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Juncker boccia la manovra italiana: “la Francia può fare come vuole, gli italiani no”

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L’Unione Europa ha bocciato il Def del Governo guidato da Giuseppe Conte. Lo ha fatto con una lettera scritta dal vicepresidente della Commissione europea, Valdis Dombrovskis, e dal titolare agli Affari economici Ue Pierre Moscovici che hanno definito il Def «una deviazione significativa dal percorso di bilancio indicato dal Consiglio Ue il che è motivo di seria preoccupazione».
«Ci aspettavamo che questa manovra non piacesse a Bruxelles, adesso inizia la fase i discussione con la commissione europea ma deve essere chiaro che indietro non si torna. Non c’è nessun piano B». E’ stata questa la reazione del vicepremier Luigi Di Maio.
«Questa manovra deve ripagare il popolo italiano di tanti torti subiti» ha ribadito il  il vicepremier per il quale  «ci sarà  una interlocuzione nei prossimi mesi e nelle prossime settimane, apprezzo il fatto che questa lettera sia stata mandata a mercati chiusi e ora abbiamo tutto il weekend per discutere di questa lettera a mezzo stampa». Di Maio ha sottolineato: «Saremo compatti e faremo lavoro di squadra  per spiegare alla Commissione europea che gli italiani hanno bisogno di queste misure che non sono spot ma finalmente cambiamo la vita delle persone».
 
 Di Maio ha aggiunto: «Non sono venuto qui per alzare i toni con l’Europa perché, diciamolo chiaro, questa Europa è finita», sopravvivrà ancora «pochi mesi». Nelle prossime elezioni europee ci si aspetta «un terremoto» politico in Europa proprio «come c’è stato un terremoto con il voto in Italia». Così, voci che oggi fanno fatica a farsi ascoltare in Europa avranno, dopo le europee, «il quadruplo della forza avuta in questi anni».
 
 Il presidente della Commissione  Jean-Claude Juncker , in un’intervista al quotidiano viennese Der Standard, precisa che «non ho paragonato l’Italia alla Grecia», ma certamente «l’Italia si trova in una situazione difficile». Juncker ha aggiunto: «Non spetta alla Commissione» entrare nel merito delle misure inserite in manovra come la flat tax o il reddito di cittadinanza ma spetta ai politici italiani impostare misure che consentano all’Italia di rimanere entro gli obiettivi di bilancio concordati», ha detto il presidente della Commissione europea ribadendo che se tutti chiedessero una deroga alle regole l’euro sarebbe in pericolo»
Tuttavia duee anni fa lo stesso presidente dell’esecutivo dell’UE Jean-Claude Juncker ammise che la Commissione europea aveva dato un margine di libertà alla Francia sulle regole fiscali. Nel 2015 il braccio esecutivo dell’UE diede alla Francia altri due anni per portare il suo disavanzo al di sotto del 3 per cento del PIL, anche se Parigi sembrava mancare gli obiettivi concordati. Alla domanda sul perché la Commissione, in diverse occasioni, abbia chiuso un occhio sulle infrazioni francesi, Juncker ammise in un’intervista che loa fatto “perché è la Francia“.

Conosco bene la Francia, i suoi riflessi, le sue reazioni interne, le sue molteplici sfaccettature” disse Juncker, aggiungendo che le regole fiscali non dovrebbero essere applicate “alla cieca“. La Commissione  concesse il massimo margine di manovra anche all’Italia nel 2016 nonostante il debito di Roma fosse superiore ai limiti concordati e non diminuiva. Ma governava il PD di Matteo Renzi.

Sulla differenza di trattamento da parte della Ue è recentemente intervenuto il Ministro per gli Affari Europei Paolo Savona:  “Si sente ripetere che la Francia può programmare un deficit di bilancio per il 2,8% del suo PIL, mentre l’Italia non potrebbe, perché il suo debito pubblico è inferiore al nostro. Queste affermazioni sono fuori da ogni schema logico di macroeconomia e paiono frutto di ideologia e superficiale valutazione della realtà. La Francia ha un doppio (twin) deficit, di bilancia estera e pubblica, accompagnato da un aumento dei prezzi al consumo che ha recentemente superato il tetto stabilito dalla BCE.
 
Unica nei principali paesi dell’area euro, il suo disavanzo estero di parte corrente è dell’1,1% del PIL, seguita solo dalla Grecia con il con l’1,2%. Vive cioè al di sopra delle proprie risorse. Il suo deficit di bilancio pubblico è del 2,4%, a livello di quello preventivato per il 2019 dall’Italia, attualmente al 2%. I dati sono quelli del The Economist che sono ben standardizzati per i confronti internazionali. Questa condizione richiederebbe una stretta fiscale, ma il saggio di crescita reale della Francia è nell’ordine dell’1,7%, leggermente superiore al nostro, comunque insufficiente per affrontare la sua disoccupazione del 9,2%, non discosta dal 10,4%dell’Italia; ha dovuto pertanto scegliere se procedere nella direzione della stretta fiscale o puntare alla ripresa produttiva.
 
Si può discutere se ha scelto di attivare lo strumento adatto, ossia la riduzione delle tasse, ma si deve ritenere che, se ha deciso di aumentare il deficit pubblico, la sua scelta è comprensibile, pur essendo conscia che il risultato sarà un peggioramento dei due deficit. Essa porta quest’onere a carico del resto del mondo assorbendo risparmio estero.
 
L’Italia ha invece un avanzo di parte corrente sull’estero del 2,5%, vive cioè al di sotto delle sue risorse, e ha un 2% per cento di deficit pubblico. La concezione più elementare di politica economica suggerisce di espandere la domanda interna; secondo i canoni più classici anche “scavando fosse o costruendo piramidi”. Intende invece affrontare la sua crisi di crescita, attualmente la più bassa dei principali paesi dell’eurozona, puntando a un mix tra investimenti, per stimolare la crescita, e spese correnti per combattere, in particolare, la povertà e la disoccupazione giovanile. Essa non chiede di assorbire risparmio estero, ossia portare il peso dell’aggiustamento sugli altri.
 
Anche per l’Italia si può discutere se ha scelto gli strumenti adatti, ma la discussione deve avvenire nel quadro della dinamica politica che deve affrontare“.