Home Persone Le piacciono le donne, il padre la violenta: “Meglio morta, che lesbica”

Le piacciono le donne, il padre la violenta: “Meglio morta, che lesbica”

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Palermo. Una ragazza di 23 da anni è stata violentata per anni dal padre, perché lesbica. Dopo anni e anni di abusi, ha trovato il coraggio di denunciare. 

Lei è omosessuale, il padre la violenta

Una ragazza di 23 anni ha denunciato il padre e la madre per averla maltrattata per anni. Ad alimentare i soprusi sono stati gli orientamenti sessuali della ragazza, mai condivisi né accettati dai genitori. La ragazza ha 15 anni quando si accorge della sua omosessualità. I genitori, tramite alcuni messaggi sul telefono della figlia, lo scoprono. Cominciano anni di abusi, maltrattamenti, e offese. “Meglio morta che lesbica”, queste le parole che le rivolge la madre in diverse occasioni. Nel mentre, per anni, il padre la violenta: “Tu devi guardare queste cose, non le femmine.”

Dopo anni di sofferenza la ragazza, compiuta la maggiore età, è scappata da quella casa e ha trovato il coraggio e la forza per ribellarsi, denunciando i genitori. “Ho provato a suicidarmi per tre volte, ma dopo innumerevoli abusi sessuali, sono riuscita a scappare e li ho denunciati, avevo da poco compiuto 18 anni”, ricorda ora. La ragazza riporta ai Carabinieri tutto ciò che ha vissuto in prima persona: violenza sessuale, maltrattamenti e atti persecutori. I genitori negano tutto e sperano nell’appoggio omertoso dei vicini di casa e compaesani: le stesse persone che, quando la giovane, ancora minorenne, provava a fuggire, correvano dai genitori per avvertirli della fuga.

“Mi vestivo da ragazzo e mi tagliavo i capelli corti, poi ho scoperto di essere lesbica. Quando i miei genitori l’hanno scoperto, mi hanno picchiato violentemente in testa, sulle braccia e sulle gambe, mi riempivano di botte dappertutto”, dice la ragazza che non ha più voglia di nascondersi. Dopo una violenza, la ventitreenne ricorda che i genitori hanno inviato un sms a tutte le sue amiche, intimandole di “lasciar stare la figlia”. Poi, le hanno addirittura distrutto il telefono.

La ragazza si è trovata di un fronte a un vero e proprio bivio: “Vivere o morire. Non avevo altre scelte. Ho deciso, così, di denunciare i miei genitori”. Dopo la denuncia, la ragazza è stata trasferita in una comunità sicura e protetta. Ora la ragazza è rinata e lotta per tutti i ragazzi e ragazze che si trovano nella situazione che lei ha vissuto in prima persona. Sostiene “Ora è importante che io ne parli, perché tantissime altre ragazze vivono situazioni simili. E’ importante che non pensino mai di farla finita. Racconto la mia storia perché anche loro trovino la forza e il coraggio di denunciare”, dice ora. Senza più paura né timore di mostrarsi per quello che è.

CS