I sindacati difendono i lavoratori, ma protestano contro Quota cento e Reddito

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Il 9 Febbraio Cgil, Cisl e Uil sono scese in piazza contro il governo Lega-M5S, per una manifestazione nazionale unitaria. Obiettivo, chiedere all’esecutivo giallo-verde di cambiare la politica economica.

Sindacati in piazza contro il governo

Che ci fanno Dio e Mammona nella medesima piazza? Che ci fanno Sindacati e Confindustria, nella medesima piazza, a protestare contro quota 100 e Reddito di Cittadinanza? Comprensibile che Confindustria scenda a protestare – la promotrice Confindustria Romagna, nello specifico – contro una legge che oggettivamente è stata studiata e voluta, non per le solite elite industriali, ma per ridare potere ai cittadini. Una legge, quella del Reddito di Cittadinanza, che va in direzione diametralmente opposta a tutte quelle studiate e messe in campo dai sapienti della nostra politica di destra e di sinistra da anni e anni, con l’unico obiettivo di rendere sempre più libero il campo ai signori del liberismo economico finanziario. L’obiettivo, in quel caso, era di colpire e distruggere i diritti rimasti ai cittadini e ai lavoratori, riducendoli al silenzio.

Ben meno comprensibile, invece, che a opporsi piazza siano i sindacati, contro due leggi studiate e volute per ridare ossigeno ai cittadini e alla classe dei lavoratori. Il reddito dovrebbe mettere in condizione chi lavora di non dover più accettare stipendi vergognosi – che almeno non siano inferiori al reddito minimo al di sopra della soglia di povertà – che hanno affamato e costretto alla semi-schiavitù lavoratori di tutti i settori e di tutte le età, con relativi ridicoli contratti, che fossero a breve o a lungo termine.

Che ci fanno nella medesima piazza, insieme a Confindustria, i sindacati ma anche un partito, il PD? Un tempo Maurizio Martina, ex Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali, prima di tutte le sue metamorfosi, rappresentava gli interessi dei lavoratori. Oggi, sempre più chiaramente, rappresenta quelli del capitale privato. Il suo partito, fattosi baluardo del neoliberismo e delle sue elite, ha demolito il mondo del lavoro e la vita di milioni di normali cittadini, con riforme volute o sostenute, quali la legge Fornero, il jobs act, l’abolizione dell’articolo 18 a tutela del lavoratore.

Ecco, non sapremmo spiegarci questo improbabile connubio di piazza, tra forze teoricamente contrarie, se non arrivassimo machiavellicamente a pensare che anche i sindacati abbiano imparato bene la lezione. Hanno capito che il mondo è governato dal puro mercimonio di uomini e cose, dove il profitto è il solo fattore che la politica occidentale ha tutelato e difeso e che abbia imparato a farlo  da chi ne sa ben più di loro, da chi non si fa scrupolo a scatenare guerre sante, unicamente per interessi economici, gridando pretestuosamente al dittatore , ora in questo stato, ora in quell’altro.
Quale potrebbe essere, allora, il vero motivo che potrebbe aver spinto i sindacati a scendere in piazza, utilizzando un casus belli tanto evidentemente contraddittorio come quello di due leggi che, per quanto discutibili o imperfette, sono nate per ridare dignità ai cittadini? E se fosse proprio il taglio alle pensioni d’oro, che il governo si appresta a effettuare per una maggiore equità sociale e che riguarda anche le pensioni d’oro dei sindacalisti, ad infiammare gli animi dei nostri difensori dei diritti sociali ?

Allora la protesta contro il governo apparirebbe sotto tutt’altra luce, per quello che probabilmente è: una piccola foglia di fico per nascondere la grande vergogna di voler restare aggrappati ai propri privilegi. Altro che vicini alla causa dei lavoratori. Vicini agli interessi delle proprie tasche!