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Emmanuel Macron ha l’aria del bravo ragazzo: biondo, con gli occhi azzurri, sposato con la professoressa del liceo più grande di lui di 20 anni e soprattutto è un prodigio, visto che è diventato Presidente a neanche 40 anni.

Non lasciamoci ingannare da quell’aria “piaciona”, visto che – a quanto pare – cerca di rubare il petrolio all’Eni in Libia, favorendo la francese Total. I fatti sono questi: l’arma che Emmanuel Macron usa contro l’Italia è il generale Khalifa Haftar, capo delle milizie della Cirenaica, che è chiaramente ostile a Fayez al Sarraj, primo ministro del governo di unità nazionale libico  riconosciuto dall’Onu. Dalla Francia dicono che costui è corrotto e la ripresa dei combattimenti in Libia è per la risorsa più importante del pianeta: il petrolio. Si fa guerra contro Sarraj perché garantisce gli assetti attuali, che vedono l’Eni socio privilegiato della National oil company, la compagnia petrolifera nazionale. L’eliminazione di al Sarraj o la divisione della Libia potrebbe mettere in discussione la presenza dei giacimenti di Eni. La minaccia potrebbe comprendere anche Green Stream, che unisce Mellitah, sulla costa libica, con Gela, in Sicilia: si tratta di una conduttura attraverso la quale il nostro Paese importa il 7% del gas naturale che arriva nelle abitazioni e negli impianti industriali.

Attaccare al Sarraj significa pertanto attaccare l’Italia, anche se è Haftar a compiere le operazioni.  L’Eni, che è in Libia dal 1959 e ha concessioni fino al 2042 per il petrolio e al 2047 per il gas, vive comunque una situazione non sicura, visto che alcune settimane fa una nave dell’Eni aveva evacuato diversi tecnici italiani impiegati nel terminal e nei pozzi di Mellitah, segno che la situazione è molto critica, anche per le circa 50 aziende italiane che operano in e con la Libia e che creano un indotto da 60mila dipendenti.

La Francia in realtà ha cominciato già da tempo ad acquistare terreno – data la situazione di Eni – acquisendo come Total il 16% della concessione Waha, comprata  dagli americani di Marathon Oil. L’acquisto, per 450 milioni di dollari, potrebbe permettere ai francesi di produttore 400mila barili di petrolio al giorno (il record Eni è del 2017 a 384 mila barili giornalieri). Nel frattempo, c’è qualcuno che in “casa” non appoggerebbe Eni, ma Total e questo qualcuno è Matteo Renzi che ha sponsorizzato il tradizionale appuntamento della Leopolda a Firenze tramite il colosso francese.

E sempre lo stesso ex Premier, un paio di anni fa era stato accusato dall’avvocato Carlo Taormina di aver favorito Total e Shell: “Renzi favoreggiatore di Total e Shell con l’emendamento Boschi-Guidi. È da incriminare per reato ministeriale.Tutti davanti a Palazzo Chigi per far dimettere Renzi.La magistratura vuole fare il suo dovere o in galera ci vanno solo I poveracci?Mi rivolgo alle procure di Potenza e di Roma o hanno paura anche loro?”.

Per la cronaca l’emendamento di cui parla Taormina è quello relativo alla Legge di Stabilità, approvato all’ultimo momento nel dicembre del 2014,  con il quale si dava il via libera al progetto di estrazione di petrolio Tempa Rossa, un’opera fortemente contestata dalla associazioni ambientaliste ma sulla quale Gianluca Gemelli- tra l’altro compagno della stessa Guidi – aveva forti interessi.