Home Politica Michele Santoro: “Voglio lavorare in Rai, il lavoro è un diritto”

Michele Santoro: “Voglio lavorare in Rai, il lavoro è un diritto”

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Michele Santoro scrive a tutti invoca la Costituzione. Un po’ come PD e Leu intorno alla Nave Diciotti. Il motivo: voci di corridoio. Non meglio identificati politici della Lega avrebbero saputo di un’eventuale collaborazione del giornalista con Rai2 e, lui afferma lui, vorrebbero: “sapere se a Santoro sia stato affidato dal Direttore di Raidue, Carlo Freccero, il compito di lavorare a un programma d’informazione e con quali compensi”.

Michele Santoro Rai - Leggilo

 

Uno scandalo, insomma. Il giornalista cade letteralmente del pero e ritiene che quello della Lega sua “un’iniziativa senza precedenti“. Santoro scrive: “In assenza di qualsiasi notizia di stampa sull’argomento, su utilizzano voci di corridoio per diffondere falsi allarmi e costringere la Rai a chiudermi la porta in faccia“.  Chi sarebbero i parlamentari leghisti preoccupati per un’eventuale ritorno di Santoro in Rai? Il giornalista allude, lascia intendere, ma non dice. Una teoria del complotto cucita su misura per sè stesso, dunque, con riscontri zero. Ma tanto basta per scrivere ai presidenti di Camera, Rai e Vigilanza, lamentando una lesione del diritto al lavoro. La tecnica sembra quella di Roberto Saviano e dintorni: mettere le mani avanti, desciversi come vittima, fare pressione e ricavarne un utile. Per Saviano il mantenimento della scorta – e la tecnica ha funzionato – per Santoro un clamoroso ritorno in Rai con ruolo e stipendio come ai bei tempi. Un gesto che la televisione di Stato, ai tempi del Governo Conte, dovrebbe compiere, lascia intendere Santoro, per dimostrare di non essere fascista. Come se pluralismo e democrazia fossero garantiti da lui soltanto, da una sua presenza ben remunerata. Perchè certo Santoro non lavora per la gloria. Gli utimi compensi parlavano di 2,7 milioni l’anno ma c’è chi assicura sia tutto falso. Chissà se Michele deciderà mai di fare un scoop facile facile e scrivere una lettera in cui parla dei suoi veri compensi.

Oltre al vittimismo di maniera, la missiva rischia di essere surreale, e Santoro prova a renderla meno stralunata con quale sottolineatura ovvia: “A scanso di equivoci, voglio precisare che discutere della conformità dei contratti e dei contenuti delle trasmissioni agli indirizzi parlamentari rientra perfettamente nelle prerogative della Commissione” si legge. Bella scoperta, c’era bisogno di un giornalista da un milione di euro l’anno, in effetti. Il problema sarebbe nei modi e tempi  con cui i non identificati parlamentari avrebbero posto domande. Questioni di lana caprina, insomma. Ma non per Santoro,che qui lavora di mestiere e gonfia il caso fino al paradosso: secondo il giornalista anche solo fare domande inficerebbe la libertà di prendere decisioni da parte della Rai in maniera libera, creando pressioni preventive. Certe questioni sarebbero improponibili e non possono essere tollerate, al fine di garantire la pluralità del servizio pubblico, dice Santoro. Si vuole “costringere la Rai a chiudermi la porta in faccia” sottolinea, in maniera spiccia, come se Carlo Freccero o chi per lui non fosse in grado di difendere scelte ed autonomia in maniera consona.  Ma Michele se ne frega dell’ovvio e alza il tiro, creando una piccola questione di Stato: “Il fatto che il Governo sia stato decisivo nel rinnovare i vertici della Rai non libera i nuovi dirigenti dal dovere di provvedere all’offerta televisiva in piena autonomia e respingendo pressioni indebite “. Ma non basta e Santoro parla anche di Costituzione e diritto al lavoro, perchè alla pensione lui – vicino ai 70 anni,  45 di onorata carriera – non vuol sentir parlare. “La Costituzione Italiana riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro, e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto”. Nientemeno. Sacrosanto, certo, non si ricordano sit in di protesta per l’abolizione dell’articolo 18. Ci farebbe piacere sentire citare gli articoli della costituzione anche quando si parla dei 6 milioni di disoccupati, ai quali si dovrebbe rispondere: “Scusate si la Costituzione lo dice…ma i mercati non sono d’accordo” da una certa Sinistra per la quale Santoro ha spesso preso le parti. E che ora dice peste e corna su Reddito di Cittadinanza e Quota 100. Già,  ma quelli vivono sulla terra, non nel magico mondo dei contratti milionari Rai.

