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Riforme costituzionali, tocca al nuovo Governo

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Per Matteo Renzi sarebbe un’umiliazione cocente. Non quella definitiva, forse, perchè con l’ex premier non sembra possibile indurlo alla resa, anche contro ogni evidenza. Ma una riforma costituzionale finalmente comprensibile, sensata, in luogo di quella tentata dal Governo Renzi sarebbe uno smacco difficile da assorbire. Il Ministro del Lavoro Luigi Di Maio e il Ministro per i Rapporti con il Parlamento e la democrazia diretta, Riccardo Fraccaro, hanno presentato – assieme ad alcuni parlamentari della Lega – le riforme costituzionali che saranno passate al vaglio di Camera e Senato. Il nuovo piano chiamato “Riforme del cambiamento – Meno Poltrone più Democrazia” contiene alcune novità interessanti.

Quella che cattura maggiormente l’attenzione è sicuramente il taglio dei parlamentari, ben 345 in meno. “Per me troppi parlamentari sono inutili, non il Parlamento” ha detto Di Maio alla stampa durante l’incontro per la presentazione delle nuove riforme. Nessuna abolizione di uno dei due rami Camera o Senato, sì al bicameralismo che resta “un cardine fondamentale, manteniamo la doppia lettura”. 

 

Tagliare però ben 345 posti è sicuramente una rivoluzione: questo permetterebbe di arrivare alla cifra tonda di 400 dePutati (contro gli attuali 630) di cui 8 eletti all’estero e 200 senatori (oggi sono 315), di cui 4 eletti all’estero. Il totale sarebbe di 600 parlamentari in tutto contro gli attuali 945.  Secondo il vicepresidente del Senato Roberto Calderoli si tratterebbe di “Un risparmio economico a beneficio dell’efficienza, permettendo anche che tutti siano seduti durante l’assemblea comune del Parlamento”. Fraccaro sottolinea che questo risparmio è di “500 milioni di euro in meno di una legislatura” aggiungendo anche che non viene meno la rappresentanza degli eletti dal popolo: “Dare più potere al popolo, ma questo non significa eliminare il Parlamento. Anzi è renderlo più efficiente. Siamo il Paese con il più alto numero dei parlamentari in Europa, noi non stiamo distruggendo la rappresentanza, non la stiamo snaturando, ci adeguiamo alle migliori pratiche”  Anche Di Maio batte su questo aspetto: “Tagliamo 345 stipendi, 345 diarie, assicurazioni, cellulari… e una serie di altri benefit. Quindi è una riforma che affronta non poco il tema dei costi e dei privilegi”.  

Su quanto poi promesso in campagna elettorale, ovvero il taglio degli stipendi dei Parlamentari, il Ministro delle Riforme  precisa:”E’ una competenza dell’ufficio di presidenza della Camera che sta lavorando alla cancellazione di tutti i privilegi. Ma questa domanda me la doveva fare quando ero Questore. Ora sono ministro, devo rispettare l’ autonomia della Camera e il presidente Fico”. 

Le riforme prevedono anche un nuovo modo di utilizzare il referendum propositivo; i cittadini dovranno raccogliere 100mila firme e poi sottoporre alla Corte costituzionale il testo del referendum. Se la Corte darà la sua approvazione, allora serviranno 500mila firme per sottoporre il quesito alla cittadinanza. Prima però ci sarà un altro passaggio: se entro 18 mesi il Parlamento non esaminerà la proposta di legge di iniziativa popolare, scatterà il referendum senza quorum. Nel caso in cui il Parlamento approvasse la proposta, ma modificasse il testo, starebbe ad un comitato promotore composto da cittadini decidere se questo nuovo testo sia corretto e contenga gli obiettivi giusti. Si può procedere comunque con un referendum in cui vengono illustrati i due testi e far scegliere quello che si ritiene più idoneo.