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Migranti, per i giudici i Sindaci possono iscriverli all’anagrafe

ULTIMO AGGIORNAMENTO 16:25
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Bologna segue la scia dei Sindaci Rossi e ribelli verso il Decreto Sicurezza. La giunta PD da prova, ancora una volta, di voler fare di testa sua ignorando le disposizioni date dal Viminale. 

decreto sicurezza Bologna - Leggilo

Secondo quanto stabilito da una sentenza del Tribunale civile, il Comune di Bologna potrà iscrivere all’anagrafe due richiedenti asilo che avevano mosso ricorso contro il diniego ottenuto in seguito all’applicazione del Decreto Sicurezza. Una storia identica è accaduta già a Firenze, quando era stato imposto al Comune di Scandicci di registrare come residente un richiedente asilo di nazionalità somala. Le sentenze, di fatto, sconfessano il Decreto sicurezza e hanno acceso le ire del Vicepremier Matteo Salvini che ha commentato in questi termini, riportati da La Presse: “Sentenza vergognosa, se qualche giudice vuole fare politica e cambiare le leggi per aiutare gli immigrati, lasci il Tribunale e si candidi con la sinistra. Ovviamente faremo ricorso contro questa sentenza, intanto invito tutti i sindaci a rispettare, come ovvio, la Legge”.

I Giudici, dal canto loro, motivano la scelta parlando di una norma “contraria a leggi di livello superiore”, tra questi Leoluca Orlando, Sindaco di Palermo, da sempre in prima fila contro il Decreto,che aveva parlato di un provvedimento “criminogeno” e aveva poi fatto lo stesso, iscrivendo all’anagrafe dei richiedenti asilo di Palermo. Segue la scia dei Primi Cittadini ribelli al Decreto anche Virginio Merola, Sindaco di Bologna, del PD, che ha commentato così la decisione del tribunale bolognese, come riporta La Stampa. “La norma è illegittima e la magistratura è indipendente. Un ministro fa ricorso ma non minaccia i giudici di essere di parte. Io rispetterò la legge e applicherò la sentenza. Salvini faccia bene i suoi provvedimenti invece di fare propaganda”.

Salvini deve sapere che le leggi devono rispettare la Costituzione e i giudici fanno rispettare la Costituzione”, commenta il segretario della Cgil Maurizio Landini, come riporta Adnkronos. Quando una legge non rispetta la Costituzione non c’è da cambiare la Costituzione c’è da cambiare la legge perché vuol dire che non va bene e non rispetta i principi della nostra Costituzione”. Le sentenze come quella stabilita dal Tribunale di Bologna, fa intanto sapere il Viminale, non sono definitive. Per ottenere una modifica della norma c’è necessità che si pronunci la Corte Costituzionale.

Fonti: La Presse, La Stampa, Adnkronos

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