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Chiusure domenicali dei negozi, Luigi Di Maio ci riprova

ULTIMO AGGIORNAMENTO 22:28
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Si riapre il confronto sulla liberalizzazione del commercio. Dopo un anno di distanza Di Maio ci riprova e propone nuovamente la chiusura domenicale dei negozi. C’è chi lo accusa di penalizzare il commercio chi lo ringrazia per la tutela della famiglia.

Di Maio negozi chiusi - Leggilo.Org

 

Forse c’è anche il tentativo di ritrovare l’identità perduta e, con essa, parte dell’elettorato che sembra aver loro voltato le spalle. Perché la notte del Movimento sembra buia e senza stelle. A ribadirlo è il consueto sondaggio del lunedì realizzato da Swg per Tg La7. Il Centrodestra risulta, dopo l’Umbria, in continua ascesa, in una coalizione che è ormai raggiunge e supera il 50%. La Lega di Matteo Salvini si conferma il primo partito, distanziando tutte le altre forze politiche: torna a toccare il 34,1%, con un crescendo di 0,5 punti percentuali e arriva a sfiorare il suo massimo storico raggiunto con le Europee di maggio. Si conferma invece una tendenza inversa per le forze di maggioranza.

Il Partito Democratico si posiziona al secondo posto con il 17,5% dei consensi: una perdita di 0,5 punti percentuali rispetto a quanto emerso dall’esame delle ultime intenzioni di voto. E, sopratutto un crollo rispetto alle Europee dove, sia pure in flessione, raggiunse il 22,7. Ma il vero sconfitto che emerge dai sondaggi di questa settimana è il Movimento Cinque Stelle, che perde quasi due punti percentuali: i pentastellati passano infatti al 16,8% dal 18,2% della scorsa settimana. Una flessione ulteriore anche rispetto al disastroso 17,1 delle Europee.

Di Maio disse: “… e il settimo giorno riposeremo”

Ed ecco che il Movimento cerca di risalire la china, velocemente, prima che sia troppo tardi, partendo dalla base, per ritrovare il consenso perduto. Il 3 novembre il decreto Riders è diventato legge. “E’ la prima legge in Europa che garantisce diritti di questo tipo” commenta così il Ministro degli Esteri Luigi Di Maio – in un lungo post pubblicato su Facebook –dove introduce anche la volontà di ritornare sulla questione della chiusura domenicale delle attività commerciali.

Ho aspettato la firma del Capo dello Stato per parlare. Ma adesso più che mai sento l’esigenza di dirvi una cosa…

Pubblicato da Luigi Di Maio su Domenica 3 novembre 2019

Basta negozi aperti anche di domenica

Dopo il Decreto Dignità e quello Raiders, dobbiamo andare avanti nelle tutela de lavoratori come nel caso dei dipendenti degli esercizi commerciali che a causa delle liberalizzazioni  sono sprofondati nella giungla rimanendo aperti 12h al giorno, 7 su 7″.

Così denuncia il leader del Movimento 5 Stelle nel post pubblicato domenica scorsa e che rilancia una vecchia proposta,  quando, nel primo governo Conte, era Ministro dello Sviluppo Economico.  A febbraio scorso il M5S con la Lega avevano presentato una proposta di legge. Da giugno 2019 era rimasta parcheggiata nella Commissione Attività Produttive per il secondo ciclo di audizione – anche a causa del difficile accordo con la Lega sul tema – ma ora sembra essere tornata tra le priorità del capo politico del Movimento. L’ultima testo prevedeva e costruiva una versione “soft” del decreto, a cura del leghista Andrea Dara, e cioè un’interruzione di attività che riguardava 26 domeniche su 52, e concedeva 4 aperture nelle 12 festività annuali.

Le opposizioni

Sarcastico il tweet di Matteo Salvini, che lancia l’hashtag ‘incapaci al governo’: “Di Maio non vuole i negozi sempre aperti? Tranquillo Gigi, con tutte le tasse che tu, Conte e Renzi state mettendo, almeno questa promessa la manterrai. Mariastella Gelmini, capogruppo di Forza Italia alla Camera, esprime il suo totale dissenso:“Ancora una volta una logica oscurantista, contro i commercianti, contro gli artigiani, contro i liberi professionisti, contro le piccole imprese. Di Maio vuole abbassare la saracinesca all’Italia che produce”.

