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Emma Bonino: pianto e debiti, ma riesce sempre a trovare un fiume di denaro

ULTIMO AGGIORNAMENTO 23:54
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Il Partito Radicale, nonostante i risultati elettorali, il calo di iscritti e la scissione che l’ha lacerato, è ancora uno dei movimenti più ricchi del nostro panorama politico. Ciò è dovuto in gran parte alle importanti donazioni ricevute e dai finanziamenti concessi alle associazioni vicine. 

Radicali, finanziamenti - Leggilo.Org

 

Ho finito il mio tempo, ma non il mio impegno a difesa della democrazia” disse Emma Bonino durante, un recente, per certi versi memorabile intervento in Senato contro il Governo Lega – Movimento Cinque Stelle. Seguirono lacrime certo, ma certo in tanto struggimento nella vita politica della senatrice non sono mancati motivi di consolazione, giacché il Partito Radicale vanta tra i più alti finanziamenti privati alla politica degli ultimi anni, come rivela Il Fatto Quotidiano che ricostruisce il percorso delle donazioni degli ultimi tempi. Dopo la sconfitta durante il Congresso del 2016, Emma Bonino e Riccardo Magi, si staccarono dal partito, creando in seguito, insieme a Bruno Tabacci, la lista +Europa. Il partito è rimasto così nella mani di Rita Bernardini e Maurizio Turco, a cui è toccato l’ingrato compito di risanare i debiti accumulati negli ultimi anni dai Radicali. Operazione riuscita, anche grazie alle incredibili donazioni ricevute, specie a ridosso delle ultime europee. Intorno al Partito Radicale ruotano tantissime associazioni, fondazioni o professionisti, come imprenditori ed industriali, che finanziano la formazione politica. Ecco perchè a fronte di circa 5.800 iscritti ci sono centinaia di migliaia di euro sui conti correnti riconducibili al gruppo di Via Torre Argentina.

Da Soros a Marco Marazzi, i tanti finanziamenti dei Partito Radicale

Dalla tessere, come detto, che variano dai 20 ai 50 euro, arriva solo una minima parte dei contributi finanziari, che si attestano sui 200.000 euro. La parte più consistente arriva invece dai donatori, che alle ultime politiche hanno raccolto 538.815 mila euro. Tra questi, uomini molto facoltosi, come il docente di Storia e filantropo Peter Baldwin, marito di Lisbet Rausing, erede della catena Tetrapack. I conuigi Baldwin hanno donato ai Radicali 100.000 euro e quasi mezzo milione di euro distribuiti tra i singoli candidati. Tra questi, Bendetto Della Vedova è il candidato che ha ricevuto di più, con i suoi 260.000 euro.

Altro nome influente tra i donatori del Partito Radicale è certamente Giorge Soros, che a gennaio di quest’anno, insieme alla moglie Tamika Bolton, ha donato quasi 200.000 euro. Non è la prima volta che i coniugi Soros, attraverso la Open Society Foundation, devolvono in favore dei Radicali. Nel 2018, hanno donato quasi 300.000 dollari alla campagna “Ero straniero: l’umanità che fa bene“, che si batteva per la soppressione della legge Bossi-Fini. Nel 2017 la stessa Fondazione, stando all’ultimo bilancio disponibile risalente al 2017, ha donato 86.000 euro all’associazione “Luca Coscioni” di Marco Cappato. La donazione riguardava un progetto per la legalizzazione della cannabis, promossa dal Partito Radicale, che raccolse anche 42.000 euro grazie all’associazione “No Peace Without Justice” di Emma Bonino.

Tra i facoltosi donatori vanno annoverati anche l’avvocato, già Vice-Presidente della Camera di Commercio Ue in Cina, Marco Marazzi, che ha sborsato 45.000 euro e Lupo e Delfina Rattazzi, nipoti di Gianni Agnelli, che hanno donato rispettivamente 5.000 e 4.000 euro. Contributo non molto significativo, ma cognome certamente importante il suo, da parte di Marco Sindona, figlio di Michele Sindona.

I contributi pubblici delle associazioni vicine al Partito 

I contributi esterni mantengono in piedi il Partito Radicale. Già perchè dopo la scissione, operata dalla Bonino, coloro che sono restati si sono fatti carico del debito mostruoso, oltre 1 milione di euro, accumulato negli ultimi anni, che sarebbe stato impossibile risanare con i soli proventi dei tesseramenti. Questo è stato possibile anche grazie a Radio Radicale che, come denuncia da tempo Il Movimento 5 Stelle, riceve sovvenzionamenti milionari, pur non essendo pubblica. Per i grillini la questione è ancora un nervo scoperto, come racconta Il Sole 24 Ore. Le cose però potrebbero mutare presto: il fondo per l’editoria dovrebbe scomparire per tutte le testate entro il 2022. Anche altre associazioni, legate all’universo radicale, hanno stipulato contratti milionari con la pubblica amministrazione: come “No Peace Without Justice” della Bonino, che ha raccolto 1.154.363 di euro e “Nessuno tocchi Caino” che ha ricevuto dall’Ue 235.000 euro.

Fonte: Il Fatto Quotidiano, Il Sole 24 Ore, Agenzia Vista

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