Home Cronaca “Tre stranieri e un italiano. Forse gli inquirenti sanno già i nomi”

“Tre stranieri e un italiano. Forse gli inquirenti sanno già i nomi”

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Lo si era capito fin dal principio. Un solo rapinatore che parla, gli altri che non dicono una parola. L’ipotesi più plausibile era che non volessero fornire un elemento di riscontro per le indagini: l’accento straniero. Era chiaro quindi, ma a la precauzione è servita a poco. La banda che ha aggredito la famiglia Martelli a Lanciano potrebbe essere composta da un italiano, della provincia di Foggia e da tre stranieri dell’Est Europa. E’ quanto si apprende da ambienti investigativi. Nelle prime ore ha prevalso la prudenza e, si direbbe, il politicamente corretto. Se si può evitare di fare riferimento agli stranieri  meglio no? Tutti lo pendavano, qualcuno ne ha avuto la certezza. Ma era meglio non parlarne fino a quando non diventava inevitabile. Tra le altre indiscrezioni trapelate, risulta che la rapina avvenuta a Lanciano ai danni di Niva Bazzan e Claudio Martelli, presenta analogie significative con un altro colpo verificatosi a San Vito, sempre in provincia di Chieti lo scorso marzo. Un rapina non meno brutale: i banditi tagliarono un dito al commerciante Domenico Iezzi, 73 anni.
Intanto Niva Bazzani riuscita a raccontare quello accaduto nella notte tra sabato e domenica in casa. In pochi istanti la donna ed il marito sono precipitati in un incubo: lui pestato a sangue e lei che si ritrova improvvisamente l’orecchio tagliato, con ferocia, senza motivo:
 
«Stavo dormendo nella mia camera, quando sono stata svegliata a ceffoni. Poi mi hanno scaraventata a terra. Mi hanno legata e mi hanno messo dello schotch sulla bocca. E subito mi hanno trascinata nella camera dove c’era mio marito. Lui aveva le mani e i piedi legati con il cavo del computer.Ci dicevano “vi facciamo a pezzettini se non ci dite dov’è la cassaforte”. Ho visto il volto di Carlo pieno di lividi. E continuavano a prenderlo a pugni in faccia, perché lui diceva che la cassaforte in casa non c’era. Poi se la sono presa con me: ricordo che non ho sentito dolore mentre mi tagliavano un pezzo dell’orecchio destro. Anche perché mi stavano strappando lo scotch dalla bocca. È stato il più cattivo dei quattro a tagliarmi l’orecchio, quello che parlava bene l’italiano, non ha avuto nessuna pietà, era molto arrabbiato, continuava a chiedere della cassaforte, diceva che loro sapevano tutto di noi. Vi uccido, vi uccido, continuava a dire. In mano aveva un coltello affilatissimo con la lama a mezzaluna e il manico di legno. Lo ricordo bene, purtroppo…»
 
Il danno subito dalla donna è irreparabile: «Per quanto attiene al danno al padiglione auricolare – dice una nota della Asl – non è stato possibile procedere alla ricostruzione, per via del lembo in avanzata necrosi».
 
«Malgrado continuassi a dire loro che la cassaforte non c’era, quello – continua a raccontare – il più cattivo, non voleva crederci e ci minacciava. Ma io e mio marito siamo solo due pensionati, in casa abbiamo pochi contanti, quando ci servono usiamo il bancomat. Più di dieci anni fa, in nostra assenza ci rubarono in casa e portarono via il poco oro che avevo. Da allora compro solo bigiotteria». Moglie e marito sono ancora ricoverati all’ospedale di Lanciano, lei in terapia intensiva cardiologica, lui in chirurgia. Ieri mattina i medici li hanno fatti incontrare: Prima di farla scendere dall’Unità coronarica, vengono fatti sgomberare i corridoi dell’ospedale Renzetti di Lanciano. Perché lei non vuole incontrare alcuno, neppure le amiche, che la cercano. È sconvolta. Basta sfiorarla perché sobbalzi. “Ci siamo dati un bacino a fatica, inchinandoci un po’ lui è un po’ io, date le condizioni“, ha raccontato Niva “E ci siamo detti semplicemente: siamo vivi“. Illeso il figlio Stefano, disabile, che dormiva in un’altra stanza: “Almeno in questo hanno ascoltato le nostre suppliche”, ha spiegato “Mentre già avevano preso a pugni mio marito, abbiamo indicato loro la carrozzella di Stefano e li abbiamo pregati di lasciarlo in pace. Il loro obiettivo era la cassaforte”.
Una tragedia, quella di Lanciano, accaduta in un giorno più sbagliato di altri poche ore prima della presentazione, a Palazzo Chigi, del decreto Immigrazione e Sicurezza. Un provvedimento già inviso al PD che spera in una bocciatura da parte del Presidente Mattarella, per dubbi di costituzionalità