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La tristezza di Genova nelle parole di Luca Bizzarri: “Sono in ginocchio. E nessuno pagherà”

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Era rimasto Luca Bizzarrisenza parole” dopo il crollo del ponte Morandi e aveva detto: “Ci aspettano lacrime, poi tempi duri e difficili”.  Con il passare delle ore è riuscito a riorganizzare le idee e a comunicare il proprio stato d’animo. Una sensazione di tristezza per una città, la città che lui ha conosciuto e dove è cresciuto non sarà più la stessa, dopo quel crollo.

Per Luca Bizzarri e milioni di genovesi e liguri. Perchè l’impatto sarà devastante. Genova dovrà fare i conti con quello che diventerà un incubo quotidiano: spostarsi, andare a lavorare, raggiungere da est i quartieri che stanno a ovest e viceversa sarà, difficile, in una città divisa in Ponente e Levante, stretta com’è tra i monti e il mare. La perdita di quel ponte significa la rottura con una quotidianità difficile ma che diventerà quasi impossibile con una viabilità improvvisamente nel caos, che rischia di avere ricadute pesantissime sull’economia della città. Quel ponte collegava Genova con la Francia e la Liguria di Ponente. Genova sente la paura, lunga e incombente come l’ombra di quel ponte. Che non c’è più.

Luca Bizzarri ha espresso questo stato d’anima d’incertezza e malinconia e voglia di non mollare con parole toccanti:

Dice il Sindaco che la città non è in ginocchio, ed è giusto che lo dica. Io però lo sono. Lo sono da oggi, da quando mi è arrivato il primo messaggio, da quando ho capito. Lo sono perché stasera a Genova c’è silenzio, perché non so cosa fare, dove stare. Sono in ginocchio perché su quel ponte, attraverso di lui, ho lasciato mille volte casa e mille volte sono tornato. L’ultima ieri sera. 
Sono in ginocchio perché leggo lacrime, accuse, e “pagheranno tutti caro” e so già che non pagherà nessuno semplicemente perché i colpevoli sono tanti, sono troppi. 
E allora resto in ginocchio, per un po’, e sono felice che ci sia chi mi dice di rialzarmi subito. Ma ci resto, perché se prendi un pugno così forte fai bene a stare un po’ giù, a riordinare le idee. 
Resto giù, in ginocchio, perché ho un’idea che mi gira in testa che sicuramente è sbagliata, dettata dallo sconforto, dalla tristezza.
Ci rialzeremo. Non saremo meglio, saremo così“.

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