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Orlando, De Magistris e Nardella si ribellano a Salvini sui migranti

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Una battaglia continua. Sembra essere il destino del Ministro dell’Interno Matteo Salvini che in queste ore vede rivoltarsi contro di lui i Primi Cittadini di alcune importanti città italiane. L’approvazione del Decreto Sicurezza – con 163 voti a favore al Senato e 336 alla Camera – è stato il primo passo un’ attuazione che stenta ancora a realizzarsi. Leoluca Orlando, indaco di Palermo, ha dichiarato di voler disapplicare il Decreto e le norme sui richiedenti asilo, in quanto le ritiene «disumane e criminogena perché trasforma chi legalmente sta in Italia in un illegale», ed è stato appoggiato, tra gli altri, da Dario Nardella, sindaco di Firenze, e Luigi De Magistris, in carica a Napoli. Il punto controverso riguarda l’iscrizione anagrafica.

Il Sindaco di Palermo è critico sopratutto sull’impossibilità per gli stranieri richiedenti asilo di iscriversi all’anagrafe; senza di essa, sostiene, i migranti perderebbero l’accesso a servizi fondamentali e garantiti, come “la libertà di movimento, il diritto alla salute e alle cure tramite il Servizio sanitario e l’inviolabilità del domicilio“. La norma contestata è l’articolo 13 del decreto sicurezza dove si stabilisce che il permesso di soggiorno rilasciato al richiedente asilo, pur rappresentando un documento di riconoscimento, non è più sufficiente per iscriversi all’anagrafe e ottenere la residenza. La norma coinvolge anche i minori non accompagnati con permesso di soggiorno per motivi umanitari, e gli stranieri che hanno il permesso di soggiorno per motivi di lavoro.

La controversia è sorta quando Orlando ha intimato all’Anagrafe di Palermo, con una nota formale, di non applicare le disposizioni del Decreto Sicurezza in materia di migranti e di “approfondire tutti i profili giuridici anagrafici” che deriveranno dall’applicazione del testo. In attesa di adeguati approfondimenti il Sindaco, con la stessa direttiva, ha chiesto “per gli stranieri coinvolti dalla controversa applicazione della legge, la sospensione di qualsiasi procedura che possa intaccare i diritti fondamentali della persona con particolare, ma non esclusivo, riferimento alle procedure di iscrizione della residenza anagrafica

Perplessità legittima, quella del Sindaco, ma lascia non meno perplessi la tempistica e la spettacolarizzazione impressa dal Primo Cittadino di Palermo. Perché le incongruenze tecniche del decreto potevano certo essere affrontate con altra tempistica e con altri modi. Con la richiesta di un tavolo tecnico con il Ministero dell’interno, per esempio, o attraverso un più stretto coordinamento con le Prefetture. Il decreto  è stato approvato in via definitiva alla Camera il 28 novembre scorso, votato dalla maggioranza, da Fratelli d’Italia e da Forza Italia. C’era tutto il tempo per muoversi adeguatamente, contando anche sul fatto che il testo si conosceva già da mesi.

E invece no: i tre sindaci hanno aspettato, quasi in silenzio, per venir fuori un mese dopo l’approvazione definitiva, all’unisono. Meglio una conferenza stampa che crea scompiglio di qualche serio tentativo di risolverli prima, i problemi. Un asse di Sinistra,  da Orlando a Nardella passando per De Magistris, probabilmente studiato tra i protagonisti, che si sono mossi in maniera coordinata. Il loro no determinerebbe la mancata applicazione del decreto Salvini in tre grandi e rappresentative città italiani.

Matteo Salvini contro tutti? Non più

Ma il cammino è ancora lungo. Ricorda Cesare Mirabelli, presidente emerito della Corte Istituzionale che «i Comuni sono tenuti a uniformarsi alle leggi». Interpellato da Adnkronos, il giurista ha ribadito l’assurdità della coalizione dei sindaci, che sarebbe del tutto infondata e non sostenuta da quanto la legge prevede. «La pubblica amministrazione» spiega Mirabelli, «non può sollevare questioni di legittimità costituzionale ed è tenuto a uniformarsi alla legge, a meno che non sia liberticida – avverte il costituzionalista – si tratterebbe nel caso di eventi eccezionali, di leggi che producono una rottura dell’ordinamento democratico. Nel caso specifico bisogna vedere se si tratta di norme rispetto alle quali è prevista un’attività del Comune che ha carattere di discrezionalità, che la legge impone e che il sindaco ritiene di disapplicare. Non può essere una contestazione generale». In pratica, non è nel diritto di un Sindaco disapplicare una legge per i Comuni e, se lo fa, deve intervenire il prefetto o un’altra autorità, determinando un contenzioso che potrebbe sollevare una questione di legittimità costituzionale.

