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Il figlio di Salvini sulla moto d’acqua della Polizia, la Procura apre un’inchiesta

ULTIMO AGGIORNAMENTO 9:14
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La Procura di Ravenna ha aperto un fascicolo d’inchiesta contro ignoti sul giro in moto d’acqua della Polizia di Stato a Milano Marittima, fatto dal figlio di Salvini. 

Figlio Matteo Salvini su moto d'acqua polizia in mare a Milano Marittima Procura di Ravenna ha aperto fascicolo d'indagine contro ignoti - Leggilo

Un breve giro sulla moto d’acqua della Polizia di Stato, guidata da un agente di servizio, lo scorso 30 luglio. La vicenda, che ha visto protagonista il figlio sedicenne del Ministro dell’Interno Matteo Salvini, rischia di avere strascichi giudiziari, oltre alle immancabili polemiche che si sono susseguite in questi giorni, alimentate dall’opposizione.

La Procura di Ravenna ha infatti deciso di aprire un fascicolo d’inchiesta contro ignoti per fare luce su eventuali responsabilità penali di persone protagoniste di quella vicenda. Pochi giorni fa, su delega della Magistratura, è infatti pervenuta al Viminale la notifica dell’apertura del fascicolo, che mira ad identificare i due agenti delle Forze dell’ordine che provarono ad ostacolare al giornalista di Repubblica, Valerio Lo Muzio. Quest’ultimo stava provando a filmare quanto stava avvenendo in mare, a Milano Marittima.

Il Vicepremier e leader della Lega –  in questi giorni impegnato nella crisi di governo – ha spiegato l’accaduto in questo modo: “Mio figlio sulla moto d’acqua della polizia? Errore mio da papà – aveva dichiarato qualche ora dopo, come riportato dall’Ansa, aggiungendo quindi – nessuna responsabilità va data ai poliziotti, che anzi ringrazio perché ogni giorno rischiano la vita per il nostro Paese”. A seguito di tutto ciò, la Questura di Ravenna, come promesso dal capo della Polizia, Franco Gabrielli, aveva fatto partire le verifiche per valutare se vi fosse stato un uso improprio della moto d’acqua “sotto il profilo disciplinare e penale”.

Inoltre, come riferito da Adnkronos, la Questura aveva sentito tra i testimoni anche il collaboratore di Repubblica autore del video per comprendere vi fosse stata una “limitazione del diritto di informazione e di cronaca” attraverso il tentativo di impedirgli di filmare la scena.

Fonte: Ansa, Adnkronos

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