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Don Antonio Romano: “Volete davvero i migranti? Andateveli a prendere in Africa”

ULTIMO AGGIORNAMENTO 16:30
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Don Antonio Romano, sa di cosa parla quando si discute di povertà e di Africa. Perchè la sua parrocchia è impegnata su quel fronte ormai da anni. E lui ha le idee chiare: i veri bisognosi, dice, non sono quelli che arrivano in Italia sulle navi delle Ong.

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Come riportato  Otto Pagine, Don Antonio Romano, sacerdote di Chiusano, ha scritto una lettera attraverso la quale esprime il suo pensiero sul delicato e discussi tema dei migranti. Anche al’interno della Chiesa le posizioni sono contrastanti, nonostante le nette idee al riguardo espresse da Papa Francesco, idee che stanno contrassegnando i suo Pontificato: dall’uso della parola migranti che Bergoglio non dovrebbe neanche essere usata, al superamento dell’idea stessa di confine.

Anche Don Antonio Romano, parroco di Chiusano, in provincia di Avellino, ha voluto dire la sua sulla situazione riguardante l’immigrazione: “Vorrei fare un richiamo e un appello a tutti quelli che in questi anni di emergenza migratoria hanno sostenuto la tesi che bisogna aiutare i poveri nei loro paesi, ma la mia iniziativa è estesa anche a coloro che vogliono accogliere i migranti nelle loro città e nelle loro case”, si legge nella lettera inviata al giornale. “Il mese prossimo farò la mia terza visita al villaggio di Rutundw, in Burundi, uno dei paesi più poveri dell’Africa perché piccolo e con poche risorse naturali. La stragrande maggioranza degli abitanti del Burundi non può permettersi un viaggio da clandestino per venire in Europa e per loro è complicato anche ottenere un ingresso regolare per i costi e la trafila da affrontare. A tutti quelli che hanno a cuore la vita e la sicurezza di quelle persone, a quelli che dicono che sono una risorsa, a quelli che sostengono che bisogna accogliere, suggerisco di andarli a prendere come sto facendo io. Questo è il modo più sicuro, legale ed efficiente per evitare i morti e il favoreggiamento dell’immigrazione clandestina”.

E, ad osservare alcuni scatti diffusi dalla Sea Watch, l’osservazione di Don Anonio non sembra priva di fondamento. Ci si domanda, peraltro, perchè molti migranti che, con tutta evidenza, non sono libici, decidano di addentrarsi nel paese nordafricano pur di imbarcarsi mettendo a repentaglio la propria vita due volte: in Libia e nella traversata del Mediterraneo.

Il sacerdote ha quindi continuato a spiegare: “Il secondo punto, che a mio avviso, è ancora piu urgente e necessario, riguarda lo sforzo che tutti gli uomini di buona volontà devono fare per sostenere lo sviluppo e la crescita di quelle popolazioni abbandonate e in alcuni casi depredate dal Primo Mondo. Il mio obiettivo è quello, innanzitutto, di costruire delle reti di amicizia e di collaborazione con quelle popolazioni, a partire dal sistema di gemellaggio che possa coinvolgere ogni paese, città, provincia e regione dell’Italia, dell’Europa e del mondo”.

Questa l’attuazione del suo progetto: “In secondo luogo, fornire loro gli strumenti per poter trasformare, in loco, le risorse a loro disposizione attraverso la formazione di figure professionali e la fornitura dei mezzi necessari per la crescita e lo sviluppo dell’agricoltura e dell’artigianato. Infine la richiesta di Don Antonio: “Chiediamo contributi, pubblici e privati, per sostenere lo studio e la salute dei bambini e per acquistare trattori e pompe idrauliche per l’agricoltura. In questi giorni mi è stata chiesta una mano anche dalla ONG Dapadu Abruzzo per sostenere un progetto di energia solare al centro Agro-Pastorale di Kiyenzi che si occupa di formazione professionale, falegnameria, caseificio e trasformazione alimentare. Pensate che se solo le nazioni industrializzate facessero il fioretto di non acquistare e produrre armi per un anno, avremmo a disposizione 1700 miliardi di dollari per lo sviluppo e la cooperazione di quelle popolazioni. Siccome i miracoli avvengono solo raramente, incominciamo noi a fare il possibile e il necessario. Adesso sono curioso di scoprire chi e quanti sono disposti a rispondere a questo appello”.

Fonte: Antonio Romano FB, Sea Watch Italy Twitter, Sea Watch International Twitter, Otto Pagine

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