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Violentata e lapidata dai fondamentalisti alleati con la Turchia. Così muore Hevrin Khalaf

ULTIMO AGGIORNAMENTO 21:46
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Uccisa ieri in Siria, attivista per i diritti delle donne e per la convivenza pacifica tra arabi, curdi e cristiani. Si sospetta di un omicidio mirato dell’Isis.

Siria uccisa attivista diritti donne

E’ stata uccisa Hevrin Khalaf, segretaria 35enne del Partito Futuro siriano e attivista per i diritti delle donne. Come riferisce Adnkronos, la donna è stata trucidata a sangue freddo nel nord-est della Siria. Hevrin stava viaggiando a bordo di un Toyota  sull’autostrada M4, tra Manbij e Qamishlo. L’auto è bloccata da un gruppo di uomini armati, gli occupanti fatti scendere e crivellati di colpi. Lei forse violentata, poi lapidata in strada. Nel video dell’orrore una voce fuori campo sentenzia: “così muoiono i maiali” scrive LaPresse. Insieme a lei sono stati assassinati anche il suo autista e 7 civili. Non vi è certezza sugli autori di questo terribile omicidio. Tutto quello che si sa è che quello specifico tratto di autostrada sul quale stava viaggiando la donna era rimasto per alcune ore sotto il controllo del gruppo jihadista filo turco Ahar al Sharqiya, composto da ex membri di Al Qaeda assoldati alla causa di Ankara. Tuttavia, una delle ipotesi più avvalorate è che Hevrin sia stata vittima di un omicidio mirato organizzato dall’ Isis che l’ha sempre ritenuta una pericolosa miscredente. La segretaria, infatti – riferisce  – l’Ansa – si batteva da anni non solo per i diritti delle donne ma anche per instaurare una convivenza pacifica tra curdi, cristiano-siriaci e arabi. Battaglia assai poco gradita ai fondamentalisti islamici che puntavano al pieno controllo del territorio siriano.  Hevrin Khalaf di recente aveva guidato un Forum tribale delle donne e il partito di cui era segretaria, nato nel 2018, promuoveva la laicità dello Stato e una Siria multiculturale. LaPresse ha scelto di pubblicare un video dove si vedono le immagini del corpo straziato di Hevrin. 

Il conflitto curdo turco

Lo scorso 9 ottobre il presidente turco Recep Tayyip Erdogan ha annunciato l’inizio dell’operazione militare “Fonte di pace” contro i combattenti curdi nel nord-est della Siria. Quest’offensiva – come specifica SkyTg24 – vede coinvolta la Turchia accanto all’Esercito nazionale siriano contro cui le milizie curde combattono da anni per ottenere la loro indipendenza. L’operazione è stata fortemente agevolata dalla decisione del presidente americano Donald Trump di ritirare i soldati americani che erano presenti in quella zona a fianco delle milizie curde per combattere contro l’Isis. Lo scopo di Erdogan è creare una zona “cuscinetto” nel Nord Est della Siria che servirebbe ad un duplice scopo. In primis allontanare dal confine con la Turchia le milizie  curde, ritenute terroristiche. In secondo luogo poter trasferire lì i rifugiati siriani che, attualmente, si trovano in Turchia. Fino a ottobre i curdi potevano contare sul sostegno degli USA. In seguito all’accordo tra Stati Uniti e Turchia, avvenuto ad agosto, il governo americano aveva  convinto i curdi a ritirarsi da alcuni avamposti di frontiera con la Turchia, promettendo loro protezione e sicurezza. Ma, del tutto inaspettatamente, a inizio ottobre Trump ha deciso di ritirare i soldati americani presenti nel nordest della Siria in modo da non interferire nelle operazioni militari turche. Lasciando, così, le milizie curde a combattere da sole.

Il nostro Paese si è dichiarato apertamente contrario alle decisioni di Erdogan. Il Ministro degli Esteri Luigi Di Maio, durante le festa per i 10 anni del Movimento tenutasi a Napoli, Italia 5 Stelle, ha annunciato che partirà per il Consiglio UE degli esteri. Durante il Consiglio dichiarerà la contrarietà dell’Italia di continuare a fornire  armi ad Ankara.

 

Fonte: Ansa, Adnkrons, SkyTg24, LaPresse, Repubblica

 

 

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