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“Firenze secondo me” Matteo Renzi non supera il 1,8 per cento

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E’ andata male, forse peggio di quanto temuto. Matteo Renzi fallisce la scommessa  e con il suo documentario “Firenze secondo me“,  al debutto, sabato sera su Canale Nove non supera l’1,8 per cento di share.  Poco, pochissimo. L’ex premier ha giocato la carta della versatilità e del legame forte con la città, ma non è bastato.

L’idea era buona ed era giusto tentare. Due anni fa sarebbe andata diversamente, due anni prima ancora meglio. Ma a quel tempo l’ex sindaco di Firenze aveva altro da fare. Se si deve percepire qualcosa da questa débàcle la riflessione porta a concludere che la popolarità, l’essere amato da molti, e l’impopolarità –  intesa come il suo esatto contrario – non sono equivalenti e capitalizzabili in egual misura. Renzi è convinto che l’odio sia non meno passeggero del successo e che alla fine,  verve, spigliatezza e versatilità saranno bastevoli a riportarlo in auge. Intanto può concedersi qualche diversivo, da documentarista a conferenziere. Le possibilità sono molte. “Quando la nebbia dell’odio personale finalmente sparirà, potremo finalmente confrontarci sulle idee per l’Italia….” scrisse in un tweet dello scorso anno. Matteo era già stato disarcionato dagli esiti del referendum. Gentiloni sedeva a Palazzo Chigi, mentre l’ex sindaco di Firenze attendeva, con non troppa pazienza, di poter riprendersi un ruolo da protagonista.

Non è ancora successo. Secondo i dati Auditel l’ex segretario del PD, nei panni di guida turistica, ha raccolto appena 367mila spettatori. Forse se avessero potuto commentare in diretta con emoticons e frasi di dileggio visibili a tutti, le persone sarebbero state molto di più. Ma non sempre si può ottenere beneficio dall’impopolarità. Renzi dovrebbe trarne un insegnamento anche per il perseguimento della propria carriera politica.

La sensazione è che il treno sia passato una volta e lui abbia fatto quello che virtù e difetti gli consentivano di fare. Il problema per Renzi è di aver creato sulla propria personalità una tale “brand” – inteso come marchio tipico, riconoscibile al punto da apparire indelebile – che gli risulterà impossibile proporsi in maniera radicalmente diversa, se non a costo di apparire falso. Renzi è quello che è, prendere o lasciare. Molti, quasi tutti lo hanno lasciato. Essere antipatici può servire alle dirette FB – chi ti detesta verrà a commentare, e solo in quel momento popolarità e impopolarità sono equivalenti – ma essere antipatici non ti porta spettatori se parli di Palazzo Vecchio. E non porta voti, sopratutto.

Matteo Salvini non si è fatto mancare una frase piena di ironia: parlando alla scuola di formazione politica della Lega a Milano, Matteo Salvini ha detto: “Basta con gli applausi, che poi mi monto la testa, poi finisco a fare documentari su Milano che fanno l’1,8% di share. Ha vinto anche la replica della Signora in Giallo“.

Firenze secondo me” vedrà Renzi protagonista di altri tre episodi. Potrebbe essere uno stillicidio per l’ex sindaco. Intanto lui ringrazia i pochi che l’hanno seguito: “Buongiorno a tutti, grazie per i vostri messaggi! Sono in Cina per qualche ora, rientro domani per la legge di bilancio…grazie a tutti per i commenti, grazie davvero“. E aggiunge: “Firenze emoziona sempre e sono felice se sono riuscito ad accompagnarvi davanti al mistero di questa città. Sabato prossimo: i piccoli bambini degli Innocenti, la congiura dei Pazzi, la grande forza di Brunelleschi che rischia contro tutto e contro tutti, le porte del Paradiso”. Al di là dei ringraziamenti di rito, Renzi ha capito perfettamente l’entità dell’insuccesso e chiude anzitempo qualsiasi discorso sul proseguimento della sua avventura sul piccolo schermo: “La proposta più bella e quella di chi suggerisce di fare anche una MilanoSecondoMe, una RomaSecondoMe, una NapoliSecondoMe. Sarebbe bellissimo, ovviamente condotti da personaggi che hanno una relazione speciale con queste città“.