Home Cronaca I giudici di Genova: “Togliete tutti i soldi alla Lega, immediatamente”

I giudici di Genova: “Togliete tutti i soldi alla Lega, immediatamente”

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Non solo disumani nel modo in cui fermano i migranti, al punto che i loro leader rischia – teoricamente – 30 anni di galera. Ma anche ladri. Tutto si può dire alla Sinistra tranne di non saper intuire le decisioni della Magistratura nei confronti degli avversari politici. Da Botteghe Oscure in avanti è sempre andata così. Ed è successo ancora. Se non è talento puro e preveggenza, questa. Le opinioni del PD sulla Lega e sul loro leader sono state confermate nei giorni scorsi dai giudici di Agrigento per il caso della Nave Diciotti, oggi da quelli di Genova per la vicenda dei rimborsi elettorali. Il Tribunale del Riesame di Genova ha accolto il ricorso della Procura sul sequestro dei fondi della Lega in relazione alla truffa ai danni dello Stato, stimata in 49 milioni, per rimborsi elettorali non dovuti dal 2008 al 2010 per cui sono stati condannati in primo grado Umberto Bossi, l’ex tesoriere Francesco Belsito e tre ex revisori dei conti. Al momento, i fondi sequestrati ammontano a circa 3 milioni e ora nelle casse del partito ci sono poco più di 5 milioni. «In caso di condanna siamo finiti», aveva avvertito la settimana scorsa il sottosegretario leghista Giorgetti Giorgetti.
Il tribunale del Riesame ha delegato direttamente il pubblico ministero ad eseguire il sequestro preventivo, ai fini di confisca, dei fondi della Lega. I giudici hanno stabilito che potranno essere bloccate le somme presenti e anche quelle che confluiranno in futuro sui conti correnti e sui depositi bancari intestati o riferibili al Carroccio fino al raggiungimento dei circa 49 milioni provento della presunta truffa.
 
 
La Lega potrebbe ora impugnare la decisione e ricorrere ancora in Cassazione, che ad aprile aveva già rinviato al Riesame il caso dopo aver accolto la richiesta della Procura di poter sequestrare fondi del Carroccio, oltre a quelli già trovati. «È una vicenda del passato, sono tranquillo», ha detto Matteo Salvini, leader della Lega, saputo l’esito della sentenza, «gli avvocati faranno le loro scelte: se vogliono toglierci tutto facciano pure, gli italiani sono con noi». E ha poi aggiunto: «Spero che la procura di Genova impegni il suo tempo sul disastro dell’austrostrada». Parole a cui il procuratore Cozzi ha replicato: «Non ho nulla da rispondere. Non entro nelle polemiche. So solo che dalle 11.40 del 14 agosto stiamo lavorando senza sosta alle indagini per il crollo del ponte». Il premier Giuseppe Conte, invece, non ha voluto commentare: «Non commento un provvedimento giudiziario ma mi limito a prendere atto che un provvedimento così creerà difficoltà alla Lega. Non ritengo che avrà ripercussioni sul governo».«C’è una sentenza, le sentenze si rispettano» commenta l’altro vicepremier, Luigi Di Maio, per nulla imbarazzato dal verdetto del Riesame: «I fatti risalgono ai tempi di Bossi, riguardano una fase precedente a quella di Salvini» afferma, escludendo ricadute sulla tenuta della maggioranza.
 

Nelle motivazioni con cui il tribunale del Riesame ha detto sì al sequestro dei fondi della Lega si legge che i sequestri possono avvenire sulle somme che «periodicamente confluiscono sui conti» riconducibili al partito. «L’unico limite previsto dalla legge – si legge – per l’apprensione delle somme indicate nel decreto di sequestro preventivo è costituito dall’importo dell’arricchimento indebito fino a concorrenza del profitto del reato indicato nella sentenza di condanna, definito nella sentenza di rinvio come `disponibilità monetarie in capo alla percepente Lega Nord che si sono accresciute del profitto del reato´, importo fino al raggiungimento del quale il sequestro conserva tutti i suoi effetti anche mediante successive apprensioni delle somme che periodicamente confluiscano sui conti ad essa riferibili».
 
 
Ieri, gli avvocati del partito avevano presentato una consulenza per dimostrare che i soldi che il Carroccio ha attualmente in cassa ora sono «contributi di eletti, donazioni di elettori e del 2 per mille della dichiarazione dei redditi». Per i legali si tratta di «somme non solo lecite ma che hanno anche un fine costituzionale: consentono al partito di perseguire le finalità democratiche del Paese – sostengono -. Dire che sono profitto del reato è un non senso giuridico». Il procuratore Francesco Cozzi aveva annunciato che nel caso in cui il Riesame avesse accolto la decisione della Cassazione avrebbe chiesto l’immediato sequestro dei fondi. Di fronte all’ipotesi di creazione di un nuovo partito unico del centrodestra, ventilata nei giorni scorsi dal Carroccio, il magistrato ha ammesso che potrebbero esserci dei limiti alla somma da confiscare. Ipotesi però smentita seccamente dal leader Matteo Salvini: «Non facciamo politica in base alle sentenze, il nostro nome non si tocca».
 
«Le sentenze per me non si commentano ma si rispettano sempre. Nessuno può sentirsi al di sopra della legge per le funzioni che ricopre o il consenso che ha». Lo ha dichiarato il coordinatore nazionale di Mdp, deputato di Liberi e uguali, Roberto Speranza interpellato da Radio Uno sul ricorso accolto dal tribunale del Riesame di Genova sul sequestro dei fondi alla Lega. Mariastella Gelmini, capogruppo di Forza Italia alla Camera dei deputati, via Twitter ha detto invece: «#fondiLega Solidarietà agli amici ed alleati del Carroccio. Trovo ingiusto che un movimento politico paghi un conto così salato a causa di comportamenti personali di ex dirigenti. Una comunità non può rispondere di colpe dei singoli. Non si può sequestrare un partito @?matteosalvinimi?». Per il presidente dei senatori pd Andrea Marcucci, sempre su Twitter: «Parla bene e razzola molto male. Ora non ha più giustificazioni. La Lega restituisca allo Stato 49 milioni», aggiungendo l’hashtag #legaladrona. Maurizio Lupi, coordinatore nazionale di Noi con l’Italia, ha al contrario dichiarato: «Non s’è mai visto un tribunale che cancella di fatto un partito politico. Tutta la mia solidarietà alla Lega e a Matteo Salvini. Quello che sta succedendo in Italia è un vulnus alla vita democratica. Anche i più acerrimi nemici della Lega dovrebbero insorgere contro questa palese ingiustizia, anche se sancita da un tribunale».