“Noi giornalisti – continua Santoro –  siamo sempre richiamati al rispetto di regole e regolamenti elaborati dai parlamentari in quanto espressione del popolo. Ma nemmeno il popolo può conferire loro l’autorità di agire offendendo i principi fondamentali a cui si ispira la nostra Repubblica. Almeno fino a quando resteremo una democrazia”. Insomma la democrazia è in pericolo, abbiamo capito.

Come noto Michele Santoro ebbe questioni con la Rai dopo il famoso editto Bulgaro di Berlusconi. Questioni finite in tribunale che hanno visto uscire vittorioso Santoro. Certo si capisce come  un suo ritorno sia considerato non auspicabile da parte Lega e lesa maestà da parte di Santoro. Ma non decide lui, e lo sa. E allora: carta, penna e calamaio. Sperando di spuntarla anche questa volta.

Alessandro Signorini

 

 

Al Presidente della Camera
Al Presidente della Commissione di Vigilanza Rai
e p.c. al Presidente della Rai
Gentili Presidenti,
in questi giorni si è parlato di un’interrogazione o di un quesito presentato (non so se, non so quando e in quale forma) in Commissione Parlamentare di Vigilanza da esponenti della Lega. In estrema sintesi si chiedeva alla Rai “di sapere se a Santoro sia stato affidato dal Direttore di Raidue, Carlo Freccero, il compito di lavorare a un programma d’informazione e con quali compensi”.
Ho deciso di sollecitare la vostra attenzione perché si tratta di un’iniziativa senza precedenti. Non solleva, infatti, obiezioni di merito su fatti, accordi reali o (cosa che sarebbe comunque grave) trattative in corso. In assenza di qualsiasi notizia di stampa sull’argomento, utilizza voci di corridoio per diffondere falsi allarmi e costringere la Rai a chiudermi la porta in faccia. A scanso di equivoci, voglio precisare che discutere della conformità dei contratti e dei contenuti delle trasmissioni agli indirizzi parlamentari rientra perfettamente nelle prerogative della Commissione; ma ciò non può permettere di interferire sui diritti individuali e sulla libertà d’informazione che, fino a prova contraria, restano principi costituzionalmente garantiti.
Ricordo, prima di tutto a me stesso, che la Rai è un Servizio Pubblico della cui autonomia è custode il Parlamento e non il Governo, anche se i partiti ieri come oggi hanno spesso provato a trasformarlo in un organo della maggioranza. Ciò contrasta con la legge, che indica la rappresentazione plurale della società come l’obiettivo da perseguire; e il fatto che il Governo sia stato decisivo nel rinnovare i vertici della Rai non libera i nuovi dirigenti dal dovere di provvedere all’offerta televisiva in piena autonomia e respingendo pressioni indebite.
In un’altra epoca la magistratura è dovuta intervenire per sanzionare duramente la Rai per aver chiuso una mia trasmissione senza valide ragioni editoriali. Penso che, da qualunque prospettiva guardiamo a quei giorni, riprodurre un clima che pensavamo di esserci messi definitivamente alle spalle non serva al Paese.
“È vero che Santoro tornerà a collaborare con la Rai? E con quali compensi?”. Sono domande improponibili, ledono il diritto privato e impediscono a un professionista di svolgere liberamente la sua attività; inoltre una siffatta formulazione assume un grado di deterrenza nei confronti non di una collaborazione esistente ma di qualsivoglia ipotetica futura collaborazione, quando la Costituzione Italiana “riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro, e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto”.
Vi chiedo scusa di aver distratto la vostra attenzione dai vostri impegni istituzionali; ma ho ritenuto di sollevare la questione non per me stesso ma perché sento messi in discussione princìpi fondamentali. Noi giornalisti, in particolare quelli che lavorano o collaborano con la Rai, siamo sempre richiamati al rispetto di regole e regolamenti elaborati dai parlamentari in quanto espressione del popolo. Ma nemmeno il popolo può conferire loro l’autorità di agire offendendo i principi fondamentali a cui si ispira la nostra Repubblica. Almeno fino a quando resteremo una democrazia. Spero che il vostro intervento possa ristabilire un clima di rispetto, scoraggiare altre iniziative inopportune e fare in modo che ciascuno con le sue idee possa contribuire a far crescere civilmente e culturalmente il nostro Paese.
Con osservanza,
Roma, 28 febbraio 2019

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