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Carabiniere ucciso, la lezione di Orfini: “E’ giusto andare a trovare i ragazzi americani”

ULTIMO AGGIORNAMENTO 16:04
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Matteo Orfini difende Ivan Scalfarotto per la scelta, criticata da molti, anche dall’interno del Partito Democratico di visitare in carcere i due americani accusati dell’omicidio del vice Brigadiere Mario Cenciello Rega. Il dem, ex presidente del PD, scrive su FB ed espone un’idea molto simile a quella espressa, sui social, da deputato PD.

Ecco cosa scrive Matteo Orfini: “Fissiamo alcuni punti fermi. I due ragazzi americani meritano una pena giusta? Sì. Un detenuto ha dei diritti? Sì. Quei diritti vengono meno se il crimine commesso è particolarmente efferato? No. Bendare e legare un detenuto è giusto? No. È legale? No. Verificare che i diritti anche del peggior delinquente vengano rispettati è giusto? Sì. È popolare? No“. Matteo Orfini continua con un ragionamento lineare, garantista e non privo, per certi aspetti, di una mal celata idea della propria superiorità politica, e non solo. Così continua Orfini:

Difendere i diritti di un poveraccio magari finito in carcere per errore è più semplice e popolare che difendere i diritti del peggior delinquente? Sì. Il peggior delinquente e il poveraccio hanno gli stessi diritti? Sì. È un bene? Sì. Un partito deve difendere una scelta giusta anche se impopolare? Sì. Un partito deve rinunciare a una battaglia giusta perché impopolare? No. Un partito che rinuncia a una battaglia giusta perché impopolare è utile? No. La democrazia in Italia ha bisogno di un partito che in questo clima orribile difenda principi e valori costituzionali anche se è impopolare farlo? Sì. Lo stiamo facendo? No”  conclude.

Un discorso impeccabile, in apparenza, e certo non privo di coerenza da parte di un parlamentare che nel difendere le questioni di principio, non ha esitato a salire sulla Sea Watch e a schierarsi con le famiglie rom contestate a Torre Maura e Casal Bruciato. E tuttavia qualcosa stona, nelle scelte politiche di Matteo Orfini. E quello che stona è, sempre, il protagonismo, anche a costo di trarne pochi o nulli benefici in termini di popolarità e consenso. In altre parole gli “atti dimostrativi” che troppo spesso sono l’essenza dell’azione politica dei Dem, sembrano tesi più a sottolineare la loro superiorità politica – per certi aspetti “antropologica” – che a difendere, concretamente e coerentemente, un diritto alla luce di una visione d’insieme e di sintesi. E quindi davvero “politica“.

Partendo dal presupposto che i principi di civiltà giuridica a cui si rifanno Scalfarotto e Orfini sono un patrimonio irrinunciabile il discorso dei due esponenti dem appare, a conti fatti, l’ennesimo pavoneggiamento narcisistico di una certa Sinistra. Un discorso che decade quando i diritti riguardano altre persone: dalle famiglie disagiate di Bibbiano ad altri “criminali”. Quei “criminali” invisi, politicamente, che si chiamano Bettino Craxi, Silvio Berlusconi o, più recentemente, Matteo Salvini. Tutti colpevoli del crimine più imperdonabile: vincere, politicamente, sulla Sinistra. Per loro, caduti in disgrazia o destinati a cadere, non ci sono state né mai ci saranno parole in richiamo alla civiltà giuridica. Ci saranno intercettazioni, colloqui registrati, inchieste giornalistiche che diventano ipso facto sentenze e domande di dimissioni, insulti e foto rovesciate, E questo accade perchè la politica, e in particolare la politica di Sinistra, da oltre vent’anni, ha confuso i piani ed i punti di osservazione a proprio piacimento e in ragione dell’avversario e della convenienza, contribuendo a rendere fragile e certamente meno credibile, quella civiltà giuridica di cui ora parlano Orfini e Scalfarotto.

Ii dem si sarebbe recato a far visita ad un reo confesso dell’omicidio del vice brigadiere Mario Cerciello Rega se a sferrare gli undici colpi fosse stato un militante di CasaPound o della Lega? No, e bene avrebbe fatto. Non scherziamo, allora, non prendiamoci in giro. Se proprio sentiva il bisogno di andare, in ossequio alle proprie prerogative parlamentari, Scalfarotto ci andava in silenzio, sapendo di aver fatto una cosa buona e giusta, o credendolo. Ma no, lui doveva fare il Truman Capote di turno, quando si recò in carcere a trovare Perry Edward Smith e Richard Eugene Hickock.

Ma il deputato dem non è uno scrittore. Ha compiuto il gesto per un fine più facile e banale. Ma l’aspetto peggiore è un altro. Ivan Scalfarotto ci ha tenuto dirlo ai quattro venti: per ribadire il proprio essere diverso. Lui e Orfini: prime donne con l’indole all’insegnamento, anche quando gli alunni non ti credono più e la classe è vuota. Per questo, forse, il sogno è che i banchi siano occupati dai migranti. Senza dover andare in Africa per tentare di risolverne i problemi o capirli, almeno E’ più comodo qui. Più comodo, ancora, fare i maestrini su Twitter senza prima aver censurato l’altra maestrina, quella che ha scritto “uno di meno” riguardo all’omicidio del quartiere Prati. Fra insegnanti non si pestano i piedi, certo. Una è stata sospesa. Gli altri due continueranno ad insegnare, almeno fino a quando la classe non resterà, sinistramente, vuota. Contenti loro.

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