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Solo 21 euro a migrante, le cooperative ora sono in crisi

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L’abbassamento dei costi per l’accoglienza dei migranti, dai 35 euro ai 21-26 euro, che è stata decisa dal Viminale, ha trovato l’opposizione delle cooperative sociali che non partecipano ai bandi. 

Migranti, le cooperative disertano i bandi - Leggilo

L’abbassamento dei costi per l’accoglienza migranti era stata decisa dal Vicepremier Matteo Salvini, con un provvedimento del Viminale che riduceva la media di 35 euro a persona – il costo giornaliero di un migrante – a 19 euro per i centri più grandi e a 26 per le strutture più piccole. Di conseguenza, sono stati ridotti i servizi di integrazione e di inserimento; è venuto meno l’insegnamento della lingua italiana e la formazione professionale; il volontariato e le iniziative di socializzazione; e infine le attività sportive. Tagli anche sull’assistenza: è sparita la presenza degli psicologi e degli assistenti sociali, così come le prestazioni sanitarie sono state ridotte al minimo. In discussione, anche l’idea di come “utilizzare” i migranti, vista l’impossibilità, spesso, di impiegarli per lavori socialmente utili, dal momento che proprio le cooperative gestiscono i loro possibili utilizzi.

Ad esempio Eligio Grigio, vicesindaco di Pordenone, aveva optato per impiegare i risiedenti asilo nei lavori socialmente utili, ma venne bloccato dalle associazioni che gestivano i profughi secondo cui i migranti avrebbero avuto altri impegni, come “seguire lezioni di italiano, o impegnarsi a trovare un lavoro“. In sostanza, le associazioni sono attente alla gestione dei migranti, anche per l’arricchimento che ne deriva, prima dell’applicazione della misura di abbattimento dei costi, inserita in un più ampio progetto di gestione della questione immigrazione,  introdotta con il Decreto Sicurezza.

Tante le conseguenze che l’opposizione fece notare una volta avviata la misura: in primo luogo l’aumento della disoccupazione tra chi lavora nel sociale e il rischio che, con l’abbassamento dei costi, i bandi avrebbero potuto rischiare di restare deserti. In sostanza, le cooperative che gestiscono i centri, avrebbero potuto non partecipare ai bandi e chiudere. Un problema che avrebbe colpito – queste le previsioni – specie quelle più piccole in quanto, con questo genere di tagli, solo le strutture grandi avrebbero potuto farsi carico dei migranti senza il rischio di un deficit.

La reazione delle cooperative

Un timore diventato realtà, visto che molte cooperative – da Genova a Reggio Emilia, da Savona a Lecce, ma anche Ferrara, Treviso, Viterbo – non si presentano alle gare con l’intento di far fallire il piano di abbassamento dei costi per l’accoglienza. Alcune Prefetture hanno così deciso di allungare i tempi delle gare o di rinviarle, e c’è chi ha tentato addirittura il ricorso al Tar. Un tentativo di sabotaggio della procedura di Salvini, appoggiato anche da molti amministratori. “Fanno bene le cooperative che non vogliono partecipare ai nuovi bandi per i centri per migranti. Come si fa a garantire un servizio con venti euro al giorno?”, ha twittato nei giorni scorsi il sindaco di Bologna, Virginio Merola. Impossibile fornire un’assistenza decente a quelle cifre, spiega chi si oppone alla misura, ma dal Viminale la questione è chiara: “è un siluro contro il giro di vite deciso da Salvini”.

Si oppongono al taglio anche Legacoop e Confcooperative – che raccolgono il 90% delle cooperative sociali del Veneto – che hanno spedito una lettera alle Prefetture di Padova, Verona e Belluno per chiedere di bloccare le gare per l’assegnazione dei fondi per l’accoglienza, facendo riferimento alla difficoltà di gestire l’accoglienza con cifre che sono passate da 35 a 18 euro per migrante al giorno. “Non siamo albergatori, se le Prefetture non ritirano e non rivedono le quote saremo costretti a mandare deserti i bandi”, chiedono i vertici. “Con queste cifre almeno 350 persone resteranno senza lavoro, prevalentemente donne con altissima specializzazione”.

In Toscana, invece, sono state Arci e Oxfam ad abbandonare le gare. “Non possiamo fare accoglienza soltanto per garantire pasti e posti letti. C’è un livello di dignità collegata all’accoglienza che con questo bando scompare, per cui ci tiriamo indietro. Non è una questione di soldi ma di qualità dell’accoglienza”, ha detto Simone Ferretti, responsabile immigrazione dell’Arci. Duro anche il commento della Legacoop Toscana, che ha denunciato come i bandi non rispettino alcune norme basiche, come la copertura spese per la sicurezza dei lavoratori e l’assenza di attività per l’integrazione. Sembrano invece intenzionate a partecipare ai bandi associazioni e cooperative quali Caritas, Il Cenacolo, cooperativa Cristoforo, che già gestiscono una grossa fetta di migranti accolti in provincia di Firenze.

Quanto guadagnavano le cooperative?

Nell’era Renzi chi si è occupato di migranti ha fatto affari d’oro. Ad esempio, 45 cooperative sociali – che più o meno vengono gestite tutte dalla Lega Coop, dalla Confcooperative, dalla chiesa cattolica o da movimenti cattolici – hanno depositato presso la Camera di Commercio locale un fatturato di 367,7 milioni di euro nel 2016 e di 294,5 milioni di euro nel 2015. Una crescita di 73,1 milioni di euro in un solo anno, con un aumento del 24,81%. L’utile netto è salito a 6,5 milioni di euro nel 2016, con una crescita assoluta di 3 milioni.

Fra quelle 45, solo 4 hanno visto nel giro dell’ultimo anno ridursi il fatturato per il taglio di alcune commesse pubbliche, ma di quelle quattro tre hanno comunque aumentato la propria redditività rispetto all’anno precedente. L’utile è aumentato per 35 cooperative, mentre per dieci si è ridotto. Ma di queste dieci, ben 9 sono riuscite ad aumentare il proprio giro di affari sperando di fare lievitare il margine nel 2017. Una situazione da ricondurre proprio al Governo di Matteo Renzi – che si vanta di dover rimediare ai danni degli altri, e non ai suoie ad un Decreto dell’agosto 2016 che ha permesso alle cooperative di avere un 15% di redditività in più.

Un vero e proprio business dei migranti, spesso affiancato dalle coop, ad altri tipi di attività nel campo dell’assistenza sociale. Alcuni erano nati come centri per minori, anziani, case famiglia e si sono poi convertite nell’accoglienza dei rifugiati, visti i numeri in continua lievitazione. Almeno, fino a quando il Governo non ha preso in mano le redini e messo un freno allo sperpero e al business. Ma qualcuno si è ribellato gridando alla xenofobia e al fascismo. Sappiamo bene chi.

 

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