Leoluca Orlando Cascio, gli ufficiali dell’anagrafe si ribellano

Loluca Orlando Cascio si è messo spalle al muro da solo? Sembrerebbe di sì, e la cosa sorprende. Perchè una ribellione così chiassosa e in apparenza ben pnderata, da parte del Primo Cittadino di Palermo, al Decreto sicurezza, faceva pensare ad un amministrazione coesa contro la “dittatura” di Matteo Salvini. E invece sembra di no. Gli ufficiali dell’Anagrafe Comunale di Palermo, così sembra, non firmeranno le iscrizioni dei richiedenti asilo e di chi ha i permessi di soggiorno per motivi umanitari. Una decisione, quella dei funzionari, in contrasto con le risoluzioni del sindaco che aveva invece dato disposizione agli uffici di sospendere gli effetti del decreto sicurezza. La presa di posizione potrebbe innescare un effetto domino presso gli uffici comunali di altri Sindaci che hanno detto no, guardando ai migranti, forse, ecertamente alle Europee. Luigi De Magistris e Dario Nardella, per sempio.

I funzionari dell’Angrafe di Palermo hanno inviato una lettera al capo area Maurizio Pedicone. Nella missiva fanno riferimento alle responsabilità degli ufficiali e scrivono che compete esclusivamente alla Consulta stabilire la legittimità costituzionale della legge. Non ad un Orlando, dunque, che è tenuto ad applicare il Decreto. E ad applicarlo subito, almeno fino alla pronuncia dei giudici. Il Primo Cittadino, invece, avrebbe deciso d’arbitrio, una procedura scorretta: non applicare il decreto, stabilendo da solo e anticipatamente, l’incostituzionalità delle norme varate dal Governo Conte. Esattamente l’opposto di quello che era tenuto a fare, secondo i funzionari palermitani.

L’ufficiale d’anagrafe è obbligato ad operare secondo i principi di legalità fissati dagli art. 97 e 98 della Costituzione” scrivono i
firmatari che osservano come l’inosservanza dei principi di legge “non può certamente essere disposta con un ordine di servizio” – evidenzia la missiva che indebolisce l’offensiva del Sindaco: “strumento privo di validità sufficiente a esimere l’operatore dal proprio obbligo giuridico di osservanza del dettato normativo e non inidoneo a esonerarlo dalle proprie personali responsabilità. Sono necessari chiarimenti idonei a superare le evidenziate criticità delle disposizioni impartite a questo ufficio e ai singoli ufficiali d’anagrafe materialmente chiamati ad applicarle”, conclude la lettera, come riportato da Live Sicilia.

La “controprotesta” deve aver mandato su tutte le furie Orlando che ne giro di poche ore si è visto scoppiare in casa una mina simile a quella che ha tentato di innescare lui. Ed ha agit d’istinto, il Sindaco, avocado a sé d’imperio le firme per attribuire la residenza agli stranieri che ne fanno richiesta, al di fuori dei limiti imposti dall’osservanza del Decreto sicrezza. Orlando dovrà assumersi le conseguenze legali – non esclusa quella penale – della avocazione che, tra l’altro potrebbe risultare del tutto inutile: tra i possibili effetti negativi, infatti, c’è anche l’annullamento degli atti posti in essere dal Sindaco se e in quanto illeciti. Un braccio di ferro su due fronti, ora, per il Primo Cittadino: il Viminale e Palermo stessa.

Intanto, stando alle cronache locali un centinaio di persone con nazionalità straniera si sono già presentate, da venerdì scorso, negli uffici dell’anagrafe di viale Lazio, dopo le disposizioni date dal capo area Maurizio Pedicone che aveva inzialmente recepito le indicazioni di Orlando.

Il Comune di Palermo, certamente preso alla sprovvista, spiega che gli uffici devono comunque protocollare le istanze degli stranieri “per l’avvio della fase istruttoria che terminerà con accettazione o diniego entro i tempi previsti dalla normativa“. Una dichiarazione di puntiglio che non riesce a nascondere lo smacco e il cunicolo in cui Orlando potrebbe essersi infilato. Ed è in sovrappeso come sempre, peraltro.

Intanto il sondaggio Tecnè commissionato da Rete 4 rileva che nella polemica tra Salvini ed i sindaci disobbedienti il 63% degli italiani si schiera con il Ministro all’Interno. Di questi l’8% ritiene la normativa sbagliata ma comunque da rispettare, quello che Orlando non ha capito o si ostina a non capire. Con lui il 26% degli intervistati. La rivolta di Orlando.

Fonti: Sondaggio Tecnè, Live Sicilia

 

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