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Partorire in casa: Meghan Markle pare non ci sia riuscita. Ma è sicuro?

ULTIMO AGGIORNAMENTO 20:40
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Partorire in casa era il sogno della Duchessa del Sussex e pare che ci abbia creduto fino all’ultimo. Quanto è sicura questa modalità?

Meghan Markle parto in casa - Leggilo

 

Habemus Royal baby. Dopo settimane di illazioni, ipotesi, indizi che neanche quando si gioca a Cluedo ci si impegna così tanto, finalmente il 6 maggio è nato il figlio di Harry e Meghan Markle. È un maschio e ora che è venuto al mondo è scattato il toto nome: i più accreditati sono Albert o Philip, ma considerando che i giornali hanno scritto per giorni che il piccolo era già nato, che sarebbe stata una femmina e che si sarebbe chiamata Allegra, bisogna prendere queste previsioni con le pinze.

Dalle prime indiscrezioni pare che la Duchessa del Sussex abbia avuto il parto che voleva: purtroppo sembra non sia riuscita a partorire in casa – ma ovviamente in una costosa clinica nei dintorni –  e senza epidurale visto che durante la gravidanza aveva imparato delle tecniche di hypnobirthing, una sorta di training autogeno per controllare il dolore.
Il fatto che Meghan volesse stare tra le mura del Frontmore Cottage per far nascere suo figlio riapre certamente il dibattito sulla sicurezza del parto in casa. Lei ha quasi 38 anni, si tratta del primo figlio, è sempre stata attenta all’alimentazione e certamente ha a disposizione tutti gli specialisti possibili. Con queste premesse invece, se fossimo stati qui in Italia sarebbe stata probabilmente sottoposta ad un cesareo programmato vista l’età, che in ginecologia la definisce una “primipara attempata”.

Fino a 50/60anni fa anche nel nostro Paese si partoriva con l’aiuto della levatrice: la nascita veniva vista come un momento naturale e si pensava che stando in un ambiente famigliare la donna avesse una ripresa migliore. Con il passare del tempo invece l’aspetto medico ha preso il sopravvento, a cominciare dal fatto che per far nascere un bambino si viene ricoverati in ospedale. Qui non sempre si può avere il parto che si sognava, anzi a volte si può subire un vero e proprio trauma. Ormai però sembra essere passato il messaggio che sia questa l’alternativa più sicura e anche gli stessi ginecologi a volte sostengono che sia la sola via praticabile.

In Italia in casa si nasce pochissimo. Patrizia Quattrocchi, ricercatrice di salute riproduttiva e politiche sanitarie tra l’Europa e l’America Latina, ha individuato nel suo libro Oltre i luoghi comuni. Partorire e nascere a domicilio e in casa maternità (Editpress) tre alternative possibili: l’assistenza domiciliare privata con ostetriche libere professioniste, partorire in case maternità – ovvero strutture non sanitarie private a conduzione ostetrica – con l’assistenza in libera professione oppure ancora partorire a domicilio ma con l’assistenza di un’ostetrica che appartiene al servizio sanitario nazionale. Se una donna infatti è in buona salute, la gravidanza è stata fisiologica e non ci sono controindicazioni, il parto a domicilio o comunque in altro luogo rispetto all’ospedale non è pericoloso e in ogni caso, se ci fossero complicazioni, prima si verifica che ci sia un ospedale vicino per trasportare la mamma o il bambino.

L’esperienza nelle strutture ospedaliere infatti non risultano infatti poi così gratificanti per molte donne, vista anche la più alta percentuale di cesarei in Europa. Soltanto nel 2016 però si è cominciato a parlare anche qui da noi di violenza ostetrica, comportamento definito – secondo la legge venezuelana già nel 2007 – come “appropriazione del corpo e dei processi riproduttivi della donna da parte del personale sanitario, che si esprime in un trattamento disumano, nell’abuso di medicalizzazione e nella patologizzazione dei processi naturali avendo come conseguenza la perdita di autonomia e della capacità di decidere liberamente del proprio corpo e della propria sessualità, impattando negativamente sulla qualità della vita della donna”. Grazie poi alle voci di molte donne è nato il movimento #bastatacere contro questo tipo di intervento. OvoItalia (Osservatorio Italiano contro la Violenza Ostetrica) ha raccolto infatti dal 5 aprile 2016 in tre anni 24 milioni di persone, come si legge sulla loro pagina Facebook.

Un dibattito che in Italia è ancora agli albori e che certamente ha degli schieramenti piuttosto netti: chi è assolutamente favorevole e chi invece è fermamente contrario. Sicuramente la volontà della Duchessa del Sussex ha sollevato nuovamente la questione, che si rivela spinosa. Da una parte c’è chi sostiene che il personale ospedaliero sia più preparato all’emergenza mentre dall’altra c’è chi ritiene che avere un parto nella tranquillità della propria casa sia meglio per la ripresa della neo mamma.

In ogni caso ora il bambino è nato; ci mancherà non vederla più con la mano sulla pancia. La gravidanza più mediatica degli ultimi anni è finita. Ora ci aspetta un nuovo capitolo, ma è tutta un’altra storia.

Valentina Colmi

 

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