsi, sembrano indirizzati verso il “sì” a procedere. L’ex Ministro degli Esteri intanto si dice tranquillo, come racconta questo articolo de Il Giornale: “Se processano me, processano l’Italia. Sarebbe un processo politico, non penale. Se ci sarà lo faremo diventare l’occasione per aprire una riflessione sulla situazione della giustizia italiana e sulla mancanza di dignità e di onore dei politici di una certa parte, che hanno delegato ai magistrati le loro battaglie e il loro potere”. Molto dipenderà dal Premier Conte. Cosa farà il Capo del Governo che in ben due discorsi, quello della caduta del Governo giallo-verde e in quello dell’insediamento del successivo giallo-rosso, non ha mai rinnegato tutto quello che è stato fatto al fianco di Salvini? La partita è aperta.

 

Fonte: Repubblica, Corriere della Sera, Il Giornale

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