Per Confcommercio il tema delle aperture domenicali degli esercizi commerciali non è il vero problema, come riportato dall’Agi, ma sono altri i punti su cui il governo dovrebbe intervenire. Come ricorda Enrico Postacchini – membro della giunta di Confcommercio, con delega alle politiche commerciali- la questione  riguarda i titolari dei negozi più piccoli, che non avendo personale non hanno la possibilità di restare aperti 7 giorni su 7. “Servono le stesse regole per tutti e interventi seri per un settore che dopo le liberalizzazioni è stato massacrato con nuove imposizioni fiscali” ha detto.

Pareri favorevoli

Di tutt’altro punto il parare di Confesercenti che si mostra disponibile al dialogo, mentre troviamo la totale adesione da parte di CISL, attraverso le parole della segretaria generale Annamaria Furlan: “È giusto regolare le aperture domenicali e festive dei centri commerciali per consentire a tanti lavoratori di stare con le proprie famiglie”

E’ proprio il tema della famiglia che questi ultimi mettono al centro del dibattito. Anche per Zamagli – economista e Presidente della Pontificia Accademia delle Scienze Sociali-  il tema della famiglia è centrale, come afferma ai microfoni di TV2000:”Con le aperture domenicali il tema della famiglia salta completamente. Se la famiglia non ha almeno un giorno alla settimana in cui tutti posso riunirsi senza essere presi dalle preoccupazioni – dice Zamagli – capiamo bene le implicazioni”. E aggiunge: “Chiudere una volta alla settimana significa che la società ha bisogno di momenti collettivi, non individuali, di riposo. Qualcuno pensa di fare il furbo, dicendo che il riposo infrasettimanale è garantito, ma questa non è la stessa cosa”. Secondo l’economista dunque la chiusura domenicale non crea problemi reali alle vendite – “se ti serve qualcosa puoi comprarlo in un giorno feriale” dice. Con i negozi aperti, invece, sono le famiglie a risultarne impoverite: si perde il senso della condivisione e della vicinanza domenicale, con i negozi aperti che sembrano attuare l’antico motto dividi et impera dove, ad essere divisa, è proprio la famiglia e la consuetudine domestica dei giorni di festa.

Come funzione nel resto dell’ Europa

Così come viene riportato da Open, i Paesi che hanno deciso di non applicare restrizioni per le domeniche e i festivi sono: Scozia, Svezia, Slovenia, Slovacchia, Romania, Portogallo, Lituania, Lettonia, Italia, Irlanda, Ungheria, Finlandia, Estonia, Bulgaria, Croazia. In Germania l’autonomia è lasciata alle singole Land, che possono decidere il numero dei giorni festivi in cui aprire. In Francia non è generalmente concessa l’apertura nei giorni di festa, ma esiste una larga gamma di deroghe che coprono città come Parigi, Marsiglia, Bordeaux e altre, considerate di forte attrazione turistica. In Spagna, invece, ogni comunità autonoma decide per sé. Di base, si opta per “garantire” ai consumatori almeno una domenica aperta al mese. Per le festività nazionali, in genere, si tende a rimanere aperti.

La Polonia non ha restrizioni domenicali ma obbliga gli esercenti a chiudere durante le 15 feste nazionali, così come la Repubblica Ceca. In Danimarca, invece, vige l’obbligo di interruzione delle attività durante i festivi entro le ore 15. Regno Unito, Inghilterra, Galles e Irlanda del Nord , invece, applicano restrizioni diverse in base alla grandezza del negozio. Chiudono invece i negozi nei Paesi Bassi, a Malta e in Belgio – a patto che restino chiusi almeno un altro giorno della settimana – in Grecia  – eccezion fatta per alimentari, fioristi e stazioni di servizio –  a Cipro, e in Austria – dove, come per la Francia, esistono restrizioni diverse per le città altamente turistiche.

A.M.

Fonte: La7, Luigi Di Maio FB, TV2000, Open, Agi

 

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