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«Il PD merita l’estinzione, non si presenti alle Europee. Come segretario serve uno psichiatra»

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Un PD che parla di allarme razzismo per delle uova tirate ad un’atleta, Daisy. Notizia falsa, a tirarle era stato il figlio di uno di loro.  Un PD che crede di fare opposizione parlando di una catastrofe umanitaria sulla Diciotti, con i migranti liberi e in buona salute pochi giorni dopo. Notizia falsa e stucchevole, si direbbe. Un PD che pensa alle Ong e sembra non pensare a nient’altro, che tollera gli insulti si Saviano e di Toscani ad un Ministro, non dice una parola sulle offese che i Commissari Ue  i burocrati Onu, il presidente Macron e altri con stipendi da capogiro rivolgono all’Italia. Un PD che non ha voglia di parlare di ponti, nè di aerei ma afferma pubblicamente di voler solo trovare un modo per far cadere questo Governo. E rimpiazzarlo con cosa non si sa, magari un altro governo tecnico, con Mario Monti che improvvisamente è ricomparso da nulla. Sarò un caso. E intanto c’è lo Special One che fa il battitore libero in una partita tutta sua. Perchè forse si annoia, questo è il problema, e pensa con una stretta al cuore agli occhioni adoranti delle ministre, quando lui era lì, a Palazzo Chigi. Erano giovani e belle e tutto poteva accadere, quando il leader diceva frasi ad effetto e senza senso, un giorno sì e l’altro anche. Provateci voi a tornare a casa, a lasciarvi alle spalle i tailleurs e le gambe accavallate delle ministre, e a farvene una ragione.

Ma è inutile pensare al PD, ormai, dice l’ex Ministro dello Sviluppo Economico del Governo Gentiloni, Carlo Calenda. Il PD è morto. Calenda aveva organizzato una cena di vertice per concordare una strategia di opposizione. E’ stato come invitare degli alcolisti ad un party a base di acqua minerale. Nessuno si è presentato. Calenda è amareggiato al punto da dire, in diretta a Circo Massimo, su Radio Capital, che ai dirigenti del PD «non importerà» di perdere le prossime elezioni europee e regionali: «Quello che importa a loro è il congresso. Sta diventando un posto in cui l’unico segretario che si dovrebbe candidare è il presidente dell’associazione di psichiatria».

Un partito che, per Calenda, «merita l’estinzione. Sono convinto – osserva l’ex ministro – che alle prossime europee il PD non ci debba essere. Serve un fronte repubblicano, progressista, che recuperi la parte di parte di classe dirigente locale e nazionale capace ma che spazzi via un partito che ha come unico obiettivo quello di spartirsi una torta sempre più piccola tra dirigenti che sono usurati, che pensano solo a questo dalla mattina alla sera».

Calenda spiega che l’invito a cena «nasceva non per fare una strategia congressuale, ma banalmente per ricostruire un rapporto tra Gentiloni e Renzi, e soprattutto per cercare di compattare un gruppo per fare opposizione in maniera strutturata. Poi sono partite cose surreali, tipo Zingaretti che invita un operaio e uno studente, che non c’entra niente. Uno degli invitati alla cena, Gentiloni, appoggia Zingaretti. Quindi non era una cena contro Zingaretti. Il focus della cena era come fare opposizione, non un Congresso. Poi gli altri del PD, uno dice che sta a dieta, l’altro che organizza un panino… insomma, è diventata una buffonata. Anzi, un’abbuffata di parole, in pieno stile di autolesionismo del PD».

Il primo a defilarsi, dopo aver accettato l’invito, è stato l’ex premier Matteo Renzi, spiega un Calenda ancora incredulo «Ha risposto tramite retroscena, dicendo che non sarebbe venuto perché lui si occupa dei destini dell’universo del paese e quindi non se ne frega niente di andare a una cena. Renzi per anni ha detto di essere contrario ai caminetti ma con lui c’era un caminettino: lui, Lotti e la Boschi. Non so bene quale sia l’interesse di Renzi, che da molto tempo ti dice A e poi fa B. Penso che se dici ‘io ci sarò’ e poi fai uscire certi retroscena è un modo di fare non serio, a cui ormai sono abituato da mesi. Con Gentiloni e Minniti parlo continuamente. Nel PD c’è un’entità, che si chiama Renzi, che non si capisce cosa voglia fare e che va avanti per conto suo. Il quadro è drammatico, ed è drammatico perché nessuno parla con nessuno, non ci si fida di nessuno, qualunque iniziativa viene presa come un’aggressione contro altri. Basti pensare che Gentiloni e Renzi non si parlano dal 4 marzo».

«L’unica cosa che vuole fare il PD in questo momento è una resa dei conti fra renziani e antirenziani in vista di un congresso che doveva esserci, per me, settimane fa, e tutto sarà paralizzato in questa cosa di cui al paese non frega nulla. Nel frattempo, l’opposizione si fa in ordine sparso. Ma se rispetto alla situazione generale la reazione del partito di opposizione è questa come facciamo a stupirci che stiamo al 16%?» Calenda è un nuovo arrivato nel PD e questo sembra non avergli giovato: «Mi sono iscritto, ho fatto proposte, e non è servito a nulla. Non sento il segretario del PD da due mesi, quando è andato a Taranto non ha fatto neanche un colpo di telefono».

Insomma, a conti fatti un partito di buffoni, secondo Carlo Calenda. Ma forse no. Vediamo come va a finire con la storia dei cospiratori russi: una roba così grave che, secondo Matteo, potrebbe fatto cadere il Governo. Aspettiamo.