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Julen potrebbe essere ancora vivo

ULTIMO AGGIORNAMENTO 11:39
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C’è una piccola speranza per Julen. Secondo il pediatra, il bimbo potrebbe essere ancora vivo. Non è detto, infatti, che non sia sopravvissuto alla caduta.

C’è ancora speranza per Julen, il bimbo caduto nel pozzo domenica 13 Gennaio, a Totalan, vicino Malaga, in Spagna.

La scienza dice che è complicato, ma la speranza è l’ultima a morire”, ha detto il pediatra galiziano Antonio Rodrìguez. “Julen necessita di tre cose, ossigeno, acqua e cibo, e la cosa più difficile da trovare, senza un adulto, è l’acqua”, ha detto il dottore dell’Unità di terapia intensiva dell’Ospedale di Santiago di Compostela e che sta seguendo, come tutta la Spagna, il caso del povero bimbo precipitato sotto terra. Seppur secondo il medico la sopravvivenza è improbabile, ci potrebbe essere qualche sottile filo di speranza, come riportato da La Stampa. “Laggiù fa freddo e in questo caso il corpo espelle meno acqua, quindi ne ha minor necessità. Questo potrebbe averlo favorito. Inoltre, nel sottosuolo è possibile che il bambino abbia trovato acqua. La fame invece è il problema minore, il corpo ha riserve che finiscono, ma ci sono persone che sopravvivono anche in sciopero della fame. Per quanto riguarda l’ossigeno, il corpo ha bisogno di aria con ossigeno che si rinnova. Se ti trovi in una stanza chiusa ermeticamente non succede, sotto terra sì”.

In più, se fa freddo – e ne farà di certo a 110 metri da terra – il corpo ha bisogno di meno energia. Se quando fa caldo, cuore e polmoni necessitano di più acqua, quando fa freddo il corpo ne ha meno bisogno. Paradossalmente, dice il medico, “è più probabile morire nel deserto che in un polo”.

Quasi nessuno ha azzardato a parlare di probabilità che Julen sia vivo, forse per non dare false speranze ai genitori, già disperati. L’associazione El Niño Jesus di Madrid o l’ Associazione spagnola di Pediatria non si sono espressi.

Anche Andrés Santiago, vice direttore della Scuola di Medicina Legale e Forense presso l’ Università Complutense, sembra seguire la tesi di Rodriguez affidandosi all’istinto di sopravvivenza. “Per Julen è importante che la caduta non abbia intoccato organi vitali. Ma l’acqua rimane il principale problema. La riserva di cibo è molto più bassa in un bambino che in un adulto, ma se è caduto con un biscotto in tasca, o con qualche verme o altro, sicuramente avrà mangiato. Niente è usa e getta”. 

Chiara Feleppa

Fonti: La Vanguardia, La Stampa

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