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Bus nella scarpata di Avellino, Società Autostrade nei guai. Di Maio: “Notizia nascosta dai giornali”

ULTIMO AGGIORNAMENTO 21:25
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Il 28 luglio 2013 è avvenuta ad Avellino la strage del bus: un mezzo è infatti precipitato dall “Acqualonga” dell’A16 Napoli-Canosa: quaranta persone persero la vita.

A distanza di 5 anni si sta svolgendo il processo che vede coinvolte 12 persone tra dirigenti e dipendenti della società; gli imputati sono accusati di omicidio colposo plurimo e disastro colposo. Il procuratore capo di Avellino, Rosario Cantelmo, ha chiesto ai giudici “una sentenza giusta, che non consenta a nessuno di farla franca“. “Nulla di tutto questo si sarebbe verificato se Autostrade avesse semplicemente adempiuto al suo dovere contrattuale”, ha spiegato Cantelmo, come riportato da LaPresse. In alcuni passaggi del proprio intervento ha parlato dell’interesse per il profitto di Autostrade per l’Italia:  “nonostante i lauti guadagni derivanti dal pedaggio che pagano i cittadini, non ha inteso provvedere alla manutenzione delle barriere del viadotto”. Inoltre il Procuratore di Avellino ha biasimato la condotta degli imputati che hanno preferito rimpallarsi le responsabilità di quanto accaduto ad Acqualonga.

L’accusa proseguirà la requisitoria nelle udienze del 19 ottobre e del 2 novembre; il 16 novembre inizierà invece la difesa. La sentenza è attesa per fine dicembre. Secondo il perito che ha effettuato le analisi dell’incidente, se le barriere fossero state in buono stato, il pulmino non sarebbe precipitato di sotto: “sarebbe stato concretamente trattenuto in carreggiata, fino al suo arresto definitivo” ed è per questo che i vertici di Autostrade sono sotto giudizio.

Per la difesa, nella persona dell’avvocato Giorgio Perroni, le richieste del Pubblico Ministero  – 10 anni di reclusione e omicidio colposo plurimo per l’amministratore delegato Giovanni Castellucci – sono “sconcertanti” perché non fondate su alcun dato scientifico oggettivo ed in contrasto con quanto emerso in dibattimento” Secondo il legale, come si legge sul sito di Autostrade per l’Italia, “La decisione contestata si inserisce all’interno di un progetto di riqualifica delle barriere stesse, deciso su base volontaria da Autostrade per l’Italia, per il quale la società aveva messo a disposizione dei progettisti ben 150 milioni di euro” conclude.

Secondo il Ministro dello Sviluppo Economico e del Lavoro Luigi Di Maio, l’ad Castellucci deve dimettersi. “È evidente che il sistema delle concessioni così come è ora non funziona più e va cambiato. È necessario puntare i riflettori sulle cose che non vanno. I giornali che nascondono queste notizie  fanno un pessimo servizio di informazione al Paese. Se avessero fatto coraggiose inchieste sullo stato delle autostrade italiane anziché limitarsi a prendere i soldi per le pubblicità dai Benetton, oggi forse la situazione sarebbe migliore”.

Oltre a Castellucci ci sono altri imputati, come dicevamo: sono stati chiesti 12 anni di reclusione per Gennaro Lametta, il titolare della “Mondo Travel” e proprietario del bus, che nell’incidente ha perso il fratello Ciro, autista del mezzo; nove anni ad Antonietta Ceriola, dipendente della Motorizzazione Civile di Napoli e 6 anni per Vittorio Saulino,  dipendente anche lui della Motorizzazione.  Secondo la procura Lametta – accusato di concorso in omicidio, lesioni e disastro colposo – è responsabile non solo delle pessime condizioni del bus immatricolato nel 1985 con 800mila chilometri, ma anche per non aver sottoposto il mezzo alla revisione, cosa che certamente avrebbe impedito al mezzo di circolare.  I due funzionari della Motorizzazione Civile sono invece accusati di non aver controllato le reali condizioni del vecchio pulmino turismo.

Mentre era in corso il processo, si è verificato anche un malore: Partorina De Felice, sopravvissuta all’incidente nel quale è morto suo marito, ha quasi perso i sensi ma non ha voluto proseguire le cure in ospedale.

Fonti: LaPresse, Autostrade per l’Italia

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