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Salvini stravince mostrando il rosario, alla Bonino non bastano 200 mila euro di Soros

ULTIMO AGGIORNAMENTO 10:14
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I dati degli exit poll delle Europee sembrano ormai essere definitivi. Le percentuali parlano chiaro: Lega al 30%, come previsto nei sondaggi; calo del M5S; e flop totale del partito di Emma Bonino, +Europa, che non ha raggiunto neanche il quorum.

Emma Bonino non va in Europa - Leggilo

 

L’avrebbero voluta Presidente della Commissione UE, e invece Emma Bonino dovrà rifare i conti e rimettere nel cassetto le speranze, sue e degli altri. Non ci sarà a Bruxelles nessun rappresentante del partito +Europa, che non ha raggiunto, in queste Europee, neanche il quorum. Difficile dire cos’è che ha portato alla rovina. Quel che è certo, però, è che neanche l’aiuto del buon nome di George Soros è servito a qualcosa. I 200mila euro donati dall’imprenditore idealizzato da Gad Lerner e la moglie si sono rivelati inutili, visto il risultato deludente. Nessun rappresentante di +Europa siederà ai tavoli di Bruxelles e la delusione è palpabile. “Noi di +Europa siamo stati gli unici ad affrontare i temi di queste elezioni. Gli altri hanno fatto i conti sulla realtà italiana. Penso a Salvini e Di Maio, siederanno in Parlamento e sono preoccupata“, si conforta Bonino. “Quando parlano di Europa non pensano ai bilanci,ai commerci, agli agricoltori. Pensano solo a difendere le frontiere, al blocco navale. In Italia si dovrebbe tornare a votare. La distanza Lega M5S è evidente”.

Emma Bonino e gli altri 

E in effetti, se è vero che c’è distanza tra le due ali di Governo, è anche vero che la campagna elettorale della Bonino non è stata delle migliori e avrebbe necessitato di una revisione. Le idee rivoluzionarie sul travaso dei migranti non hanno centrato il punto e l’indirizzo degli italiani sembra orientarsi in tutt’altro verso. La Sinistra resta sola, ancora una volta, e le due formazioni principali – Europa Verde e La Sinistra – hanno raccolto due risultati a dir poco pessimi: rispettivamente il 2,3% e l’1,7%. E resta deluso anche il M5S, che in questi risultati vede i primi esiti del suo fallimento preannunciato da tempo: il 17% dei consensi, circa 4,5 milioni di voti, rappresentano un calo senza precedenti rispetto al 32,7% dei consensi ottenuto alle politiche del 2018. In poco più di un anno, il M5S ha perso circa 6,2 milioni di voti e il motivo non è difficile da capire: l’alleanza con Matteo Salvini non piace a molti elettori dei pentastellati, i buoni propositi sono andati persi e il voto degli italiani è cambiato, orientandosi non più verso un partito che sembrava nuovo, ma tornando o al PD o cambiando addirittura sponda.

Gli altri partiti

Di Maio bocciato, l’era d’oro del Movimento è ormai solo un ricordo. E, tra i due alleati, il punto forte è la Lega e i risultati lo confermano. Il partito di Salvini vola al 34,3%, con 9 milioni di voti. Un dato impressionante visto che, nel 2014, il partito arrivò a mala pena al 6,2%, con meno di 1,7 milioni di voti. Un risultato positivo, ma solo in apparenza, per il Partito Democratico di Nicola Zingaretti che scavalca il M5S ed ottiene il 22,8% dei voti e circa 6 milioni di consensi netti. Rispetto alle Europee del 2014, è comunque un risultato deludente: i democratici hanno perso 5,2 milioni di voti e ben 18 punti percentuali.

E poi c’è Forza Italia, che ha raggiunto l’8,8% e 2,3 milioni di voti: esattamente la metà di quanto preso alle ultime elezioni politiche e alle ultime elezioni europee – il 16,8%. Inoltre, in questa tornata, FI ha beneficiato anche dei voti dell’UDC: Silvio Berlusconi, che era candidato capolista ovunque tranne che nell’Italia centrale, ha portato punti ma i singoli candidati hanno portato un risultato bassissimo. Neanche FI, insomma, sembra essere una valida alternativa.

Chi gioisce, invece, è Giorgia Meloni che porta Fratelli d’Italia al 6,5% dei consensi, dimostrando di aver consolidato il proprio elettorato. La Meloni può tornare a respirare e potrà contare rappresentanti a Bruxelles. La sua destra tende a Salvini, non lo sovrappone, ma è più moderata. Con questi numeri, oltre 1,7 milioni di consensi, il partito può essere determinante per un asse sovranista al Governo, nell’eventualità che il M5S sia fatto fuori da circostanze e concause esterne.

Fonte: dati del Ministero dell’Interno

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