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Politica

Sea Watch, esposto in Procura del Garante nazionale per i Diritti dei detenuti: “Fateli scendere”

Il Presidente del Garante nazionale per i diritti Mauro Palma ha presentato un esposto alla Procura di Roma in merito al caso della Sea Watch 3.

Ogni tentativo sembra essere un buco nell’acqua, e la metafora sembra essere quanto mai adatta a descrivere la situazione, catastrofica, in cui si trova la Sea Watch 3. La nave, battente bandiera olandese della Ong tedesca, è al 13esimo giorno in mare. Ci avrebbe messo meno, l’imbarcazione umanitaria, a raggiungere l’Olanda – quattro giorni circa. E invece no: resta a poche miglia di Lampedusa ad aspettare un porto sicuro. Porto che non sarà l’Italia. E invece di cercare altrove, la capitana Carola Rackete resta ferma e si dice pronta a violare le disposizioni dettate dal Decreto Sicurezza bis, entrando ugualmente in acque italiane. Ciò che aspettava, aveva detto la Diakete, era la risposta della Corte europea dei diritti dell’uomo di Strasburgo, a cui i migranti avevano “spontaneamente” presentato ricorso. 

La risposta è arrivata e l’esito è stato negativo. A quanto pare, sbarcare non è un diritto dei migranti. E agli appelli di solidarietà lanciati da Bruxelles – che oltre questo, però, non fa nulla di pratico -, o dagli attivisti di Lampedusa si aggiunge un esposto presentato alla procura di Roma da parte del Garante nazionale dei Diritti per i detenuti, un organismo indipendente che si occupa della tutela dei diritti fondamentali delle persone sottoposte a privazione della loro libertà. Il Presidente Mauro Palma, nell’esposto, ha espresso tutta la sua preoccupazione per il deteriorarsi giorno per giorno della situazione creatasi sì in acque internazionali, ma pur sempre vicino ai confini italiani. La situazione di stallo, ricapitola Palma, si è creata per effetto di tre diverse scelte. La prima: quella del Comandante della nave che, sulla base di valutazioni che trovano conferma nell’orientamento di Organizzazioni internazionali come il Consiglio d’Europa, ha considerato non sicuro il porto indicato dalle Autorità libiche e ha indirizzato all’Italia molteplici richieste di indicazione di un porto sicuro. La seconda: quella operata dalle Autorità dell’Olanda, Paese del quale la nave batte bandiera, che non hanno ritenuto di inviare alcun tipo di supporto alla propria imbarcazione bloccata in mare. La terza: quella delle Autorità competenti italiane che il 16 giugno hanno notificato alla nave Sea Watch 3 un divieto di ingresso, transito e sosta nelle nostre acque.

Il Garante nazionale dei diritti delle persone private della libertà non può né intende intervenire su scelte politiche che esulano dalla propria stretta competenza. Tuttavia, è suo dovere agire per fare cessare eventuali violazioni della libertà personale, incompatibili con i diritti garantiti dalla nostra Carta, e che potrebbero fare incorrere il Paese in sanzioni in sede internazionale”, si legge nell’esposto riportato sul sito ufficiale del Garante. “In particolare, ribadisce che le persone e loro vite non possono mai divenire strumento di pressione in trattative e confronti tra Stati. Ritiene inoltre che la situazione in essere richieda la necessità di verificare se lo Stato italiano, attraverso le sue Autorità competenti, stia integrando una violazione dei diritti delle persone trattenute a bordo della nave”, prosegue.

Il Garante nazionale si chiede in sostanza se nel caso della Sea Watch 3 il Paese stia garantendo “l’effettività dei diritti derivanti dagli obblighi internazionali alle persone bloccate: di non essere sottoposti a trattamenti inumani o degradanti; di non essere rinviati in Paesi dove ciò possa avvenire; di avere la possibilità di ricorrere contro l’attuale situazione di fatto di non libertà davanti all’autorità giudiziaria; di richiedere protezione internazionale”. La situazione, anche in merito alla vulnerabilità delle persone a bordo, sta degenerando e la via d’uscita non può che essere lo sbarco. Per questi motivi, in osservanza alla sua etica, il Garante nazionale ha presentato l’esposto alla Procura della Repubblica di Roma, informa La Stampa, per richiedere una verifica su eventuali aspetti penalmente rilevanti nell’attuale blocco della Sea Watch 3 la cui prosecuzione, potrebbe configurarsi come una privazione della loro libertà personale.

Ai migranti soccorsi, sostiene Palma, devono comunque essere riconosciuti tutti i diritti e le garanzie che spettano alle persone sulle quali l’Italia esercita giurisdizione, nonostante i migranti stiano in acque internazionali. Bisogna poi “mettere in guardia l’Italia da sanzioni in arrivo perché gli estremi sembrano evidenti“, conclude il Presidente del Garante.

Chiara Feleppa

Fonte: Garantenazionaleprivatilibertà.it, La Stampa

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Chiara Feleppa

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