Home Spettacolo e Gossip Luisa Ranieri: “I migranti hanno gli occhi dei nostri nonni”

Luisa Ranieri: “I migranti hanno gli occhi dei nostri nonni”

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Non ci sono solo gli insulti di Roberto Saviano. C’è anche la moral suasion che vene dal corpo e dallo sguardo di Luisa Ranieri. Per contrastare il brutale razzismo degli italiani e del Governo che hanno avuto l’ardire di votare, umiliando il PD, ogni mezzo è valido: Fabrizio Corona, Quirinale, Mario Balotelli, Procura di Agrigento, Toscani, Onu, Vauro, Famiglia Cristiana.

E ora è arrivato il momento della fiction tv con finalità educative, tra uno spot ed un altro. E’ il destino già segnato de “La vita promessa” nuovo sceneggiato Rai firmato da Ricky Tognazzi, La protagonista è Carmela interpretata da Luisa Ranieri che la descrive così “È una che prende i suoi figli e si imbarca in cerca di una speranza, una donna che sbaglia molto, egoista, possessiva, molto lontana da me ma anche una donna che ama molto. Una donna per ricordarci che anche noi eravamo poveri migranti, cosa che troppo spesso oggi ci dimentichiamo. In loro vedo gli occhi dei nostri nonni”.

Parole, certamente ben spendibili contro la politica migratoria del Governo, che le hanno fatto guadagnare la copertina di Famiglia Cristiana che preferisce parlare di lei piuttosto che dello scandalo pedofilia nella Chiesa. E’ meglio apparire sensibili, no? Stessa sensibilità la mostra Ricky Tognazzi che descrive lo sceneggiato con queste parole:
Racconta anche la storia con la “esse” maiuscola, quella dei tanti nostri connazionali che, per sopravvivere alla fame, hanno abbandonato ai primi del ‘900 la loro terra e i loro affetti, per affrontare un destino difficile e sconosciuto. L’aspetto che più mi ha colpito ed è stato determinante per accettare questa grande sfida è stato, senza dubbio, il luminoso riflesso dell’attualità, in questa storia di altri tempi, di un’epoca in cui è il nostro Paese ad essere diventato, per molti popoli provenienti dall’Africa, la porta principale per quella terra promessa che oggi si chiama Europa”

 
“È stata, infatti, un’esperienza forte leggere le sceneggiature – commenta Tognazzi – mentre sui giornali e su tutti i media rimbalzavano le storie e i volti dei profughi eritrei, siriani, dei paesi sub-sahariani che si confondevano nella mente con quelli dei protagonisti della storia che sentivo, ora, l’urgenza di raccontare“. Ricky Tognazzi che sottolinea ancora: “Gian Antonio Stella scrive a proposito degli italiani emigrati in America nei primi del ‘900: “…Eravamo così sporchi che ci era interdetta la sala d’aspetto di terza classe. Quando gli “albanesi” eravamo noi, ci pesavano addosso secoli di fame, ignoranza, stereotipi infamanti. Quando gli “albanesi” eravamo noi, era solo ieri.

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