Home Economia “L’economia italiana sta bene e l’UE vaneggia”

“L’economia italiana sta bene e l’UE vaneggia”

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L’economia italiana sembra che goda di ottima salute, nonostante i pareri dell’opposizione e le minacce dell’Unione Europea. A dirlo l’economista Guido Salerno Aletta. 

economia italianaAddirittura è arrivata la lettera dei commissari europei per capire come sistemare i conti dell’Italia. Un panorama apocalittico che il Presidente della Commissione Europea Jean Claude Juncker ha delineato dicendo che l’Italia corre il rischio di diventare come la Grecia. Il commissario europeo dell’economia Pierre Moscovici ha addirittura parlato di “tanti piccoli Mussolini” in riferimento all’ottenimento del rapporto deficit/Pil al 2,4%.

Non passa giorno poi in cui l’opposizione non parli di Paese allo sbando a causa delle politiche scellerate del Governo, eppure pare che nessuno sappia leggere i dati. A dichiararlo è l’economista Guido Salerno Aletta che ha parlato di un’economia in salute, in contrapposizione con l’opinione dell’Unione Europea. “La situazione del nostro Paese non è mai stata così solida strutturalmente dal punto di vista delle relazioni economiche e finanziarie internazionali, anche se viene taciuta. Nessuno si prende la briga di leggere i dati, neppure quelli riassuntivi della bilancia dei pagamenti e della posizione finanziaria netta sull’estero”.

L’economia italiana sta bene, ma l’Europa non lo riconosce

Secondo Salerno Aletta, infatti, è vero che si cresce poco, ma il Paese è meno indebitato, sia per quanto riguarda le imprese sia per ciò che riguarda le famiglie. Aumenta anche il risparmio delle famiglie italiane, arrivato all’8% del reddito disponibile lordo mentre il debito – anche in rapporto al Pil – è molto più contenuto rispetto al resto dell’Eurozona: è pari al 41,1%, rispetto al 57,8%. Se dunque il risparmio aumenta e l’indebitamento è stabile, a farne le conseguenze sono i consumi: l’andamento della spesa per consumi si sta dimezzando (da +1,51% a +0,66% rispetto al 2017). Le famiglie italiane sono attanagliate dalla preoccupazione per il futuro, visto che l’indice del reddito disponibile, che era pari a 102,6 nel 2009, è ancora a quota 98,7 nel secondo trimestre di quest’anno.

A livello più generale, anche l’interscambio con l’estero pare essere positivo:  secondo quanto riportato dall’Osservatorio del Ministero per lo sviluppo economico, è passato dai 751 miliardi del 2008 agli 849 miliardi del 2017 (+13%). L’import è cresciuto da 382 a 401 miliardi (+5%) mentre l’export da 369 a 448 miliardi (+21%). Alla fine del secondo trimestre 2018 l’Italia ha un debito verso l’estero di soli  59 miliardi di euro (-3,4% del pil), cifra che si è ridotta di circa 65 miliardi (quasi 4% del pil) rispetto alla fine del primo trimestre dell’anno.

Su cosa Bruxelles allora stabilisce la cattiva posizione italiana? Secondo l’economista per la Commissione Europea: “la sordità è di casa” visto che “le regole non possono essere messe in discussione, né direttamente né indirettamente. Prova ne è il fatto che è caduta in un lago di silenzio la proposta del governo italiano, contenuta nel documento predisposto dal Ministro per le politiche europee Paolo Savona, intitolato “Una politeia per un’Europa diversa, più forte e più equa”, in cui si chiede la costituzione di un Gruppo di riflessione ad alto livello su tutta una serie di questioni, ivi comprese quelle relative alla definizione dinamica del deficit massimo ammissibile ed all’abbattimento del debito eccedente il rapporto del 60% sul pil”. Senza dimenticare che il braccio di ferro tra Roma e Bruxelles in relazione al bilancio e il conseguente aumento dello Spread non è altro che una discussione di carattere politico ed ideologico”.

Secondo Salerno Aletta, invece, bisognerebbe che l’Unione Europea riconoscesse gli “gli sforzi straordinari di consolidamento compiuti dall’Italia nonostante una messe di normative penalizzanti e di vincoli apodittici” “Invece” – prosegue l’economista – ci troviamo di fronte ad una Unione robotizzata, incapace di riflettere sui risultati derivanti dalle regole che ha adottato, e sugli errori compiuti. È questo il vero baratro in cui sta precipitando, il vuoto della ragione”.