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Minniti: “C’è la guerra in Libia, e Salvini si preoccupa di non far sbarcare 64 migranti”

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L’ex Ministro dell’Interno Marco Minniti si dice essere molto preoccupato per la situazione in Libia e ha attaccato il Governo Conte e le scelte di Matteo Salvini sulla questione migranti. 

Marco Minniti contro il Governo - Leggilo

Vorrebbe forse tornare alla carica o forse rimpiange i tempi del Governo Gentiloni, quando era Ministro dell’Interno. Ma al Viminale tira altra aria, e forse il vento spira cattivo per Marco Minniti, in carica dal 2016 fino al 2018, quando il Governo Conte ha preso potere e, pare, stia soddisfacendo le aspettative di chi ha votato i due Vicepremier.

“La situazione in Libia rischia di precipitare da un momento all’altro, con le truppe di Haftar a un passo dall’ingresso a Tripoli e l’annunciata “resistenza” dei reparti fedeli a Serraj, mentre il Governo italiano si preoccupa esclusivamente di opporsi allo sbarco dei 64 migranti soccorsi da una ONG tedesca, non comprendendo in pieno cosa sta accadendo sulle coste libiche”, ha invece detto il predecessore di Matteo Salvini riferendosi alla questione, proprio di qualche giorno fa, della nave tedesca che ha soccorso 64 migranti in difficoltà su un gommone. “Porti chiusi”, ha ribadito Salvini, tanto che la Ong ha fatto retromarcia allontanandosi dalle acque italiane. Una questione, quella della Alan Kurdi, che si sarebbe potuta risolvere in pochi 30 secondi.

Marco Minniti ha denunciato il fatto che, mentre il Governo italiano perde tempo a discutere cinicamente del destino di 64 vite, in Libia la situazione precipita. Ha poi lanciato un allarme sul ruolo che avrebbe il nostro Paese a livello internazionale. Infatti, se la Libia non venisse messa in sicurezza, potrebbe diventare riferimento sicuro per i foreign fighters – i futuri terroristi – di ritorno dalla Siria.

Se la situazione in Libia collassasse, continua Minniti, ci sarebbe il rischio di una vera e propria emergenza sbarchi: “L’Italia si ritroverebbe frontiera di una guerra civile in Libia con tutto quello che significherebbe in termini di flussi migratori che coinvolgerebbero la stessa popolazione libica. Ci troveremmo di fronte ad una emergenza straordinaria, anche in termini di sicurezza. Una roba da allarme rosso di fronte alla quale il governo dovrebbe convocare un comitato di crisi ad horas”. 

Per questo bisogna abbandonare la competizione e far prevalere la cooperazione, chiosa l’ex candidato alla carica di segretario del Partito Democratico, che si è espresso anche sui rapporti con la Francia: “Con la Francia abbiamo scelto la strada dello scontro. Abbiamo aperto un contenzioso inconcludente per ridurre la sua importanza sull’altra sponda del Mediterraneo. E abbiamo ottenuto l’opposto. Si è infiacchito il rapporto con Ciad, Mali, Niger con i quali avevamo avviato una comune cabina di regia per il controllo strategico del confine meridionale della Libia e stiamo perdendo anche quello. Si chiama eterogenesi dei fini. Un capolavoro diplomatico”, ha concluso l’ex Ministro.

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