Renzi finanziato dalle lobby, che fanno cadere il ponte di Genova. Una tesi che ucciderebbe, politicamente, un cavallo. Dopo l’affare Air Force “Renzi” il vicepremier e Ministro del Lavoro Luigi Di Maio rischia di diventare qualcosa di più di un incubo per Matteo Renzi. L’ex premier ha preso di petto il Decreto Dignità del Governo, nel dibattito in Senato e, sopratutto con tweets e dirette social. Di Maio da parte sua ha assestato un colpo quasi mortale facendo da Cicerone nel nuovo aereo governativo, voluto da Palazzo Chigi durante la presidenza Renzi. Il problema per l’ex segretario è che la grandeur un po’ provinciale di quel velivolo combaciava quai alla perfezione con l’immagine che Renzi ha dato di sè, così che l’ombra ingombrante di quella fusoliera Matteo non riesce a scrollarsela di dosso, per quanto abbia tentato di rielaborare l’incubo riducendolo a dimensione di un modellino, nel suo ufficio del Senato.

L’aereo poteva bastare. Ma dopo è arrivata la questione della beneficenza in Africa. Un giro di donazioni non andate sempre a buon fine. Renzi non c’entra ma il marito di sua sorella sì. E questo fa male, anche se non è stato Di Maio a puntare il dito. E’ la Procura di Firenze che insiste. Da due anni. Troppi per Matteo. La vicenda non è chiusa, ancora. Potevano bastare due storie come queste. E invece no, crolla il ponte di Genova. Si parla di Società Autostrade, dei Benetton, dei precedenti governi. E si torna a fare il nome di Renzi, a torto o a ragione. E a colpire duro su Matteo è ancora lui. Luigi Di Maio. Se si pensa alle sconfitte elettorali, alla perdita di Palazzo Chigi e della Segreteria, quasi vengono in mente le parole di Francesco Ferrucci: “Tu uccidi un uomo morto” se non fosse che Matteo Renzi non si sente affatto morto. Neanche politicamente.

Il governo in queste ora ha annunciato più volte la revoca della concessione ad Autostrade. La società ha fatto sapere di aver sempre agito in modo corretto e ha assicurato la ricostruzione del ponte in cinque mesi. Non è bastato. La Società Autostrade per l’italia e i Benetton sono stati travolti dall’indignazione per quel crollo mentre il Ministro per lo Sviluppo Economico, Luigi Di Maio, ha colpito duro ancora una volta, come riportato da Il Giornale: “Da oggi le lobby di questo Paese sanno che se lavorano con lo Stato Italiano e non rispettano le regole, noi gli revochiamo le concessioni – ha affermato -. Non gli facciamo le proroghe e le norme di notte, come si faceva prima. Ricordiamoci che nello sblocca italia, nel 2015, fu inserita una ‘leggina’ nella notte che prorogava le concessioni ad Austrade per l’Italia in barba a qualsiasi regola sulla concorrenza“.

E già questo sarebbe potuto bastare. Ma non è bastato. E qui Di Maio è stato ancora più esplicito, come riportato da Askanews: “Non abbiamo solo un problema con quelle convenzioni e quei contratti, ma anche relativo al fatto che quando sono scaduti i termini sono stati prorogati, in passato, perché si finanziavano legalmente le campagne elettorali a destra e a manca. A me non l’ha pagata Benetton e quindi abbiamo la libertà di poter recedere da questi contratti”.

Il nome di Renzi non è stato fatto; all’ex premier non sono fischiate le orecchie. Sono sanguinate. “Chi come Luigi Di Maio dice che il mio governo ha preso i soldi da Benetton o Autostrade è tecnicamente parlando un bugiardo. Se lo dice per motivi politici invece è uno sciacallo” ha replicato l’ex premier, come riportato da Il Corriere della Sera, che nega di aver ricevuto donazione dai Benetton: “In entrambi i casi la verità è più forte delle chiacchiere: il mio governo non ha preso un centesimo da questi signori, che non hanno pagato la mia campagna elettorale, né quella del PD, né la Leopolda. Utilizzare una tragedia per attaccare gli avversari, mentendo, dà il senso della caratura morale e politica del vicepresidente del Consiglio“.

Probabilmente Renzi ha ragione. Il problema, ora, è che la maggior parte degli italiani pensa che Renzi sia cento vote più bugiardo di Di Maio. E una ragione ci deve essere.

Fonti: Il Giornale, Askanews, Il Corriere della Sera, One Media Video

 

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