La rivolta dei sindaci contro la legge Insicurezza

Leoluca Orlando: «La vogliamo smettere di dire che chi rispetta i diritti umani è eversivo?»▶ Il video integrale della conferenza stampa sul sito di Radio Radicale👇www.radioradicale.it/scheda/562137/

Pubblicato da Left su Giovedì 3 gennaio 2019

 

Anche Giovanni Maria Flick, della Corte, in un’intervista a «Radio Anch’io», su Radio 1, ha appoggiato Mirabelli, creando un altro asse che fa da contrappeso a quello della triade dei sindaci. «Non spetta al sindaco decidere di sospendere l’applicazione di una legge se la ritiene incostituzionale ma ricorrere all’autorità giudiziaria per chiedere che ne verifichi l’applicabilità e nel caso l’autorità giudiziaria ne investe la Corte costituzionale». Questione di competenze, discussa anche dai sindaci di Udine e Novara, che invece hanno appoggiato il Premier in carica. «Il Comune di Udine garantirà piena applicazione al decreto sicurezza varato dal Governo e approvato dal Parlamento. La lotta all’illegalità promossa dal ministro Salvini troverà dunque nella città che ho l’onore di rappresentare una solida alleata, nell’esclusivo interesse di tutti quei cittadini, anche non italiani, che rispettano la legge e le nostre tradizioni», ha dichiarato Pietro Fontanini, sindaco di Udine. Alessandro Canelli, di Novara, ha parlato del decreto come strumento fondamentale per il controllo del territorio e per la sicurezza dei cittadini. Dietro l’opposizione dei Sindaci c’è forse una presa di posizione ideologica, il tentativo disperato di opposizione a una persona e al suo ruolo, più che alla legge in sé.

Orlando, più prudenza ora

Più cauto e istituzionale è apparso Orlando parlando con Sky, dopo la levata di scudi iniziale “Ho fatto un atto istituzionale, da sindaco. Perché ritengo che questo decreto per alcune sue parti riguarda competenze esclusivamente comunali, come quella anagrafica – dice il sindaco, che evidentemente dopo le critiche non ha alcuna voglia di apparire eversivo dinanzi ad un provvedimento controfirmato dal Presidente Mattarella. Nello stesso tempo cerca di giustificare l’impeto del giorno prima “Il decreto realizza una violazione dei diritti umani.” Una violazione che di cui fino a questo momento il Quirinale non si è accorto.

Questo provvedimento serve a trasformare persone che sono legali in illegali e a consegnarle alla disperazione, alla criminalità. Questo va contro il diritto alla sicurezza. Vorrei ricordare al ministro Salvini che in un Paese democratico la sicurezza si garantisce rispettando i diritti delle persone, non emarginando”, Orlando ha continuato con un po’ di poesia e di cuore in mano, in stile Vendola. “Palermo è da sempre una città che accoglie, io ho cercato di interpretare i sentimenti e la storia di questa città. Chi vive qui sentendosi accolto la difende, poco conta se è nato in Afghanistan o a Palermo”, sottolinea. Strumentalizzazione politica e retorica di Sinistra e papalina a parte, Orlando si è mosso in maniera pertinente, sembra: “Ho disposto la sospensione del decreto nella parte che riguarda le norme sull’anagrafe ed ho dato incarico all’ufficio legale di adire il giudice civile – ha spiegato – perché non posso andare direttamente alla Corte Costituzionale, per accertare la violazione dei diritti umani e quella di alcuni articoli specifici della Costituzione” . Ed ha concluso con queste parole. “Il sindaco firma e si assume la responsabilità, nell’attesa di avere un giudizio da parte dell’unico organo che è competente, che è la Corte Costituzionale”.

Matteo Salvini sembra non dolersi più di tanto e ne approfitta per sciorinare quelle frasi che hanno fatto la disperazione dei suoi detrattori: “Con il PD caos e clandestini, con la Lega ordine e rispetto. Certi sindaci rimpiangono i bei tempi andati sull’immigrazione, ma anche per loro è finita la pacchia“. E, rispondendo direttamente ad Orlando ha aggiunto:“Prima dobbiamo pensare ai milioni di Italiani poveri e disoccupati, difendendoli dai troppi reati commessi da immigrati clandestini, poi salveremo anche il resto del mondo“. Cosa farà il PD? Sembra prevedibile: cavalcherà la protesta, un po’ alla rinfusa, mentre il Partito continua ad essere senza capo né coda. Primum vivere, deinde philosophari dicevano gli antichi. Per loro no, la priorità è perdere voti, quelli rimasti. E dopo, forse, ridotti alla stremo, torneranno a far politica.

Chiara Feleppa

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