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Francesca: aiutò otto migranti ad attraversare il confine francese. Condannata a sei mesi di carcere

ULTIMO AGGIORNAMENTO 12:52
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Il caso dell’attivista tedesca Carola Rackete non è l’unico. A scavare indietro di qualche anno, emerge la storia di Francesca Peirotti, trentenne di Cuneo residente a Marsiglia, ci somiglia molto. Quest’ultima è stata condannata dalla Corte d’appello di Aix En Provence a scontare sei mesi di carcere, con sospensione condizionale della pena per aver aiutato otto migranti ad attraversare il confine da Ventimiglia verso Mentone.  

attivista italiana carola Rackete - Leggilo

Si chiama Francesca Peirotti ed è lei l’attivista italiana, trentenne di Cuneo residente a Marsiglia, che è stata condannata circa un anno fa dalla Corte d’Appello di Aix En Provence a scontare sei mesi di carcere, con sospensione condizionale della pena. L’accusa a suo carico, esattamente come Carola Rackete, è stata di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina per aver aiutato otto migranti ad attraversare il confine da Ventimiglia verso Mentone, sulla Costa Azzurra. Come ricorda l’Ansa, i fatti risalgono all’ 8 novembre 2016 quando la giovane animatrice socio-culturale viene accusata di aver trasportato su un furgone con il logo della Croce Rossa otto richiedenti asilo – tra cui un neonato –  arrivati in Italia da Eritrea e Ciad e rimasti bloccati a Ventimiglia. La ragazza era stata bloccata dalla gendarmeria francese sull’autostrada A8 all’altezza di Mentone.

Il Tribunale di Nizza l’aveva condannata, in primo grado, ad una multa di 1000 euro a maggio del 2017, respingendo la richiesta di condanna avanzata dalla Procura. Successivamente, la corte d’Appello aveva deciso per una pena ben più grave a cui potrebbe aggiungersi anche l’interdizione a vivere nella regione francese per  prossimi cinque anni, nel caso di conferma in cassazione. La ragazza, assistita dal suo avvocato Zia Oloumi, ha già presentato ricorso alla Corte di cassazione di Parigi. Peirotti aveva fatto ricorso in Appello contro la multa e intende andare fino al terzo grado di giudizio e ricorrere alla Corte di giustizia europea. “La solidarietà non può essere un reato”, ha più volte spiegato la giovane.

Fonte: Ansa

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