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Mamma di Pamela Mastropietro: “Mia figlia e Desirée solo strumenti”

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La mamma di Pamela Mastropietro ha scritto una lettera alla trasmissione “Storie italiane” per parlare della figlia e della povera Desirée.

Giovani, fragili, forse sole al punto di fidarsi delle persone sbagliate. Pamela Mastropietro e Desirée Mariottini sono le facce della stessa medaglia; fa paura sapere quanti punti hanno in comune queste due storie, le cui protagoniste purtroppo non hanno più la voce per raccontare la loro versione dei fatti. Drogate, abusate come se fossero solo un oggetto di piacere di maschi senza scrupoli e poi uccise. Lasciate lì come una bambola rotta nel caso di Desirée e addirittura ridotta a pezzi come Pamela. Per entrambe gli assassini hanno il volto di immigrati nigeriani e senegalesi: una brutalità indicibile che dà ancora più forza al concetto di “uomo nero”, quel mostro delle favole che viene invocato per creare paura e terrore. Qui non solo è stato richiamato, ma ha agito nel più terribile dei modi.

La mamma di Pamela Mastropietro: “Non accetto quello che viene detto di mia figlia”

Alessandra Verni, la mamma di Pamela Mastropietro – dopo che per giorni si è parlato dell’utilizzo mediatico dell’omicidio di Desirée da parte di Matteo Salvini – ha scritto una lettera alla trasmissione “Storie italiane” di Eleonora Daniele dicendo che la figlia e Desirée sono solamente degli strumenti di pensieri distorti: “La loro breve storia terrena mi sembra sia stata stravolta e mistificata. L’attenzione sta rischiando di essere spostata.  Da vittime innocenti di istinti bestiali e feroci a strumenti di ideologie e pensieri distorti. Troppe volte ho letto e sentito dire ‘però Pamela era una tossica, dov’era la famiglia?’ No, questo non lo accetto”. E ancora:  “Pamela era solo una ragazza che aveva un disperato bisogno di aiuto. Pamela era malata, le era stato diagnosticato un grave disturbo border line e la sua patologia l’ha fatta scivolare velocemente dalla ribellione alla droga. Si era innamorata del ragazzo sbagliato, sperava di farlo uscire dal tunnel della dipendenza e invece ne è stata travolta lei. Pamela, però, voleva guarire a tutti i costi: prendeva farmaci potentissimi perché contava di farcela e per questo era andata volentieri in comunità, per cercare di rinascere. Pamela voleva fare la criminologa ma il destino si è preso beffa di lei”.