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Le suore di clausura a Mattarella e Conte: “Vorremmo ospitare noi i migranti”

ULTIMO AGGIORNAMENTO 10:07
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Non si parla d’altro che di migranti. Anche le suore di clausura, che osservano il mondo dall’interno dei loro monasteri, in preghiera e in ritiro spirituale, hanno fatto uno sforzo per commentare la situazione immigrazione in Italia. Le Carmelitane scalze di Sassuolo insieme alle Clarisse di Fanano e di Carpi, si sono unite alle loro sorelle di tutta Italia e hanno scritto una lunga lettera al Presidente Sergio Mattarella e al Premier Giuseppe Conte. 

Suore clausura Migranti porte aperte - Leggilo

Sono suore di clausura e non escono fuori dal loro piccolo mondo per nulla. Tranne per i migranti. I migranti fanno spuntare i topi dalle tane e così, le Carmelitane scalze di Sassuolo, insieme alle Clarisse di Fanano e di Carpi, hanno scritto una lettera – pubblicata su Avvenire – indirizzata al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella e al Premier Giuseppe Conte. “Siamo sorelle accomunate dall’unico desiderio di esprimere preoccupazione per il diffondersi in Italia di sentimenti di intolleranza, rifiuto e violenta discriminazione nei confronti dei migranti e rifugiati che cercano nelle nostre terre accoglienza e protezione” – comincia la lunga missiva – “Vorremmo dare voce ai nostri fratelli e sorelle migranti che scappano da guerre, persecuzioni e carestie, affrontano viaggi interminabili e disumani, subiscono umiliazioni e violenze di ogni genere che ormai più nessuno può smentire”. 

Facendo appello a quanto contenuto nel Documento sulla fratellanza umana firmato da Papa Francesco e dall’imam di al-Azhar Ahmed al-Tayyeb, le monache si rivolgono direttamente ai leader del mondo e agli artefici della politica internazionale e dell’economia mondiale affinché si impegnino seriamente per diffondere la cultura della tolleranza, della convivenza e della pace agendo in nome degli orfani, delle vedove o dei rifugiati; delle vittime delle guerre e delle persecuzioni; dei deboli, di quanti vivono nella paura, dei prigionieri di guerra e dei torturati in qualsiasi parte del mondo. “Anche noi, quindi, osiamo supplicarvi: tutelate la vita dei migranti! Chiediamo che le Istituzioni si facciano garanti della loro dignità, contribuiscano a percorsi di integrazione e li tutelino dall’insorgere del razzismo e da una mentalità che li considera solo un ostacolo al benessere nazionale”, si legge.

Solo la paziente arte dell’accoglienza reciproca, sostengono le sorelle, può mantenerci umani e realizzarci come persone. Per questo, una solidarietà efficace e ben organizzata, può arricchire la nostra storia e la nostra situazione economica e sociale. Al contrario, una civiltà che chiude le proprie porte non può essere destinata ad un futuro lungo e felice. Poi l’appello: Ci stiamo mobilitando all’accoglienza dei rifugiati, affiancando le istituzioni diocesane. Alcuni già stanno offrendo spazi e aiuti. E, al tempo stesso, tutte noi cerchiamo di essere in ascolto della nostra gente per capirne le sofferenze e le paure. Tutti hanno diritto alla pace e alla dignità”.

Per Dio, infatti, nessuno è straniero o escluso. Lo ha detto il Papa introducendo la messa nella basilica vaticana dedicata ai migranti e ai loro soccorritori, ricorda l’Ansa. “I più deboli e vulnerabili devono essere aiutati, è una grande responsabilità dalla quale nessuno si può esimere”, ha sottolineato Bergoglio a sei anni dalla sua visita a Lampedusa. Parole che le monache sembrano voler proseguire sulla scia della solidarietà. La lettera – che non mancherà di suscitare reazioni – termina rievocando l’art. 21 della nostra Costituzione che sancisce per tutti “il diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione”. Poi i ringraziamenti al Presidente Mattarella per i continui inviti alla pace e al dialogo; a Giuseppe Conte, per il ruolo di mediatore e garante istituzionale all’interno del Governo; e una preghiera “per il nostro Paese e per l’Europa, perché insieme collaboriamo a promuovere il vero bene per tutti”.

Fonte: Avvenire, Ansa

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