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Donna disabile, suo marito e due minori senza casa: ma il comune aiuta i migranti

ULTIMO AGGIORNAMENTO 16:50
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Majano. Una famiglia di quattro persone – donna disabile, padre e due figli minorenni – rimarrà presto senza casa dopo aver ricevuto un’ordinanza di sfratto per il prossimo 26 settembre. Aveva richiesto di poter essere ospitata nella Canonica della Chiesa ma questa ha già degli inquilini: dei richiedenti asilo.

Majano famiglia sfrattata - Leggilo

E’ accaduto a Majano, una piccola cittadina in provincia di Udine. Una famiglia friulana ha ricevuto un’ordinanza di sfratto esecutivo e dovrà lasciare, il 26 settembre prossimo, la sua abitazione. Una madre, un padre, e due bambini piccoli che presto si ritroveranno senza casa. Un lavoro precario che non garantisce il poter sostenere il pagamento di un affitto. Per questo, la famiglia ormai in rovina ha chiesto aiuto rivolgendosi non solo alle autorità, ma anche alla comunità clericale del paese. Nello specifico, la coppia ha chiesto al parrocco don Emmanuel Runditse di prendere in affitto – ad un costo inferiore di quello che potrebbe essere un appartamento – la canonica di Comerzo, frazione del paese collinare, come riportato da Tg Com.

Ma invece di essere aiutata, ha ricevuto un secco rifiuto: quel posto avrà altri inquilini e sarà utilizzata per i migranti. Infatti, è previsto per domani sera un incontro tra la Caritas Diocesana di Udine e il Sindaco del paese per parlare di accoglienza di circa una quindicina di richiedenti asilo in paese. L’appello della famiglia era stato lanciato l’8 agosto scorso, con l’invio di una raccomandata al parroco: Fra poche settimane saremo su una strada. Ci dispiace disturbarla. Ma abbiamo saputo chela canonica di Comerzo è in fase di ristrutturazione, abbiamo due figli piccoli. Io sono affetta da numerose patologie degenerative e ho fatto richiesta di invalidità civile. Prego ogni giorno che dalla sommatoria di tante disgrazie possa scaturire una piccola pensione di invalidità”. A nulla è servito la richiesta di un prestito, che non è stato garantito per via di un contratto, misero, tra il marito e una piccola azienda. 

“La canonica di Comerzo è ideale per le nostre esigenze: possiamo pagare 350 euro al mese di affitto. Abbiamo bussato a tante porte proponendo questo importo ma nessuno ci ha detto di sì, nonostante l’abbondanza di immobili liberi. Ci siamo rivolti anche ai servizi sociali del Comune e a una associazione che si occupa di casi come il nostro. Nulla”. 

Da questa triste storia, specchio della crisi odierna e di cui i disordini di Casal Bruciato sono diretto riflesso, è emersa anche un’altra faccenda che riguarda una donna di Majano. Quest’ultima si è aggregata a dei profughi e ora vive sotto false generalità nel Regno Unito, con 75 sterline al giorno. Una soluzione che la famiglia ha preso in considerazione ma a cui, però, non vuole arrendersi. Per questo, cerca disperatamente aiuto: Don Emmanuel, lei è l’ultima speranza, la nostra ultima spiaggia, prima di imbarcarci in avventure. Il nostro desiderio più grande è di poter vivere in pace, lavorare, crescere in nostri figli e morire in terra natia, il Friuli”.

Sul caso è intervenuto anche Forza Nuova, come riportato da Il Corriere della Sera: “Giuntaci voce del possibile arrivo di una quindicina di richiedenti asilo nel comune di Majano affermiamo fin da ora che siamo pronti e manifesteremo senza dubbio per impedirlo”, fa sapere il segretario Federico Corso. “Non possiamo tollerare ulteriori prepotenze. Stiamo ricevendo in questi giorni numerose richieste da parte degli abitanti preoccupati, a ragione, delle conseguenze di questa eventualità. Forza Nuova sarà accanto ai cittadini per fermare quello che ritene un abuso”.

Nessuna parola, invece, viene dall’ex Presidente della Camera Laura Boldrini, da sempre in prima fila nell’accoglienza dei migranti. I richiedenti asilo vanno accolti? Potrebbe così essere, per qualcuno. Si potrebbe volere e poter credere alle parole della Boldrini quando prospetta che, in futuro, avremmo tutti lo stile di vita dei migranti. Così come si vorrebbe poter pensare, quando si parla di accoglienza, che far entrare non vuol dire uscire. E che se la convivenza non è possibile, senza un aut-aut necessario, allora bisognerebbe dare priorità a chi c’è già, senza scalciarlo. No, non è una questione di chi viene prima o dopo. La questione è che, a risorse limitate, ne deve corrispondere una gestione adeguata.

Fonti: Tgcom, Il Corriere della Sera

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