Home Politica Estera Jean Claude Juncker: “Italiani spergiuri e pieni di debiti”

Jean Claude Juncker: “Italiani spergiuri e pieni di debiti”

CONDIVIDI

Spergiuri e quaquaraquà. E pieni di debiti. Questo, al netto del linguaggio diplomatico, il giudizio su chi guida le sorti del Bel Paese secondo il Presidente della Commissione Ue Jean Claude Juncker. L’Italia ha in passato ottenuto ampi margini di flessibilità perchè ha promesso, invano, di ridurre il proprio deficit, ma non ha mai rispettato la parola data.  E’ il motivo all’origine delle resistenze da parte di Bruxelles nei confronti dell’Italia.

E poco importa che queste promesse siano state fatte da altri governi. Il Presidente della Commissione parla della manovra economica italiana a pochi giorni del 15 ottobre, quando il governo Conte dovrà inviare a Bruxelles il suo piano di bilancio, e in una intervista al quotidiano francese Le Monde torna a lamentarsi del nostro paese perchè non rispetta le regole concordate. Le similitudini fatte tra Italia e Francia, secondo Juncker, non reggono proprio. I deficit di Francia e Italia non sono paragonabili sottolinea il Presidente, non senza ironia:  “c’è più di qualche leggera sfumatura tra il caso italiano e quello che viene chiamato il precedente francese“, ovvero il deficit di Parigi che è stato superiore al 3% per nove anni. “Il livello di indebitamento dell’Italia è molto più elevato di quello della Francia“, aggiunge il presidente della Commissione Ue, la Francia non attua politiche economiche che possono far aumentare suo deficit. Ha sempre rispettato la sua parola, anche se non è stato semplice. “L’Italia, invece non la rispetta“, ribadisce. La Commissione esaminerà il progetto italiano per il 2019 tra il 15 ottobre e la fine di novembre “senza collera e senza parzialità“, prosegue Juncker. “Il nostro mandato non è di rovesciare un governo o di creare problemi con comportamenti inappropriati o delle dichiarazioni eccessive“.

Ma nonostante qualche parola rassicurante ancora una volta Juncker ripete che l’Italia “non rispetta” la parola sugli impegni di bilancio. “Il suo precedente governo si era impegnato a un deficit dello 0,8% del Pil nel 2019 e il nuovo lo porta al 2,4%“, ricorda.”Non ho niente contro l’Italia, al contrario. Io la amo. Che si smetta di descriverci come dei mostri freddi e chiusi in un bunker, insensibili agli appelli del popolo” sottolinea Juncker: “Se l’Italia ha potuto investire così tanto in questi ultimi anni, è perché ho reso più flessibile l’interpretazione del Patto di Stabilità e Crescita. Questo mi è valso dei problemi con un buon numero di altri Stati membri ma ho voluto che si prendessero in considerazione i cicli economici e le spese straordinarie, come quelle legate alla crisi dei rifugiati”. Inoltre, sottolinea Juncker: “abbiamo attivato una clausola di investimenti e un’altra sulle riforme strutturali. Così l’Italia ha potuto spendere 30 miliardi di euro in più di quanto avrebbe potuto fare se avessimo applicato meccanicamente le regole“.

Conclude Juncker: “Il governo italiano è libero di fare le sue scelte nella lotta alla povertà, scegliendo puntare sul reddito minimo o nella fiscalità delle imprese, ma si devono rispettare le regole sul deficit e il debito “per non mettere in pericolo la solidarietà europea“.

I deputati M5s della Commissione Bilancio commentano in una nota, le ultime dichiarazioni del presidente della Commissione Ue. “Sorprendono ancora una volta le dichiarazioni di Juncker, che da un lato dice di amare il nostro Paese e dall’altro gli chiede ancora austerità, giustificandola con gli impegni di finanza pubblica presi dal governo Gentiloni. Juncker forse non ha ben chiari  i meccanismi della democrazia: il 4 marzo il voto popolare ha premiato M5S e Lega, forze politiche che si sono poi unite in un Contratto di Governo. Per realizzarlo abbiamo bisogno di abbandonare l’austerità e dare forza ad un’economia che ereditiamo in pessime condizioni. Lo 0,8% di deficit 2019 promesso dal Partito Democratico sarebbe un tradimento elettorale imperdonabile. Dovremmo tagliare ancora investimenti e servizi pubblici perché un partito mandato a casa dagli elettori lo aveva promesso?“.  Il Ministro dell’Economia Giovanni Tria sottolinea seccamente: “I trattati indicano il 3% e questo viene rispettato“.